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L.R. 14 febbraio 1989, n. 15 ([1])

Norme per l'organizzazione e la gestione di interventi e servizi socio-assistenziali in favore di minori. ([2])

Indice

TITOLO I Disposizioni generali

Art. 1 Finalita'.

Art. 2 Principi.

Art. 3 Modalita' di attuazione.

Art. 4 Oggetto.

Art. 5 Soggetti.

Art. 6 Destinatari.

TITOLO II Funzioni socio-assistenziali

Art. 7 Ufficio di Servizio e Segretariato sociale.

Art. 8 Assistenza economica.

Art. 9 Assistenza ai minori nei rapporti con l'Autorita' giudiziaria.

Art. 10 Affidamento familiare.

[Art. 11 Centro di pronto intervento

Art. 12 Assistenza domiciliare.

Art. 13 Centro diurno.

Art. 14 Soggiorno di vacanza.

Art. 15 Gruppo famiglia.

Art. 16 Comunita' alloggio.

Art. 17 Istituto educativo-assistenziale.

TITOLO III Gestione e finanziamento dei servizi

Art. 18 Forme di gestione.

Art. 19 Modalita' di finanziamento.

TITOLO IV Organismi ausiliari regionali

Art. 20 Consulta regionale di tutela e difesa dei minori.

Art. 21 Osservatorio permanente della condizione minorile.

TITOLO V Disposizioni finali

Art. 22 Abrogazione di norme.

Art. 23 Urgenza.

 

TITOLO I
Disposizioni generali

Art. 1
Finalita'.

La Regione promuove e favorisce interventi e servizi socio-assistenziali in favore di minori, diretti a prevenire e superare situazioni di bisogno e di emarginazione, fino al completo reinserimento nella vita di relazione familiare e sociale.

A tale scopo, con la presente legge, la Regione detta norme per l'organizzazione e la gestione delle attivita' e dei servizi socio-assistenziali rivolti a minori, che manifestano particolari bisogni di assistenza, di protezione e di educazione.

La Regione, inoltre, promuove studi e ricerche per l'acquisizione di conoscenze adeguate della condizione minorile, segnatamente negli aspetti di particolare bisogno e/o emarginazione. Sulla scorta di tale indagine conoscitiva, la Regione promuove e favorisce gli opportuni provvedimenti diretti a prevenire e superare l'insorgenza delle condizioni sopra citate.

Art. 2
Principi.

L'organizzazione, la programmazione e la gestione delle attivita' svolte nell'esercizio delle funzioni, di cui alla presente legge, si uniformano ai seguenti principi:

a) preminenza del momento preventivo, al fine di impedire l'insorgenza di situazioni di bisogno, di emarginazione e di disadattamento sociale;

b) impegno, nelle situazioni di rischio e di disagio, ad adottare misure tendenti a sostenere il nucleo familiare per evitare lo sradicamento del minore dalla famiglia o dalla comunita' locale, al fine di limitare gli interventi di temporanea assistenza presso istituti ai soli casi di assoluta necessita';

c) uguaglianza di prestazioni commisurate al bisogno, prevedendo differenziazioni dei servizi solo in relazione alla specificita' delle esigenze.

Art. 3
Modalita' di attuazione.

In attuazione dei principi sopra definiti, la Regione:

a) coordina e potenzia le idonee strutture socio-assistenziali esistenti nel territorio ed organizza, integra ed utilizza le risorse offerte dal volontariato e dalla cooperazione;

b) assicura una costante e particolare attenzione alla formazione del personale sanitario e socio-assistenziale preposto ai servizi di cui sopra attraverso aggiornamenti periodici;

c) favorisce forme di assistenza legale nei confronti di minori i quali intendano autonomamente iniziare un'azione legale a loro tutela;

d) favorisce, inoltre, ogni intervento organizzativo affinche' il minore mantenga validi rapporti con i membri del nucleo familiare eventualmente sottoposti, da parte dell'Autorita' giudiziaria, a provvedimenti restrittivi della liberta' personale;

e) promuove l'informazione degli utenti sulla natura, la funzione e la finalita' dei servizi esistenti sul territorio.

Art. 4
Oggetto.

Le attivita' ed i servizi socio-assistenziali in favore di minori, disciplinati dalla presente legge concernono:

a) le funzioni gia' di competenza degli enti locali in forza di disposizioni di legge antecedenti il decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616.

b) le funzioni trasferite ai Comuni dall'art. 25 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616 e gia' svolte dagli Uffici centrali e periferici dell'amministrazione dello Stato, della Regione, nonche' dagli Enti nazionali di assistenza di cui alla tabella b) del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, compresa la nota aggiuntiva;

c) ogni altra funzione assistenziale attribuita agli Enti locali con legge dello Stato.

Art. 5
Soggetti.

Le funzioni di cui al precedente articolo sono esercitate dai Comuni singoli o associati, i quali, fatti salvi gli obblighi di propria competenza, limitatamente alla gestione degli interventi e dei servizi socio-assistenziali in favore di minori portatori di handicap, si avvalgono delle Unita' locali socio-sanitarie ai sensi della L.R. 20 giugno 1980, n. 60, come modificata dalla L.R. 28 agosto 1981, n. 34.

Alle U.L.S.S. e' attribuita la competenza d'interventi e prestazioni socio-assistenziali a valenza sanitaria.

Le attivita' di assistenza alla maternita' ed all'infanzia, tuttora spettanti alle Province, comprese quelle esercitate a seguito dello scioglimento dell'O.N.M.I., operato a norma della legge 23 dicembre 1975, n. 698, possono essere affidate dalle Province ai Comuni singoli o associati, mediante stipula di apposite convenzioni.

Le convenzioni di cui al precedente comma devono prevedere:

a) l'affidamento ai Comuni singoli o associati delle attivita' assistenziali di competenza delle Province;

b) la messa a disposizione dei Comuni affidatari, da parte delle Province, del personale, dei beni e delle risorse finanziarie gia' destinati alle Province stesse alle attivita' di cui alla precedente lettera a);

c) la corresponsione, da parte delle Province, per le attivita' affidate ai Comuni, di somme non inferiori, in ciascun anno, a quelle impegnate nell'anno precedente per le medesime attivita', aumentate della stessa percentuale di incremento applicata nel bilancio delle province medesime al complesso delle spese per acquisto di beni e servizi.

Art. 6
Destinatari.

Fruiscono dei servizi, delle prestazioni e degli interventi disciplinati dalla presente legge, in condizioni di uguaglianza, indistintamente tutti i minori, aventi la residenza nei Comuni della Regione Abruzzo, che manifestano particolari bisogni di assistenza, di protezione e di educazione, o che sono sottoposti a provvedimenti dell'Autorita' giudiziaria minorile, che impongano e che rendano necessari interventi e prestazioni socio-assistenziali, o infine, che si trovano nello stato di bisogno di cui al successivo comma.

Lo stato di bisogno e' determinato dalla sussistenza di almeno uno dei seguenti elementi:

a) insufficienza del reddito familiare, tale da non consentire il soddisfacimento delle esigenze minime vitali di tutti i membri del nucleo, allorquando non vi siano altre persone tenute a provvedere all'integrazione di tale reddito;

b) esistenza di circostanze, per le quali il minore venga a trovarsi solo, o situazioni in cui il nucleo familiare del minore non sia in grado di assicurargli la assistenza necessaria;

c) esistenza di circostanze, anche al di fuori dei casi previsti dalle precedenti lettere a) e b), a causa delle quali il minore solo o il suo nucleo familiare siano esposti a rischio di emarginazione.

In via d'urgenza, i minori stranieri e quelli temporaneamente presenti nei Comuni della Regione Abruzzo, fruiscono di assistenza per il tempo necessario al loro rientro nel luogo di provenienza, allorche' si trovino in situazioni di bisogno tali da esigere interventi non differibili.

TITOLO II
Funzioni socio-assistenziali

Art. 7
Ufficio di Servizio e Segretariato sociale.

I Comuni singoli e associati istituiscono, nell'ambito delle proprie strutture organizzative, apposito Ufficio di Servizio e Segretariato sociale.

Nell'ambito di tale Ufficio, ruolo preminente assume la funzione del Segretariato sociale che assicura l'informazione, l'orientamento sui servizi e sugli interventi esistenti nel territorio, nonche' sulle possibilita' e modalita' di utilizzo dei medesimi, nel rispetto della riservatezza e delle opinioni individuali degli utenti.

Tale Ufficio e' preposto all'organizzazione ed al controllo degli interventi socio-assistenziali svolti nell'ambito territoriale di competenza.

L'Ufficio di Servizio e Segretariato sociale assicura il collegamento con gli organismi della scuola, raccorda la propria attivita' con altre, strutture presenti nel territorio, quali i consultori familiari, i centri di igiene mentale e i centri medici di assistenza sociale (C.M.A.S.) e richiede, altresi', la collaborazione di strutture pubbliche di neuropsichiatria infantile esistenti nel territorio.

Art. 8
Assistenza economica.

Gli interventi di assistenza economica sono diretti al minore e al suo nucleo familiare che non dispongano di risorse sufficienti a garantire il soddisfacimento dei bisogni fondamentali o si trovino in occasionali situazioni di emergenza.

Gli interventi a carattere ripetitivo sono erogati per il tempo in cui permanga lo stato di bisogno e devono comunque essere coordinati con le altre forme di intervento eventualmente fruite.

Gli interventi di emergenza sono erogati per un tempo illimitato, allo scopo di fornire immediatamente i mezzi necessari al soddisfacimento dei bisogni fondamentali di vita.

Gli interventi a carattere ripetitivo sono erogati nelle seguenti misure e condizioni:

a) per un solo minore, l'importo mensile e' pari a quello della pensione sociale dell'I.N.P.S., di cui all'art. 26 della legge 30 aprile 1969, n. 153 e successive modificazioni ed integrazioni.
Per ogni minore oltre al primo, tale importo e' maggiorato nella misura del 40 per cento;

b) il reddito annuo del minore solo o del suo nucleo familiare, da qualsiasi fonte proveniente, sia pari o inferiore al reddito di cui al primo comma dell'art. 28 della legge 21 dicembre 1978, n. 843, fissato per il diritto alla pensione sociale dell'I.N.P.S. nella misura intera.
Tale limite di reddito e' maggiorato nella misura del 20 per cento per ogni minore oltre al primo;

c) l'intervento assistenziale e' corrisposto ai genitori esercenti la potesta' genitoriale o, in assenza dei genitori al titolare dei poteri inerenti alla potesta' parentale, che provvede all'educazione ed all'assistenza del minore che si trovi nelle condizioni di cui al primo comma del presente articolo.

Art. 9
Assistenza ai minori nei rapporti con l'Autorita' giudiziaria.

L'assistenza ai minori nei rapporti con l'Autorita' giudiziaria si attua mediante:

a) la segnalazione all'Autorita' giudiziaria dei casi di abbandono o di maltrattamento di minori o di cattivo esercizio della potesta' parentale sotto il profilo materiale e morale di disadattamento dei minori, nonche' di ogni altra situazione che possa risultare pregiudizievole per diritti e gli interessi dei minori;

b) la vigilanza sull'adempimento degli obblighi di segnalazione dei casi di affidamento di minori ad estranei, ai sensi dell'art. 9, sesto e settimo comma, della legge 4 maggio 1983, n. 184, nonche' degli obblighi di cui al quarto comma dello stesso art. 9 della citata legge;

c) lo svolgimento, su richiesta della Autorita' giudiziaria, delle indagini e degli accertamenti di ordine psicologico e sociale necessari ai fini dell'autorizzazione al matrimonio di minori, dell'affidamento della prole nei casi di separazione dei coniugi e di scioglimento e dichiarazione di nullita' del matrimonio, delle determinazioni in ordine all'esercizio della potesta' dei genitori, delle pronunce di decadenza della potesta' dei genitori o di reintegrazione in essa, dei provvedimenti da adottare nei casi di condotta dei genitori pregiudizievole ai figli, e di ogni altro provvedimento giudiziario in materia di filiazione;

d) la collaborazione con l'autorita' giudiziaria, relativamente alle indagini ed agli accertamenti da essa richiesti, e la promozione ed attuazione delle misure e delle attivita' inerenti ai procedimenti volti alla dichiarazione dello stato di adottabilita', dell'affidamento preadottivo e dell'adozione, ai sensi del titolo II della legge 4 maggio 1983, n. 184;

e) l'assistenza necessaria nei confronti dei minori interessati dai provvedimenti dell'Autorita' giudiziaria e le attivita' di sostegno alla famiglia di origine o agli affidatari.

Art. 10
Affidamento familiare.

L'affidamento etero-familiare di minori, la cui famiglia sia anche temporaneamente impossibilitata o inidonea a provvedere alla loro educazione e istruzione, e' disposta, con il consenso di chi esercita la potesta' o la tutela, sentito il minore interessato, presso famiglie o persone singole o comunita' di tipo familiare che siano riconosciute idonee alla loro accoglienza.

L'assistenza inerente all'affidamento familiare dei minori, a norma dell'art. 4 della legge 4 maggio 1983, n. 184, si attua mediante:

a) la promozione dell'affidamento;

b) la selezione e la preparazione degli affidatari, nonche' la raccolta dei dati inerenti alle famiglie o persone disponibili all'affidamento in relazione all'eta', al numero, alle problematiche dei minori da affidare, alla possibilita' di accoglienza ed alla presumibile durata dell'affidamento;

c) le prescrizioni agli affidatari e l'attivita' di assistenza e di appoggio agli stessi;

d) la cura del collegamento tra famiglie di origine e affidatari, la prevenzione e la soluzione dei conflitti, l'appoggio alla famiglia di origine, anche in vista della possibilita' di ritorno del minore in essa;

e) la vigilanza durante l'affidamento, tenendo informata l'Autorita' giudiziaria competente.

Di norma ad ogni affidatario singolo o famiglia affidataria non possono essere affidati piu' di due minori, salvo che non si tratti di minori provenienti dallo stesso nucleo familiare.

La scelta degli affidatari e' effettuata promuovendo incontri individuali, visite domiciliari e incontri con famiglie o persone che abbiano gia' esperienza di affidamento.

Per i fini di cui all'art. 80, terzo comma, della legge 4 maggio 1983, n. 184, puo' essere assegnata alle persone singole, alle famiglie e a comunita' di tipo familiare che hanno minori in affidamento, per tutto il periodo di durata dell'affidamento e in rapporto al numero dei minori, una somma mensile di importo pari a quella determinata dal quarto comma, lettera a) del precedente art. 8.

[Art. 11
Centro di pronto intervento

Il Centro di pronto intervento assicura, in attesa dell'individuazione degli interventi piu' adeguati, il soddisfacimento temporaneo dei bisogni di alloggio, nutrimento e di altri bisogni primari a favore di minori che abbiano lasciato la famiglia o non possano comunque ricevere in essa adeguata assistenza.

Presso il Centro di pronto intervento viene assicurato un servizio di telefono azzurro a cui vengono rivolte, per gli opportuni interventi, segnalazioni di situazioni di disagio minorile e/o maltrattamenti a danno di minori] ([3]).

Art. 12
Assistenza domiciliare.

L'assistenza domiciliare in favore di minori e' costituita dal complesso di prestazioni di natura socio-assistenziale, erogate al domicilio di minori e di nuclei familiari comprendenti minori esposti a rischio di emarginazione, al fine di consentire la loro permanenza nel normale ambiente di vita e di ridurre l'esigenza di ricorso a strutture residenziali.

Le prestazioni socio-assistenziali consistono in attivita' di aiuto domestico, somministrazione di pasti ed altri interventi connessi alla vita quotidiana e, in generale, in ogni attivita' diretta al sostegno della personalita' del minore, comprese le attivita' di tipo educativo e di fruizione del tempo libero.

Il servizio di assistenza domiciliare puo' altresi' assicurare la sostituzione della famiglia in casi di necessita' e di urgenza.

Art. 13
Centro diurno.

[Il Centro diurno per minori e' un centro sociale di tipo aperto, che attua un servizio di assistenza a carattere integrativo e di sostegno alla vita domestica e di relazione, anche in appoggio al servizio di assistenza domiciliare.

Oltre a fornire servizi di ristoro, il Centro diurno costituisce luogo di aggregazione giovanile, presso il quale vengono svolte coordinate attivita' sociali, educative, culturali e ricreative, nonche' attivita' educativo- assistenziali a semi-internato per minori in eta' scolare] ([4]).

Art. 14
Soggiorno di vacanza.

[Il soggiorno di vacanza per minori e' un servizio residenziale temporaneo, che si realizza in localita' particolarmente idonee sia per soggiorni climatici che per campeggi, ed ha lo scopo di educare il minore alla vita di comunita' e di favorire lo sviluppo e l'espressione delle sue capacita' creative, ad integrazione del ruolo della famiglia e della scuola.

I soggiorni climatici, sia temporanei o con pernottamento sia diurni o senza pernottamento, accolgono minori di eta' compresa tra i sei e i diciotto anni.

I campeggi, sia in accantonamento che in tende, accolgono minori di eta' compresa tra i dodici e i diciotto anni e devono essere funzionalmente integrati con strutture fisse di soggiorno.

Il soggiorno di vacanza deve essere dotato di personale idoneo ad assicurare l'assistenza sociale e l'organizzazione di attivita' ricreative e di tempo libero] ([5]).

Art. 15
Gruppo famiglia.

[Il gruppo famiglia e' una struttura educativo-assistenziale destinata ad assicurare al minore, privo, anche temporaneamente, di idoneo ambiente familiare, il mantenimento, l'educazione e l'istruzione, secondo le indicazioni dell'autorita' affidante, e, in particolare, ha la funzione di ricostituire i rapporti affettivi parentali.

Il gruppo famiglia e' costituito da un massimo di cinque minori e da due educatori, preferibilmente di ambo i sessi o coppia di coniugi, idonei ad assumere ruoli parentali, secondo la disciplina dell'affidamento familiare, contenuta nella legge 4 maggio 1983, n. 184, ed alloggia in una normale abitazione civile, collegata con i servizi assistenziali e sanitari di base] ([6]).

Art. 16
Comunita' alloggio.

[La Comunita' alloggio, realizza in normali case di abitazione ubicate in zone urbane residenziali e collegata con i servizi assistenziali e sanitari di base, e' una Comunita' a carattere familiare, costituita da un numero massimo di otto minori, possibilmente omogenei per classe di eta' e problematiche, che autonomamente gestiscono la propria vita comunitaria, avvalendosi dell'ausilio di idonei educatori, in misura di un educatore per ogni quattro ospiti.

La comunita' alloggio, oltre ad assolvere il compito di sostituire, anche temporaneamente, il nucleo familiare, ha la funzione di stimolare la maturazione psicologica, relazionale e sociale dei minori, in vista del loro reinserimento familiare e socio-ambientale] ([7]).

Art. 17
Istituto educativo-assistenziale.

[L'istituto educativo-assistenziale per minori provvede al mantenimento ed all'educazione di minori privi di famiglia, o allontanati dalla famiglia per disposizione dell'autorita' giudiziaria, o ai quali comunque la famiglia medesima non possa adeguatamente provvedere, limitatamente al tempo in cui permane tale impossibilita'.

L'istituto educativo-assistenziale puo' ospitare minori di sesso ed eta' differenti, salvaguardando, per quanto possibile, la convivenza di minori legati da rapporti di parentela] ([8]).

TITOLO III
Gestione e finanziamento dei servizi

Art. 18
Forme di gestione.

Comuni singoli o associati gestiscono direttamente i servizi socio-assistenziali disciplinati dalla presente legge, oppure stipulano apposite convenzioni con enti assistenziali pubblici e privati, con cooperative, con associazioni di volontariato, in possesso di requisiti che garantiscono la conformita' del servizio convenzionato alle prescrizioni in detta legge contenute.

Le relative convenzioni devono in ogni caso prevedere quanto indicato nell'art. 13, secondo comma, della L.R. 16 settembre 1982, n. 75.

Al personale volontario operante nei servizi sono rimborsate, su richiesta, le sole spese vive sostenute per l'esercizio dell'attivita' gratuitamente prestata. Esso e' tenuto al rispetto della normativa relativa all'organizzazione e alla gestione dei servizi in cui opera ed e', a tutti gli effetti, responsabile dell'attivita' personalmente svolta.

I Comuni stessi, inoltre possono avvalersi dei servizi civili sostitutivi degli obblighi di leva, secondo la normativa vigente.

Art. 19
Modalita' di finanziamento.

[Per il finanziamento degli interventi, delle attivita' e dei servizi socio-assistenziali disciplinati dalla presente legge, i Comuni singoli o associati utilizzano:

a) una quota non inferiore al sessanta per cento dei fondi ad essi assegnati dalla Regione, ai sensi della L.R. 27 agosto 1982, n. 69, per il finanziamento delle funzioni socio-assistenziali gia' di competenza regionale e di enti di assistenza nazionale ed interregionali soppressi.
La spesa relativa per il 1996 trova copertura finanziaria nello stanziamento iscritto al Capitolo 71521 dello stato di previsione della spesa per il medesimo esercizio finanziario.
Per gli esercizi successivi gli oneri graveranno sui corrispondenti capitoli dei pertinenti bilanci regionali i cui stanziamenti saranno determinati dalle annuali leggi di bilancio ai sensi dell'art. 10 della L.R. n. 81 del 1977
([9]).

b) quota dei fondi ad essi assegnati dallo stato, ai sensi dell'art. 132 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, per il funzionamento delle funzioni gia' di competenza di Uffici centrali e periferici della amministrazione dello Stato;

c) fondi assegnati dalle Province ai Comuni, nei termini definiti nelle convenzioni di cui al precedente art. 5;

d) fondi derivanti da risorse proprie comunali.] ([10])

TITOLO IV
Organismi ausiliari regionali

Art. 20
Consulta regionale di tutela e difesa dei minori.

[E' istituita, presso la presidenza della Giunta regionale, la Consulta regionale di tutela e difesa dei minori, con il compito di:

a) compiere attivita' di informazione, approfondimento e conoscenza delle tematiche inerenti alla condizioni giovanile nella Regione;

b) attuare e utilizzare studi e ricerche volti ad identificare le cause degli stati di bisogno ed emarginazione potenziali e in atto, nonche' le situazioni individuali e collettive di rischio;

c) formulare proposte in relazione alla redazione dei piani regionali;

d) esprimere parere sui provvedimenti di carattere programmatico e sulle proposte di leggi regionali attinenti alla materia di cui alla presente legge;

e) formulare proposte per lo sviluppo e il perfezionamento della legislazione regionale in materia di tutela dei minori.

La Consulta ha sede presso la Giunta regionale, che fornisce il personale necessario al suo funzionamento.

La Consulta di cui al presente articolo e' composta da:

a) il presidente del tribunale per i minori d'Abruzzo;

b) il direttore dell'istituto per l'osservazione dei minori di L'Aquila;

c) quattro membri indicati dai magistrati con la funzione di giudici tutelari;

d) due rappresentanti dell'Associazione regionale assistenti sociali;

e) un rappresentante delle Associazioni private di assistenza in favore di minori;

f) quattro rappresentati dei Servizi di igiene mentale delle UU.LL.SS.SS. capoluogo di Provincia con competenze e funzioni specifiche nel campo dei minori;

g) un rappresentante del Comitato regionale per le tossicodipendenze;

h) il direttore dell'Ufficio distrettuale di servizio sociale per i minorenni ([11]);

i) difensore dell'infanzia - Comitato italiano per l'U.N.I.C.E.F. ([12]).

La Consulta dura incarica tre anni ed elegge nel proprio ambito un presidente e due vicepresidenti; e' nominata con delibera della Giunta regionale entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

In carenza di designazione e sostituzione dei componenti di cui al terzo comma del presente articolo, il Presidente della Giunta provvede ugualmente all'insediamento e la Consulta si intende regolarmente costituita sempre che risultino nominati o in carica almeno i due terzi dei componenti.] ([13])

Art. 21
Osservatorio permanente della condizione minorile.

[Presso il Settore sanita' igiene e sicurezza sociale della Giunta regionale e' istituito l'osservatorio permanente della condizione minorile, con i seguenti compiti:

a) raccolta dati ed elaborazione di studi e progetti nella materia di cui alla presente legge;

b) assistenza tecnica agli enti locali della Regione;

c) promozione di atti legislativi ed amministrativi;

d) realizzazione, in collegamento con la Consulta regionale ([14]), delle funzioni di cui alle lettere a) e b), primo comma, art. 20.

L'osservatorio e' composto da:

a) un sociologo;

b) uno psicologo;

c) un pedagogista;

d) un neuropsichiatra infantile;

e) un assistente sociale;

f) un operatore di computer.

Svolge le funzioni di segretario un dipendente regionale appartenente alla VII qualifica funzionale.] ([15])

TITOLO V
Disposizioni finali

Art. 22
Abrogazione di norme.

A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge sono abrogate in particolare le seguenti norme:

a) L.R. 31 agosto 1978, n. 51: ''Disposizioni provvisorie per l'esercizio, a cura dei Comuni, delle funzioni amministrative nel Settore sicurezza sociale''.

Art. 23
Urgenza.

La presente legge e' dichiarata urgente ed entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione.



([1]) Pubblicata nel BURA 1o marzo 1989, n. 8.

([2]) L'art. 3 della L.R. 20 ottobre 2015, n. 32 dispone il trasferimento alla Regione delle funzioni amministrative di cui alla presente legge, attribuite, conferite o comunque esercitate dalle province prima dell'entrata in vigore della medesima legge. La L.R. 32/2015, inoltre, all'art. 8 definisce l'effettiva decorrenza del trasferimento delle funzioni alla Regione e all'art. 11 reca disposizioni transitorie.

([3]) Articolo abrogato dall'art. 26, comma 1, lettera c), L.R. 4 gennaio 2005, n. 2.

([4]) Articolo abrogato dall'art. 26, comma 1, lettera c), L.R. 4 gennaio 2005, n. 2.

([5]) Articolo abrogato dall'art. 26, comma 1, lettera c), L.R. 4 gennaio 2005, n. 2.

([6]) Articolo abrogato dall'art. 26, comma 1, lettera c), L.R. 4 gennaio 2005, n. 2.

([7]) Articolo abrogato dall'art. 26, comma 1, lettera c), L.R. 4 gennaio 2005, n. 2.

([8]) Articolo abrogato dall'art. 26, comma 1, lettera c), L.R. 4 gennaio 2005, n. 2.

([9]) La lettera a) e' stata cosi' sostituita dall'art. 1 della L.R. n. 45 del 1996. Il testo originario era cosi' formulato: ''a) quota dei fondi ad essi assegnati dalla Regione, ai sensi della L.R. 27 agosto 1982, n. 69, per il finanziamento delle funzioni socio-assistenziali gia' di competenza regionale e di enti di assistenza nazionale ed interregionali soppressi. La spesa relativa grava per il 1988 sullo stanziamento gia' iscritto al Cap. 071521 e, per gli anni successivi, sugli stanziamenti opportunamente rivalutati dei corrispondenti capitoli dei pertinenti bilanci regionali;''.

([10]) Articolo abrogato dall'art. 10 della L.R. n. 135 del 1996.

([11]) Lettera aggiunta dall'art. 1 della L.R. n. 101 del 1989.

([12]) Lettera aggiunta dall'art. 1 della L.R. n. 101 del 1989.

([13]) La Consulta regionale di tutela e difesa dei minori e' stata soppressa a decorrere dal 180o giorno successivo all'entrata in vigore della L.R. 1 ottobre 2007, n. 34, la quale, all'art. 8, comma 3, ha disposto: "Sono altresi' abrogate le disposizioni normative ... incompatibili con il presente articolo. A decorrere dalla stessa data, le funzioni, i rapporti giuridici a titolarita' degli organismi soppressi, nonche' le attivita' in essere da parte degli stessi, sono assunti in capo alla Regione Abruzzo. Alla loro cura provvedono le strutture della Giunta regionale gia' di riferimento degli organismi soppressi, inglobandone le eventuali articolazioni organizzative". Vedi, anche, gli altri commi del medesimo art. 8.

([14]) La Consulta regionale di tutela e difesa dei minori e' stata soppressa a decorrere dal 180o giorno successivo all'entrata in vigore della L.R. 1 ottobre 2007, n. 34, la quale, all'art. 8, comma 3, ha disposto: "Sono altresi' abrogate le disposizioni normative ... incompatibili con il presente articolo. A decorrere dalla stessa data, le funzioni, i rapporti giuridici a titolarita' degli organismi soppressi, nonche' le attivita' in essere da parte degli stessi, sono assunti in capo alla Regione Abruzzo. Alla loro cura provvedono le strutture della Giunta regionale gia' di riferimento degli organismi soppressi, inglobandone le eventuali articolazioni organizzative". Vedi, anche, gli altri commi del medesimo art. 8.

([15]) Articolo abrogato dall'art. 12-bis, comma 1, lett. b), L.R. 2 agosto 2018, n. 24, ivi inserito dall'art. 5, comma 1, L.R. 4 luglio 2019, n. 16.