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L.R. 22 novembre 2001, n. 60 ([1])

Regime autorizzatorio degli scarichi delle pubbliche fognature e delle acque reflue domestiche ([2]). ([3])

Indice

Art. 1 Oggetto della normativa.

Art. 2 Autorità competente.

Art. 3 Regime Autorizzatorio.

Art. 4 Disciplina autorizzativi degli scarichi.

Art. 5 Disposizioni transitorie e finali.

Art. 6 Urgenza.

Allegato A Cautele igienico - sanitarie ed ambientali

Allegato B Divieto di spandimento

 

Art. 1
Oggetto della normativa.

1. La Regione Abruzzo recepisce il D.Lgs. n. 152/1999 e successive modifiche e in attuazione dell'art. 45 disciplina il regime autorizzatorio degli scarichi di acque reflue domestiche e di reti, fognarie servite o meno da impianti di trattamento di acque reflue urbane.

2. Per quanto non disciplinato dalla presente legge si applica il D.Lgs. n. 152/1999 e successive modificazioni.

Art. 2
Autorità competente.

1. Autorità competente al rilascio delle autorizzazioni e al controllo degli scarichi è l'amministrazione provinciale competente per territorio, tranne che per gli scarichi recapitanti in reti fognarie, per i quali è competente il Gestore del Servizio Idrico Integrato o il Comune nei casi previsti dall'articolo 148, comma 5, del decreto legislativo n. 152/2006. ([4])

2. Le amministrazioni provinciali disciplinano il regolamento delle funzioni amministrative inerenti il rilascio delle autorizzazioni di propria competenza.

3. Anche i Gestori del Servizio Idrico Integrato, o i Comuni nei casi previsti dal comma 5, art. 148 del D.Lgs 152/06 e successive modifiche ed integrazioni, disciplinano il regolamento delle funzioni amministrative per il rilascio delle autorizzazioni, per quanto di loro competenza. Il regolamento è sottoposto, ai sensi dell'art. 107, comma 2, D.Lgs 152/06 all'approvazione preventiva dell'Autorità Territoriale Ottimale. ([5])

4. In particolare i regolamenti disciplinano:

a) modalità di presentazione delle domande;

b) schede tecniche e documenti da allegare;

c) le fasi istruttorie e le determinazioni autorizzative (rinnovo, diffida, sospensione, revoca) comprensive delle spese e tributi da sostenere.

5. La Provincia provvede ad attuare il sistema di controllo di cui all'Allegato 5 alla Parte Terza del decreto legislativo n. 152/2006, secondo le disposizioni di cui alla Deliberazione di Giunta Regionale del 20 febbraio 2004, n. 103 (Disposizioni sui controlli degli scarichi di acque reflue in applicazione del decreto legislativo n. 152/1999 e successive modifiche ed integrazioni e relativa gestione delle spese). ([6])

6. Ogni variazione delle caratteristiche dello scarico e ogni interruzione o malfunzionamento dell'impianto di trattamento devono essere comunicati all'Autorità competente.

Art. 3
Regime Autorizzatorio.

1. Tutti gli scarichi devono essere preventivamente autorizzati, ai sensi dell'art. 45 D.Lgs. n. 152/1999 e successive modificazioni.

2. Per gli scarichi di acque reflue domestiche in pubbliche fognature l'autorizzazione allo scarico è sostituita dalla comunicazione al Gestore del Servizio Idrico Integrato, o al Comune nei casi previsti dall'articolo 148, comma 5, del decreto legislativo n. 152/2006. ([7])

3. La richiesta di autorizzazione, contenente la necessaria documentazione tecnica in rapporto a tutti gli elementi esecutivi che caratterizzano lo scarico, dovrà indicare il programma ed i tempi di adeguamento degli scarichi, ove necessario, al limiti ed alle prescrizioni stabilite con la presente legge; in particolare la documentazione dovrà contenere la precisazione delle caratteristiche qualitative e quantitative del refluo, l'ubicazione del corpo ricettore e dell'impianto e la descrizione dei presidi depurativi.

4. L'Autorità competente può, nel rilasciare l'autorizzazione, assegnare, per la messa a punto dei presidi depurativi durante la fase di avviamento, un periodo di tempo che non dovrà superare 3 mesi dall'attivazione dello scarico.

5. Nella fase di avvio non si applicano le sanzioni amministrative dell'art. 54 del D.Lgs. n. 152/1999.

6. La Provincia provvede entro 90 gg. dalla ricezione della domanda completa di tutti i documenti necessari.

7. L'autorizzazione è valida per quattro anni dal rilascio.

8. Un anno prima della scadenza ne deve essere chiesto il rinnovo.

9. Lo scarico può essere provvisoriamente mantenuto in funzione nel rispetto delle prescrizioni contenute nella precedente autorizzazione, fino all'adozione di un nuovo provvedimento, se la domanda di rinnovo è stata tempestivamente presentata.

Art. 4
Disciplina autorizzativi degli scarichi.

1. Acque reflue domestiche (art. 27 comma 4 D.Lgs. n. 152/1999 e successive modificazioni)

1.1 Gli scarichi di acque reflue domestiche sono sempre ammessi in pubblica fognatura, purché osservino i regolamenti emanati dall'autorità locale che gestisce la pubblica fognatura; qualora tale regolamento non sia stato emanato, l'autorità locale vi provvede entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge.

1.2 Dalla data di entrata in vigore della presente normativa non possono essere attivati, nelle zone servite da pubbliche fognature, nuovi scarichi aventi recapito diverso dalle fognature medesime, salvo deroga da concedere caso per caso da parte dell'Autorità competente al rilascio dell'autorizzazione sentito l'Ente gestore della pubblica fognatura sulla base di comprovate ragioni tecniche.

1.3 Per zone servite da pubbliche fognature si intendono quelle per le quali i confini degli insediamenti si trovano ad una distanza non superiore a duecento metri dall'asse della pubblica fognatura.

1.4 Gli scarichi di acque reflue domestiche esistenti in tali zone ed aventi recapito diverso devono essere allacciati alle pubbliche fognatura entro il termine perentorio di due anni dall'entrata in vigore della presente legge.

1.5 Qualora la pubblica fognatura non possa essere raggiunta in quanto l'allaccio comporta l'attraversamento di terreni privati, l'utente sulla base di idonea dichiarazione, può esser autorizzato ad utilizzare uno dei sistemi di smaltimento previsti dalla normativa vigente a condizione che l'edificio sia munito di regolare concessione edilizia.

[1.6 Possono essere autorizzati i medesimi scarichi che abbiano recapito in corpi d'acqua superficiali, purché dotati di sistemi depurativi che assicurino il rispetto dei limiti di cui alle tabelle 1 e 2 dell'allegato 5 del decreto (salvo i limiti più rigorosi stabiliti dal Piano Tutela acque).] ([8])

1.7 Sono da intendersi edifici isolati adibiti ad uso abitativo, al fini della sanzione di cui al comma 2 dell'art. 54 del medesimo decreto, quelli che non possono collegarsi alle reti fognarie per i predetti motivi.

1.8 Per gli scarichi di acque reflue domestiche di civile abitazione, l'autorizzazione si rinnova tacitamente, salvo comunicazione di mutate condizioni dello scarico. ([9])

2. Reti fognarie

[2.1. In attesa di adozione di norme regionali contenenti la prima attuazione del D.Lgs. 152/06 i trattamenti appropriati ed i limiti da rispettare per gli scarichi provenienti da agglomerati minori di 2000 a.e. e recapitanti in acque superficiali e di 10.000 a.e. recapitanti in acque costiere, sono quelli previsti dalla L.R. 43/1981.] ([10])

3. Utilizzazione agronomica (art. 38)

3.1 L'utilizzazione agronomica delle acque reflue provenienti da imprese agricole, assimilabili alle acque reflue domestiche, deve essere comunicata al Comune 40 giorni prima. Per quanto attiene alla utilizzazione agronomica delle acque reflue e degli scarichi dei frantoi oleari, si fa riferimento alla legge 11 novembre 1996, n. 574.

3.2 Si devono osservare le cautele igienico sanitarie previste nell'allegato A.

3.3 È vietato lo spandimento delle stesse nelle aree individuate nell'allegato B.

3.4 Resta comunque, la facoltà dell'Autorità competente di autorizzare forme diverse di smaltimento in caso di certificata impossibilità di adeguamento alle norme tecniche previste dalla normativa vigente. Tale facoltà può essere esercitata qualora si comprovi che non c’è aumento dell'inquinamento e pericolo per la salute pubblica.

Art. 5
Disposizioni transitorie e finali.

([11])

1. Fatti salvi i procedimenti amministrativi già definiti, non si dà ulteriore corso alle sanzioni per le violazioni contestate o in corso di contestazione antecedentemente all'entrata in vigore del D.Lgs. n. 152/1999 e che fanno riferimento alla disciplina degli scarichi di cui al comma tredici dell'art. 15 della L. n. 319/1976 e successive modifiche. Tale disposizione si applica anche per le altre violazioni di cui agli articoli 21 e 22 della legge n. 319/1976 e successive modificazioni ([12]). Per le violazioni successive all'entrata in vigore del D.Lgs. n. 152/1999 e fino alla data di approvazione della presente legge si applica 1/20 (un ventesimo) del minimo della sanzione prevista.

1-bis. La riduzione ad un ventesimo della sanzione per gli scarichi di cui all'art. 31 del D.Lgs. 11 maggio 1999, n. 152 è applicata fino al 31 dicembre 2005 ([13]).

2. Ai fini del D.Lgs. n. 152/1999, si considerano conformi al regime autorizzatorio previgente gli scarichi per i quali, all'entrata in vigore della presente legge, sia stata presentata richiesta di autorizzazione con istruttoria in corso.

3. L'istruttoria è in corso ove la Provincia non abbia espressamente archiviato la pratica.

[4. Fino all'adozione di successiva disciplina, si applica il minimo della sanzione prevista dal decreto.] ([14])

Art. 6
Urgenza.

1. La presente legge è dichiarata urgente ed entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione Abruzzo.

 

Allegato A
Cautele igienico - sanitarie ed ambientali

([15])

L'utilizzazione agronomica dovrà essere effettuata in modo da assicurare un'idonea dispersione ed innocuizzazione e garantire che le acque superficiali e sotterranee, il suolo e la vegetazione, non subiscano degradazione o danno.

E' vietato lo spandimento sul suolo adibito ad uso agricolo, il cui raccolto sia destinato direttamente ad alimentazione animale, è ammesso solo se i liquami non contengono sostanze tossiche o bioaccumulabili.

Adeguate sistemazioni idraulico-agrarie dovranno evitare ogni fenomeno di ruscellamento all'atto della somministrazione dei liquami.

Lo spandimento, inoltre, non dovrà produrre inconvenienti ambientali come i rischi per la salute pubblica e la diffusione di aerosoli.

Per quanto non previsto dalla presente disciplina si applicano le disposizioni contenute nell'allegato n. 5 della delibera del Comitato interministeriale per la tutela delle acque dall'inquinamento del 4 febbraio 1977.

 

Allegato B
Divieto di spandimento

([16])

Lo spandimento è vietato:

1. nelle aree urbane;

2. nelle aree di cava;

3. nelle aree di protezione ai pozzi di alimentazione idrica ad uso civile;

4. nelle superfici golenali;

5. nelle aree ricoperte da bosco;

6. nelle aree calanchive;

7. nelle aree franose o geologicamente instabili;

8. nelle aree costituenti casse di espansione fluviale;

9. nei parchi e nelle riserve naturali, con esclusione delle aree agricole interne ad essi, nel rispetto delle prescrizioni stabilite dagli organi competenti;

10. nei terreni situati a distanza inferiore a trecento metri dalle aree di salvaguardia delle captazioni di acque destinate al consumo umano ai sensi dell'articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 936;

11. nei terreni situati a distanza inferiore a duecento metri dai centri abitati;

12. nei terreni investiti da colture orticole in atto;

13. nei terreni in cui siano localizzate falde che possono venire a contatto con le acque di percolazione del suolo e comunque i terreni in cui siano localizzate falde site ad una profondità inferiore a dieci metri;

14. nei terreni gelati, innevati, saturi d'acqua e inondati.



([1]) Pubblicata nel BURA 12 dicembre 2001, n. 26.

([2]) Vedi, anche, i Capi II e III della L.R. 24 novembre 2008, n. 17 (dichiarata costituzionalmente illegittima dalla Corte costituzionale con sentenza n. 68 del 2010, per violazione dell'art. 86, comma 3, dello Statuto della Regione Abruzzo in relazione all'art. 123 Cost.), la quale, all'art. 7, comma 9, così dispone: «9. Per tutte le disposizioni non espressamente abrogate nella presente legge resta in vigore quanto previsto dalla L.R. 22 novembre 2001, n. 60 e sue successive modifiche.».

([3]) La L.R. 20 ottobre 2015, n. 32 dispone il trasferimento alla Regione (art. 3) e ai comuni (art. 4) delle funzioni amministrative di cui alla presente legge, attribuite, conferite o comunque esercitate dalle province prima dell'entrata in vigore della medesima legge. La L.R. 32/2015, inoltre, all'art. 8 e all'art. 10 definisce l'effettiva decorrenza del trasferimento delle funzioni alla Regione e ai Comuni e all'art. 11 reca disposizioni transitorie.

([4]) Comma già modificato dall'art. 7, comma 5, L.R. 24 novembre 2008, n. 17 (dichiarata costituzionalmente illegittima dalla Corte costituzionale con sentenza n. 68 del 2010, per violazione dell'art. 86, comma 3, dello Statuto della Regione Abruzzo in relazione all'art. 123 Cost.) e poi così sostituito dall'art. 7, comma 5, L.R. 29 luglio 2010, n. 31. Il testo originario era così formulato: «1. Autorità competente al rilascio delle autorizzazioni e al controllo degli scarichi è l'Amministrazione Provinciale competente per territorio, tranne che per gli scarichi recapitanti in reti fognarie per i quali è competente il Comune.».

([5]) Comma già modificato dall'art. 7, comma 6, L.R. 24 novembre 2008, n. 17 (dichiarata costituzionalmente illegittima dalla Corte costituzionale con sentenza n. 68 del 2010, per violazione dell'art. 86, comma 3, dello Statuto della Regione Abruzzo in relazione all'art. 123 Cost.) e poi così sostituito dall'art. 7, comma 6, L.R. 29 luglio 2010, n. 31. Il testo originario era così formulato: «3. Anche i Comuni disciplinano il regolamento delle funzioni amministrative per il rilascio delle autorizzazioni, per quanto di propria competenza.».

([6]) Comma già modificato dall'art. 7, comma 7, L.R. 24 novembre 2008, n. 17 (dichiarata costituzionalmente illegittima dalla Corte costituzionale con sentenza n. 68 del 2010, per violazione dell'art. 86, comma 3, dello Statuto della Regione Abruzzo in relazione all'art. 123 Cost.) e poi così sostituito dall'art. 7, comma 7, L.R. 29 luglio 2010, n. 31. Il testo originario era così formulato: «5. La Provincia provvede ad attuare il sistema di controllo di cui all'allegato 5 del D.Lgs. n. 152/1999 e successive modifiche.».

([7]) Comma già modificato dall'art. 7, comma 8, L.R. 24 novembre 2008, n. 17 (dichiarata costituzionalmente illegittima dalla Corte costituzionale con sentenza n. 68 del 2010, per violazione dell'art. 86, comma 3, dello Statuto della Regione Abruzzo in relazione all'art. 123 Cost.) e poi così modificato dall'art. 7, comma 8, L.R. 29 luglio 2010, n. 31. Il testo originario era così formulato: «2. Per gli scarichi di acque reflue domestiche in pubbliche fognature l'autorizzazione allo scarico è sostituita dalla comunicazione al Comune dell'allaccio.».

([8]) Numero abrogato dall'art. 7, comma 3, L.R. 24 novembre 2008, n. 17, dichiarata costituzionalmente illegittima dalla Corte costituzionale con sentenza n. 68 del 2010, per violazione dell'art. 86, comma 3, dello Statuto della Regione Abruzzo in relazione all'art. 123 Cost. Detta abrogazione è stata poi nuovamente disposta dall'art. 7, comma 3, L.R. 29 luglio 2010, n. 31.

([9]) I commi 1 e 2 dell'art. 7 della L.R. 24 novembre 2008, n. 17 (dichiarata costituzionalmente illegittima dalla Corte costituzionale con sentenza n. 68 del 2010, per violazione dell'art. 86, comma 3, dello Statuto della Regione Abruzzo in relazione all'art. 123 Cost.) così dispongono: «1. Per gli scarichi di abitazioni civili, per i quali l'autorizzazione allo scarico si intende tacitamente rinnovata ai sensi dell'art. 4, comma 1.8 della L.R. 22 novembre 2001, n. 60, restano valide le disposizioni previgenti.

2. I trattamenti appropriati ed i limiti da rispettare per gli scarichi provenienti da agglomerati minori di duemila A.E. sono quelli indicati nella presente legge.».

I commi 1 e 2 della L.R. 29 luglio 2010, n. 31 così dispongono: «1. Per gli scarichi di abitazioni civili, per i quali l'autorizzazione allo scarico si intende tacitamente rinnovata ai sensi dell'articolo 4, comma 1, numero1.8 della legge regionale n. 60/2001, restano valide le disposizioni previgenti.

2. I trattamenti appropriati ed i limiti da rispettare per gli scarichi provenienti da agglomerati minori di duemila a.e. sono quelli indicati nella presente legge.».

([10]) Numero così sostituito dall'art. 1, comma 54, L.R. 25 ottobre 2007, n. 35. Successivamente, detto comma 54 è stato abrogato dall’art. 3, comma 1, L.R. 15 ottobre 2008, n. 14 (dichiarata costituzionalmente illegittima dalla Corte costituzionale con sentenza n. 68 del 2010, per violazione dell'art. 86, comma 3, dello Statuto della Regione Abruzzo in relazione all'art. 123 Cost.). È poi intervenuto l'art. 7, comma 3, L.R. 24 novembre 2008, n. 17 (dichiarata anch'essa costituzionalmente illegittima dalla Corte costituzionale con la citata sentenza n. 68 del 2010, per violazione dell'art. 86, comma 3, dello Statuto della Regione Abruzzo in relazione all'art. 123 Cost.), che ha abrogato il presente numero. Detta abrogazione è stata poi nuovamente disposta dall'art. 7, comma 3, L.R. 29 luglio 2010, n. 31. Il testo originario era così formulato: «2.1 I limiti di cui alle tabelle dell'allegato 5 del decreto legislativo si applicano per tutti gli scarichi anche al di sotto dei 2000 abitanti (salvo i limiti più rigorosi del Piano di Tutela).».

([11]) Gli effetti del presente articolo sono stati prorogati, ai sensi dell’art. 1, comma 2, L.R. 10 agosto 2002, n. 21, sino all’entrata in vigore della suddetta legge. Per l’interpretazione autentica di quanto disposto nel presente articolo vedi l’art. 1, L.R. 13 febbraio 2003, n. 1 (vedi, anche, l'art. 3 della medesima legge).

([12]) Periodo aggiunto dall’art. 1, comma 1, L.R. 10 agosto 2002, n. 21.

([13]) Comma aggiunto dall’art. 2, L.R. 13 febbraio 2003, n. 1.

([14]) Comma abrogato dall'art. 7, comma 4, L.R. 24 novembre 2008, n. 17 (dichiarata costituzionalmente illegittima dalla Corte costituzionale con sentenza n. 68 del 2010, per violazione dell'art. 86, comma 3, dello Statuto della Regione Abruzzo in relazione all'art. 123 Cost.), il quale dispone altresì l'applicazione, in materia di scarichi, delle sanzioni amministrative previste dall'art. 133 del D.Lgs 152/2006. Detta abrogazione è stata poi nuovamente disposta dall'art. 7, comma 4, L.R. 29 luglio 2010, n. 31, il quale conferma altresì l'applicazione, in materia di scarichi, delle sanzioni amministrative previste dall'articolo 133 del decreto legislativo n. 152/2006.

([15]) Allegato aggiunto con avviso di errata corrige pubblicato nel BURA 24 gennaio 2003, n. 2.

([16]) Allegato aggiunto con avviso di errata corrige pubblicato nel BURA 24 gennaio 2003, n. 2.