Intera legge

L.R. 4 gennaio 2014, n. 3

Legge organica in materia di tutela e valorizzazione delle foreste, dei pascoli e del patrimonio arboreo della regione Abruzzo.

(Approvata dal Consiglio regionale con verbale n. 169/7 del 12 dicembre 2013, pubblicata nel BURA 10 gennaio 2014, n. 3 Speciale ed entrata in vigore l'11 gennaio 2014)

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Note generali:

     L'art. 3 della L.R. 20 ottobre 2015, n. 32 dispone il trasferimento alla Regione delle funzioni amministrative di cui alla presente legge, attribuite, conferite o comunque esercitate dalle province prima dell'entrata in vigore della medesima legge. La L.R. 32/2015, inoltre, all'art. 8 definisce l'effettiva decorrenza del trasferimento delle funzioni alla Regione e all'art. 11 reca disposizioni transitorie.

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Testo vigente
(in vigore dal 13/08/2020)

 
   

TITOLO VII
ATTIVITA' SELVICOLTURALI E TUTELA DEI BOSCHI E DEI PASCOLI

Capo I
Vincoli e prescrizioni

 
Art. 30
(Vincolo idrogeologico)

1. Dalla data di entrata in vigore della presente legge sono sottoposti a vincolo idrogeologico tutti i terreni classificati come bosco ai sensi dell'articolo 3.

2. Rimangono sottoposti a vincolo idrogeologico i terreni, anche aventi diversa destinazione d'uso, individuati a norma del regio decreto 30 dicembre 1923, n. 3267 (Riordinamento e riforma della legislazione in materia di boschi e di terreni montani).

3. Rimangono altresi' confermati i vincoli disposti dalle norme nazionali e regionali in materia di difesa del suolo ed in materia di tutela dell'ambiente.

4. Le Autorita' di bacino presenti sul territorio regionale provvedono, entro centottanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, al riordino del vincolo idrogeologico di cui all'articolo 56, comma 1, lett. n) del d.lgs 152/2006 nell'ambito della pianificazione di bacino.

5. I movimenti di terra e di roccia nei boschi e nei terreni vincolati ai sensi della presente legge e le lavorazioni dei terreni medesimi che risultino saldi o rinsaldati poiche' abbandonati dalle coltivazioni da oltre 15 anni, sono sottoposti ad autorizzazione dei competenti Servizi della Giunta regionale, fatte salve le autorizzazioni, nulla-osta ed atti di assenso comunque denominati di competenza delle autorita' preposte.

5-bis. L'autorizzazione e' rilasciata dal comune competente per le aree ricadenti in zone omogenee diverse da quelle di cui all'articolo 2, lettera "E" del D.M. 1444/1968 e da quelle boscate cosi come definite nell'articolo 3 della presente legge.

6. L'autorizzazione e' rilasciata entro novanta giorni dal ricevimento dell'istanza ovvero entro lo stesso termine e' motivatamente negata quando gli interventi possono comportare pericolo di danno pubblico per perdita di stabilita', erosione, denudazione, grave turbamento del regime delle acque o sono in contrasto con i criteri e gli indirizzi della gestione forestale sostenibile e le soluzioni tecniche proposte non sono considerate idonee ad evitare con sufficiente certezza tale pericolo.

7. L'autorizzazione non e' necessaria per i movimenti di terra e di roccia relativi ad opere previste da piani di gestione silvopastorale approvati e vigenti, la cui realizzazione e' comunque soggetta a comunicazione, corredata da progettazione esecutiva ove previsto, da inoltrarsi ai competenti Servizi della Giunta regionale, almeno trenta giorni prima dell'effettivo avvio dei lavori; entro tale termine i medesimi servizi possono impartire motivate prescrizioni sulle modalita' di esecuzione dei lavori.

7-bis. [Per le attivita' di cui al comma 5 realizzate in assenza dell'autorizzazione di cui al medesimo comma 5, puo' essere richiesta autorizzazione a sanatoria, che e' rilasciata quando le opere e le relative trasformazioni non abbiano pregiudicato ne' possano pregiudicare l'assetto idrogeologico delle aree interessate e siano state realizzate in conformita' alla presente legge, al regolamento di cui all'articolo 5 e agli strumenti di pianificazione di cui al Titolo III, nonche' ai vincoli esistenti ed alla pianificazione urbanistica e sovraordinata. Il rispetto delle predette condizioni deve essere attestato con apposita autocertificazione da parte del richiedente e del tecnico incaricato della redazione della progettazione esecutiva di cui al comma 7. L'autorizzazione a sanatoria e' subordinata in ogni caso al pagamento delle sanzioni amministrative di cui alla presente legge ed all'esecuzione dei lavori di consolidamento o adeguamento ove prescritti.]

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Note all'art. 30:

     Articolo gia' modificato dall'art. 1, comma 1, L.R. 29 dicembre 2014, n. 50 e poi cosi' modificato dall'art. 6, commi 1, 2, 3 e 4, L.R. 26 gennaio 2017, n. 5. Vedi il testo originale.

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Art. 30-bis
(Autorizzazione a sanatoria)

1. I movimenti di terra e di roccia nei boschi e nei terreni vincolati ai sensi della presente legge, realizzati in assenza di autorizzazione di cui al comma 5 dell'articolo 30 ovvero, antecedentemente all'11.01.2014, in assenza di comunicazione prevista dall'articolo 20 del R.D. 16.05.1926, n. 1126, possono essere oggetto di sanatoria quando le opere e le relative trasformazioni:

a) non pregiudicano l'assetto idrogeologico delle aree interessate;

b) non siano in contrasto con altre disposizioni normative in materia di pianificazione urbanistica, di difesa del suolo, di tutela del paesaggio e dell'ambiente.

2. Il rilascio dell'autorizzazione a sanatoria e' subordinato alla presentazione di apposita istanza al competente Servizio della Giunta regionale, corredata da perizia asseverata da tecnico abilitato, recante anche l'indicazione dell'epoca di esecuzione dei lavori e dalla ricevuta del pagamento:

a) della sanzione prevista dalle norme vigenti al momento della commissione della violazione ove esigibile;

b) del corrispettivo determinato a norma della presente legge, applicando l'importo base di euro 6,00 per metro cubo di terra o roccia movimentata. L'importo base e' rivalutato ogni cinque anni in conformita' alla variazione dell'indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati.

3. L'autorizzazione a sanatoria prescrive l'esecuzione dei lavori di consolidamento o adeguamento, ove necessari, ed il termine a cio' stabilito. L'eventuale diniego dispone il ripristino dello stato dei luoghi.

4. I proventi derivanti dall'applicazione del precedente comma 2, lett. b), sono destinati alla realizzazione di opere di prevenzione e tutela dal rischio idrogeologico.

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Note all'art. 30-bis:

     Articolo inserito dall'art. 6, comma 5, L.R. 26 gennaio 2017, n. 5.

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Art. 31
(Trasformazione del bosco)

1. Costituisce trasformazione del bosco in altra destinazione d'uso qualsiasi intervento che comporti l'eliminazione della vegetazione esistente finalizzata ad una utilizzazione del suolo diversa da quella forestale.

2. La riduzione di superficie del bosco e la trasformazione dei boschi in altra destinazione d'uso rivestono carattere di eccezionalita' e sono autorizzate esclusivamente per la realizzazione di opere di rilevante interesse pubblico o per la realizzazione di viabilita' forestale connessa alle attivita' selvicolturali e alla protezione dei boschi dagli incendi, e compatibilmente con la conservazione della biodiversita', con la stabilita' dei terreni, con il regime delle acque, con la difesa dalle valanghe e dalla caduta dei massi, con la tutela del paesaggio, con l'azione frangivento e di igiene ambientale locale.

 
Art. 32
(Misure compensative)

1. L'autorizzazione alla trasformazione del bosco e' rilasciata dal Servizio di cui all'articolo 6, comma 2, ai sensi dell'articolo 146 del d.lgs 42/2004, ed e' subordinata al rimboschimento, a cura e spese del destinatario dell'autorizzazione, con specie forestali autoctone, di aree di estensione pari a 1,5 volte l'estensione del bosco da trasformare, ad esso limitrofe o comunque ricadenti nel medesimo bacino idrografico.

2. L'obbligo di compensazione non sussiste per gli arbusteti di cui all'articolo 3, comma 5.

3. In alternativa al rimboschimento compensativo e sempre nel caso di superfici trasformate inferiori a duemila metri quadrati e' consentito il miglioramento di boschi degradati di estensione pari ad almeno tre volte la superficie oggetto di trasformazione.

4. Gli interventi di cui ai commi 1 e 3 hanno inizio contemporaneamente ai lavori di trasformazione del bosco e comprendono le cure colturali successive all'opera di rimboschimento o di miglioramento.

5. Il richiedente l'autorizzazione propone, in sede di richiesta della stessa e con apposita progettazione preliminare, gli interventi di compensazione di cui ai commi da 1 a 4. 6. In sede di autorizzazione alla riduzione della superficie boscata sono prescritte le modalita' ed i tempi di attuazione degli interventi di compensazione nonche' il valore della polizza fideiussoria che il richiedente deve sottoscrivere a garanzia della effettiva e corretta realizzazione degli stessi.

7. Nel caso in cui il richiedente non abbia nelle proprie disponibilita' terreni o superfici boscate idonee alla realizzazione degli interventi compensativi, il dirigente di cui all'articolo 7 quantifica la somma che lo stesso deve corrispondere a titolo di indennizzo in misura non inferiore ai costi necessari per far fronte all'acquisizione della disponibilita' dei terreni, all'esecuzione dell'intervento e delle cure colturali per i primi cinque anni e stabilisce le modalita' e i tempi per il pagamento dell'indennizzo medesimo.

8. Gli indennizzi confluiscono in appositi capitoli del bilancio regionale vincolato per la realizzazione di rimboschimenti, miglioramenti boschivi, opere di sistemazione idraulico-forestale, opere di prevenzione degli incendi boschivi, mantenimento ed incremento delle attivita' vivaistiche forestali pubbliche, nonche' per il supporto allo svolgimento di attivita' amministrative e tecniche afferenti alla forestazione anche attraverso la stipula di convenzioni, cui e' destinato il 30% degli indennizzi.

9. Gli interventi di compensazione eseguiti direttamente dai richiedenti la trasformazione non possono godere di sovvenzioni o benefici pubblici di qualunque natura e fonte.

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Note all'art. 32:

     Articolo cosi' modificato dall'art. 13, comma 1, lett. a), b), L.R. 11 agosto 2020, n. 25. Vedi il testo originale.

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Art. 33
(Divieti e deroghe)

1. Ai sensi dell'articolo 6, comma 2, del d.lgs. 227/2001 sono vietati:

a) la conversione dei boschi d'alto fusto sia di origine gamica sia di origine agamica in boschi cedui;

b) la conversione dei cedui composti in cedui semplici;

c) la sostituzione di specie forestali autoctone con specie alloctone e di specie definitive con specie pioniere o preparatorie;

d) l'utilizzazione a ceduo di cedui invecchiati con eta' superiore al doppio del turno previsto dal regolamento di cui all'articolo 5 o con eta' inferiore ove gia' sottoposti a taglio di conversione all'alto fusto, con esclusione dei cedui di castagno, robinia, carpino nero, salici e pioppi;

e) il taglio raso, inteso come taglio totale del soprassuolo forestale, fatti salvi gli habitat naturali elencati nell'allegato I della direttiva 92/43/CEE;

f) lo sradicamento di piante d'alto fusto e di ceppaie.

2. Gli interventi di cui al comma 1, lettera e) eseguiti in violazione del divieto non modificano la destinazione forestale delle superfici interessate.

3. Il dirigente di cui all'articolo 7 puo' autorizzare interventi in deroga ai divieti di cui ai commi 1 e 2 nei seguenti casi:

a) all'atto dell'approvazione dei Piani di cui agli articoli da 12 a 14 se giustificati da speciali e comprovate situazioni stazionali;

b) con singolo atto per comprovate ragioni di pubblica incolumita' e per particolari motivi di interesse pubblico o di carattere fitosanitario.

 
Art. 34
(Taglio colturale)

1. Per taglio colturale s'intende il taglio di ordinaria attivita' silvana, condotto con modalita' tali da assicurare la rinnovazione, la vitalita' e la perpetuazione del bosco, favorendone le potenzialita' evolutive, la biodiversita' e l'assolvimento delle sue molteplici funzioni.

2. Sono considerati, in particolare, tagli colturali ai fini della presente legge nonche' dell'articolo 6, comma 4, del d.lgs. 227/2001, e dell'articolo 149, comma 1, lett. c), del d.lgs. 42/2004:

a) le ripuliture, gli sfolli e i diradamenti;

b) i tagli fitosanitari;

c) i tagli finalizzati al restauro forestale dei soprassuoli danneggiati dal fuoco, nonche' quelli finalizzati alla riduzione del rischio di incendi boschivi o del dissesto idrogeologico;

d) i tagli di ricostituzione e riconversione dei castagneti da frutto;

e) i tagli di utilizzazione dei cedui e di conversione degli stessi ad alto fusto;

f) i tagli successivi e i tagli saltuari nei boschi d'alto fusto;

g) i tagli a buche o a strisce;

h) i tagli a raso di fustaie finalizzati alla rinnovazione naturale se previsti dai Piani di gestione di cui all'articolo 13 o dai Piani di coltura e conservazione di cui all'articolo 14 , regolarmente approvati e vigenti;

i) i tagli a raso finalizzati al ripristino di habitat naturali elencati nell'allegato I della Direttiva 92/43/CEE;

j) gli interventi volti al restauro forestale di boschi ed aree degradate;

k) i tagli della vegetazione arborea e arbustiva radicata in aree di pertinenza di elettrodotti e di altre reti di distribuzione, di manufatti, della viabilita' pubblica, di opere e sezioni idrauliche.

3. Si considerano altresi' tagli colturali i tagli boschivi se autorizzati secondo quanto stabilito dalla presente legge e se eseguiti in conformita' al regolamento di cui all'articolo 5.

 
Art. 35
(Comunicazioni, dichiarazioni e autorizzazioni per interventi selvicolturali)

1. Gli interventi di utilizzazione forestale e le opere connesse come definite all'articolo 37 previsti dai Piani di cui agli articoli da 12 a 14, regolarmente approvati, non abbisognano di ulteriore autorizzazione.

2. Nei casi di cui al comma 1 il proprietario o gestore delle superfici interessate inoltra al Servizio di cui all'articolo 6 comma 2 apposita comunicazione corredata dal progetto esecutivo di taglio almeno trenta giorni prima dell'avvio dei lavori.

3. Gli interventi non ricompresi nei piani di cui al comma 1 soggiacciono alla seguente disciplina:

a) gli interventi selvicolturali consistenti in ripuliture, sfolli, potature, asportazione di piante secche, divelte o stroncate, e i tagli colturali fino a 0,5 ettari di superficie utilizzata, sono effettuati previa comunicazione, al Servizio di cui all'articolo 6, comma 2 da inoltrarsi almeno trenta giorni prima dell'avvio dei lavori, e devono essere condotti nel rispetto del regolamento di cui all'articolo 5;

b) i tagli colturali di superficie complessiva compresa fra 0,5 e 3,00 ettari sono effettuati dietro presentazione di dichiarazione di taglio boschivo corredata da relazione tecnica redatta e firmata da un tecnico abilitato ai sensi della vigente normativa almeno sessanta giorni prima dell'avvio dei lavori;

c) i tagli colturali di superficie complessiva superiore ai 3,00 ettari sono autorizzati dal dirigente di cui all'articolo 7, dietro presentazione di istanza di autorizzazione corredata da un progetto di taglio redatto e firmato da un tecnico abilitato ai sensi della vigente normativa almeno novanta giorni prima dell'avvio dei lavori.

4. Entro i termini di cui al comma 2 e al comma 3 lettere a), b) e c) e' facolta' del dirigente di cui all'articolo 7 richiedere chiarimenti, integrazioni o modifiche alla documentazione presentata, nonche' impartire motivate prescrizioni sull'esecuzione dei lavori.

5. Trascorsi i termini di cui ai commi 2 e 3 in assenza di rilievi, richieste di chiarimenti o integrazioni gli interventi si intendono regolarmente autorizzati.

6. La comunicazione, la dichiarazione e l'istanza di autorizzazione sono presentate dai soggetti di seguito indicati:

a) il proprietario;

b) il possessore, purche' sia specificato il titolo che ai sensi delle vigenti norme in materia legittima il possesso;

c) le persone fisiche o giuridiche acquirenti del soprassuolo boschivo purche' delegate dai soggetti di cui alle lettere a) e b).

7. Nel caso di interventi contigui da condursi nella stessa stagione silvana, ossia nel periodo compreso fra il primo settembre dell'anno cui si riferisce la comunicazione, dichiarazione o istanza di autorizzazione e il trentuno agosto dell'anno seguente, la disciplina di cui al comma 3 si applica alla superficie di intervento effettiva, anche quando gli adempimenti di cui al comma 3, lettere a) e b) sono a carico di due o piu' dei soggetti di cui al comma 6.

8. La comunicazione e la dichiarazione di cui al comma 3 lettere a) e b) hanno validita' limitata alla stagione silvana in cui vengono presentate.

9. L'autorizzazione rilasciata per i casi di cui al comma 3 lettera c) ha di norma validita' per la stagione silvana in corso e per le due stagioni silvane successive, fatta salva la possibilita' per il dirigente di cui all'articolo 7 di determinare durate inferiori in sede di concessione della stessa.

10. E' vietata l'esecuzione di tagli di utilizzazione dei boschi cedui, quando non previsti nei piani di cui agli articoli 13 e 14 regolarmente approvati e vigenti, su superfici contigue di estensione complessiva superiore a 30 ettari; la contiguita' non e' interrotta da distanze inferiori a 500 metri lineari misurati in linea d'aria ne' da porzioni di bosco oggetto di taglio negli ultimi cinque anni.

11. Nel caso in cui tutta o parte della superficie interessata ricada in aree naturali protette, il Servizio di cui all'articolo 6, comma 2 provvede direttamente, attivando se necessario una conferenza di servizi, ad inoltrare copia della documentazione prodotta all'ente gestore per il rilascio di nulla-osta, autorizzazioni o atti di assenso comunque denominati, che devono essere resi entro i termini prescritti dalle vigenti norme in materia di procedimento amministrativo.

12. Nei casi di cui ai commi 4 e 11 i termini di cui ai commi 2 e 3 sono sospesi e riprendono a decorrere dalla data di acquisizione dei pertinenti atti, ovvero dalla scadenza dei termini prescritti dalle vigenti norme in materia di procedimento amministrativo.

13. La relazione tecnica o il progetto di taglio di cui al comma 3, lettere b) e c) recano in allegato apposita relazione per la valutazione di incidenza redatta secondo le vigenti disposizioni in materia.

14. L'esecuzione degli interventi di cui ai commi 1, 2, 3 lett. c), e delle opere di cui all'articolo 37 e' effettuata sotto la direzione di un tecnico abilitato secondo le vigenti norme in materia che assume la qualifica di direttore dei lavori forestale. Le competenze e le responsabilita' del direttore dei lavori sono definite nel regolamento di cui all'articolo 5.

15. La Giunta regionale, con proprio atto, definisce le procedure di dettaglio, anche telematiche, nonche' i contenuti essenziali dei documenti di cui al presente articolo predisponendo, ove necessario, appositi modelli.

 
Art. 36
(Epoca del taglio)

1. L'epoca del taglio dei diversi tipi di bosco e' indicata nel regolamento di cui all'articolo 5 in funzione della composizione specifica, delle condizioni stazionali, delle forme di governo e trattamento, delle condizioni fitosanitarie e vegetazionali.

 
Art. 37
(Viabilita' forestale e opere connesse ai tagli boschivi)

1. Per viabilita' forestale si intende il complesso di strade forestali e di piste forestali principali, a carattere permanente, nonche' di piste forestali secondarie, a carattere temporaneo, che interessano o attraversano le aree boscate e pascolive di cui alla presente legge e che consentono anche l'esercizio delle attivita' forestali, la sorveglianza, la prevenzione ed estinzione di processi di degrado e degli incendi boschivi.

2. Per i fini di cui alla presente legge valgono le definizioni di seguito riportate:

a) e' definita strada camionabile principale la strada avente le seguenti caratteristiche: fondo con massicciata opportunamente imbrecciata e rullata, larghezza della carreggiata compresa fra 3,5 metri e 4,5 metri, pendenza media compresa fra il 3 e il 10 per cento, pendenza massima per brevi tratti 14 per cento, raggio minimo dei tornanti metri 10, con banchina a valle di larghezza minima metri 1,00 aumentabili a metri 2,00 per funzioni antincendio, cunetta a monte di sezione trapezoidale separata dalla carreggiata da banchina di larghezza di metri 0,5, piazzole di scambio di larghezza pari a quella della carreggiata e di lunghezza minima metri lineari 25;

b) e' definita strada camionabile secondaria la strada avente le seguenti caratteristiche: fondo con massicciata opportunamente imbrecciata e rullata, larghezza carreggiata compresa fra metri 2,5 e metri 3,5, pendenza media compresa fra il 3 e il 12 per cento, pendenza massima per brevi tratti non superiore al 18 per cento, raggio minimo dei tornanti metri 7, banchina a valle di larghezza minima pari a metri 0,5 aumentabili a metri 2,00 per funzioni antincendio, eventuale cunetta a monte di sezione trapezoidale separata dalla carreggiata da banchina di larghezza metri 0,5, piazzole di scambio di lunghezza minima metri lineari 15;

c) e' definita strada trattorabile la strada avente le seguenti caratteristiche: fondo con massicciata opportunamente imbrecciata e rullata, larghezza carreggiata fino a metri 2,5, pendenza media compresa fra il 3 e il 14 per cento, pendenza massima per brevi tratti non superiore al 25 per cento, raggio minimo dei tornanti metri 5, banchina a valle di larghezza minima pari a metri 0,5 aumentabili a metri 1,00 per funzioni antincendio, eventuale cunetta a monte di sezione trapezoidale separata dalla carreggiata da banchina di larghezza metri 0,5; piazzole di scambio di lunghezza minima metri lineari 10;

d) e' definita pista camionabile la pista avente le seguenti caratteristiche: fondo naturale eventualmente migliorato nei tratti piu' difficili, larghezza minima metri 4 e prevalente metri 5, pendenza media 5-10 per cento, pendenza massima per brevi tratti 15 per cento, con eventuali opere di presidio e scolo delle acque;

e) e' definita pista trattorabile principale la pista avente le seguenti caratteristiche: fondo naturale eventualmente migliorato nei tratti piu' difficili, larghezza minima metri 3 e prevalente metri 4, pendenza media 5-15 per cento, pendenza massima per brevi tratti 30 per cento, con eventuali opere di presidio e scolo delle acque;

f) e' definita pista trattorabile secondaria la pista avente le seguenti caratteristiche: fondo naturale, larghezza minima metri 3 e prevalente metri 4, pendenza media inferiore al 20 per cento e pendenza massima per brevi tratti 35 per cento, con eventuali opere di presidio e scolo delle acque;

g) e' definito sentiero o mulattiera un tracciato di larghezza massima pari a metri lineari 1,00 non percorribile da automezzi o trattori, transitabile a piedi o con animali da soma.

3. E' di norma vietata, per i fini di cui alla presente legge, la realizzazione di strade come definite al comma 2 lettere a), b) e d); le stesse, qualora gia' esistenti all'entrata in vigore della presente legge, possono essere oggetto esclusivamente di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria.

4. Entro dodici mesi decorrenti dall'entrata in vigore della presente legge i comuni propongono al Servizio di cui all'articolo 6, comma 2, il riconoscimento della viabilita' forestale, come definita al comma 2 del presente articolo, gia' esistente e a tal fine inoltrano apposita istanza corredata da tutti gli elaborati necessari a definire per ogni singolo asse le caratteristiche della stessa; il dirigente di cui all'articolo 7 concede o nega il riconoscimento richiesto entro centottanta giorni dall'inoltro della richiesta.

5. Il mancato adempimento degli obblighi di cui al comma 4 comporta l'esclusione dell'ente inadempiente da incentivi e contributi previsti dagli atti di Piano e di Programma di cui agli articoli 10 e 11 nonche' da provvedimenti attuativi delle politiche comunitarie di settore.

6. La realizzazione o la manutenzione straordinaria di strade o piste forestali come definite al comma 2 deve essere oggetto di un'apposita sezione dei Piani di cui agli articoli 12 e 13, denominata piano della viabilita', compatibile con l'assetto idrogeologico, paesistico ed ambientale dell'area interessata; l'approvazione dei Piani vale quale autorizzazione all'esecuzione degli interventi ivi previsti, il cui avvio rimane comunque subordinato alla presentazione, da effettuarsi almeno sessanta giorni prima al Servizio di cui all'articolo 6, comma 2, di apposita dichiarazione corredata da progetto esecutivo.

7. La realizzazione, all'interno dei boschi e dei pascoli di cui alla presente legge, di strade e piste a carattere permanente, di piazzali di carico e teleferiche permanenti, necessari all'esecuzione dei lavori di taglio e di esbosco dei prodotti legnosi e di cura e sfruttamento dei pascoli, qualora non ricorrano le condizioni di cui al comma 6 e' assoggettata all'autorizzazione da parte del dirigente di cui all'articolo 7, che acquisisce, altresi', ove necessari, l'autorizzazione relativa al vincolo paesaggistico, alle normative urbanistiche ed edilizie, il nulla osta dell'ente gestore dell'area protetta interessata e la valutazione d'incidenza indicendo, ove ritenuto opportuno, apposita conferenza di servizi.

8. Le piste forestali e le vie di esbosco temporanee, i piazzali di carico temporanei, i tracciati interni alle tagliate e le teleferiche, connessi e funzionali al taglio del bosco, sono previsti nei progetti o nella relazione di cui all'articolo 35, comma 3, lettere b) e c) e non necessitano di ulteriore autorizzazione.

9. Le manutenzioni straordinarie e l'adattamento funzionale delle strade e piste forestali, inclusa la realizzazione delle opere necessarie alla regimazione delle acque superficiali, qualora non facenti parte dei progetti o delle relazioni di cui all'articolo 35, comma 3, lettere b) e c) sono sottoposti a procedura autorizzativa da parte del dirigente di cui all'articolo 7 con i tempi e le procedure di cui all'articolo 35, comma 3, lettera c).

10. Nell'ambito del regolamento di cui all'articolo 5 sono stabilite le definizioni e gli standard delle piste temporanee, dei piazzali di carico, delle teleferiche e delle altre modalita' di esbosco.

11. Nelle aree naturali protette e' fatta salva la normativa specifica prevista nelle leggi o nei regolamenti delle stesse.

 
Art. 38
(Cantieri forestali)

1. E' classificato cantiere forestale qualunque luogo in cui si effettuano i lavori forestali di seguito elencati:

a) operazioni di rimboschimento o imboschimento;

b) interventi selvicolturali o di utilizzazione forestale e prime trasformazioni della massa legnosa, fatta eccezione per gli interventi aventi estensione pari o inferiore a 0,5 ettari;

c) interventi di sistemazione idraulicoforestale;

d) lavori edili o di genio civile di interesse forestale;

e) realizzazione, manutenzione ed adeguamento della rete viabile forestale.

2. Per lo svolgimento dell'attivita' nei cantieri forestali si applica, ove pertinente, quanto previsto dalla vigente normativa in materia di tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro.

 
Art. 39
(Taglio ed estirpazione degli arbusti)

1. Il taglio degli arbusti e dei cespugli nei boschi e nei pascoli e' consentito nei casi e con le modalita' previsti dal regolamento di cui all'articolo 5.

2. L'estirpazione degli arbusti e dei cespugli nei boschi e nei pascoli e' vietata, salvo i casi in cui si renda necessaria per trasformazioni del bosco o mantenimento e miglioramento dei pascoli autorizzate ai sensi della presente legge, e per interventi di manutenzione di opere idrauliche e idraulico-forestali lungo i corsi d'acqua, regolarmente autorizzati.

 
Art. 40
(Boschi in situazione speciale)

1. Sono considerati in situazione speciale i boschi di qualunque specie, governo e trattamento e di qualsiasi estensione, che assolvono a particolari funzioni ambientali, idrogeologiche, paesaggistiche e di protezione; rientrano in questa categoria i boschi situati su terreni instabili o in forte pendenza o comunque particolarmente esposti ad erosione, ovvero in aree soggette a valanghe, sulle cime o lungo i crinali ove si riscontrino rilevanti limitazioni allo sviluppo della vegetazione.

2. I boschi in situazione speciale sono censiti nei Piani di cui agli articoli 12 e 13 e per essi sono determinati gli interventi necessari a garantirne la conservazione e tutela.

3. Nel regolamento di cui all'articolo 5 sono esplicitati i criteri per la definizione dei boschi in situazione speciale nonche' gli interventi selvicolturali in essi ammissibili, che hanno priorita' nel caso di concessione di incentivi con fondi pubblici.

 
Art. 41
(Castagneti)

1. La Regione riconosce ai castagneti un ruolo fondamentale per la stabilita' idrogeologica del territorio, per il valore naturalistico degli ecosistemi, per le qualita' del paesaggio, per l'economia delle aree montane interne.

2. Nei castagneti da frutto in attualita' di coltura sono consentiti la recinzione e, a fini colturali, il taglio e l'estirpazione degli arbusti, la potatura di ringiovanimento e la sostituzione di piante morte o non piu' produttive, l'effettuazione di innesti, nonche' l'accesso ed il transito con mezzi idonei all'esecuzione dei lavori ed alla raccolta dei frutti.

3. Il recupero ed il restauro forestale dei castagneti da frutto abbandonati, la conversione dei cedui castanili in castagneti da frutto e la conversione dei castagneti da frutto in cedui castanili sono autorizzati dal dirigente di cui all'articolo 7 secondo le procedure e i tempi di cui all'articolo 35, comma 3, lettere b) e c) sulla base di un progetto di miglioramento, coltura e conservazione che consideri gli aspetti fitopatologici, la gestione del periodo transitorio fino a conversione avvenuta e preveda la conversione graduale per superfici di limitata estensione, con tecniche a basso impatto paesaggistico.

4. Il regolamento di cui all'articolo 5 indica le modalita' di esecuzione degli interventi di cui ai commi 2 e 3 nonche' le disposizioni in materia di prevenzione e lotta fitosanitaria.

5. Nel quadro dei piani di cui agli articoli 10 e 11, nonche' di piani o programmi attuativi delle politiche dell'Unione europea, la Regione incentiva gli interventi di cui al comma 3 e la lotta fitosanitaria.

 
Art. 42
(Pascolo)

1. Al fine di incentivare la permanenza degli insediamenti zootecnici in aree montane e salvaguardare razze e popolazioni animali autoctone, nonche' quale ausilio nella prevenzione degli incendi boschivi, nei boschi puo' essere consentito il pascolo del bestiame da allevamento.

2. Nei boschi possono inoltre essere consentite forme estensive di allevamento di ungulati selvatici per finalita' venatorie o zootecniche.

3. Per i boschi di proprieta' degli enti pubblici, compresi nei Piani di cui all'articolo 13 regolarmente approvati e vigenti l'autorizzazione al pascolo e' concessa annualmente dagli stessi enti pubblici proprietari.

4. Nei casi e per i fini di cui ai commi 1 e 2, in assenza dei piani di cui all'articolo 13 nel caso di boschi appartenenti ad enti pubblici, e sempre per i boschi di proprieta' privata, il pascolo nei boschi e' autorizzato dal dirigente di cui all'articolo 7, che determina il carico sostenibile. I proventi derivanti all'ente pubblico dalla concessione a terzi del pascolo nei boschi sono utilizzati dall'ente stesso per la redazione dei piani di cui all'articolo 13.

5. Gli enti pubblici proprietari dei boschi sono tenuti ad istituire ed aggiornare un apposito registro degli animali immessi annualmente al pascolo nei boschi indicando la specie, il proprietario, il carico, la durata del pascolamento e l'area interessata indicandone gli estremi catastali. Il registro e' trasmesso al Servizio di cui all'articolo 6, comma 2, entro il 31 gennaio dell'anno successivo.

6. Il pascolo nei boschi in rinnovazione, negli impianti di imboschimento e rimboschimento e' vietato per la durata definita dal regolamento di cui all'articolo 5.

7. Il pascolo e l'allevamento di selvaggina nei boschi non in rinnovazione sono disciplinati dal regolamento di cui all'articolo 5 per categorie di animali ed in relazione al tipo, alla fase evolutiva ed allo stato generale del soprassuolo.

8. I pascoli naturali sono gestiti secondo il principio della sostenibilita' e della conservazione; a tal fine, in assenza dei piani di cui agli articoli da 12 a 14 i proprietari pubblici o privati di pascoli utilizzati aventi estensione complessiva superiore ad ettari 100 sono tenuti a redigere e sottoporre all'approvazione del dirigente di cui all'articolo 7 entro ventiquattro mesi dall'entrata in vigore della presente legge un apposito piano di utilizzazione e conservazione nel quale sono determinati, per lotti omogenei, il carico minimo e massimo ammissibile in unita' di bovino adulto (UBA), i sistemi di pascolamento razionali da adottarsi nonche' la data di inizio e fine dell'utilizzazione. Il piano di utilizzazione e conservazione contiene la regolamentazione dei diritti di uso civico di pascolo eventualmente gravanti sull'area pianificata.

9. Per i fini ed in assenza del Piano di utilizzazione di cui al comma 8 nonche' per i pascoli utilizzati di estensione complessiva inferiore ad ettari 100 il regolamento di cui all'articolo 5 determina, in funzione dell'altimetria e della tipologia dei pascoli:

a) il carico minimo e massimo ammesso sui pascoli;

b) la data di inizio e fine del pascolamento;

c) il numero massimo di animali, distinti per specie, che possono essere utilmente condotti al pascolo dal singolo guardiano.

10. Nei pascoli naturali di proprieta' degli enti pubblici il pascolamento puo' essere effettuato solo dal bestiame di proprieta' del concessionario o aggiudicatario. Questi ultimi non possono a nessun titolo concedere a terzi l'utilizzazione del pascolo a pena di revoca della concessione.

11. In nessun caso e' consentito effettuare la ripulitura dei pascoli mediante uso del fuoco.

12. Nei terreni saldi percorsi da incendio l'esercizio del pascolo e' vietato per i cinque anni successivi all'evento.

13. I Comuni e gli altri enti locali proprietari di pascoli, anche se soggetti agli usi civici, adottano propri regolamenti per l'utilizzazione degli stessi. Detti regolamenti non possono pero' derogare alle disposizioni della presente legge, ne' a quelle del regolamento di cui all'articolo 5.

14. Nei casi di cui al comma 13 laddove siano ancora in vigore i regolamenti comunali adottati ai sensi dell'articolo 135 del R.D. 30 dicembre 1923, n. 3267 (Riordinamento e riforma delle legislazione in materia di boschi e terreni montani) e quelli adottati ai sensi del Capo II del Titolo II del R.D. 26 febbraio 1928, n. 332 (Approvazione del regolamento per la esecuzione della legge 16 giugno 1927, n. 1766, sul riordinamento degli usi civici nel Regno) sono adeguati alle disposizioni della presente legge e del regolamento di cui all'articolo 5, entro centottanta giorni dalla rispettiva entrata in vigore. Decorso tale termine, le disposizioni della presente legge e del regolamento si sostituiscono a quelle corrispondenti dei regolamenti comunali.

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Note all'art. 42:

     Il regolamento stralcio della disciplina per il personale addetto alla custodia del bestiame al pascolo e' stato emanato dal Presidente della Giunta regionale con Decreto 12 novembre 2015, n. 7/Reg.

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Art. 43
(Prodotti secondari del bosco e del pascolo)

1. Ai fini della presente legge sono considerati prodotti secondari del bosco e dei pascoli, tra gli altri, i funghi, i tartufi, le fragole, i lamponi, i mirtilli, le more di rovo, le bacche di ginepro, gli asparagi selvatici, gli orapi o spinaci selvatici.

2. La raccolta dei funghi e dei tartufi e' regolata dalle leggi regionali vigenti in materia.

3. La raccolta degli altri prodotti secondari del bosco e dei pascoli, anche diversi rispetto a quelli menzionati nel comma 1, e' consentita entro i limiti fissati dal regolamento di cui all'articolo 5.

 
Art. 44
(Lotta fitosanitaria)

1. I boschi e gli impianti di arboricoltura da legno gravemente danneggiati da parassiti o da altre cause avverse sono assoggettati, al fine di ripristinare la loro efficienza biologica e produttiva, ad interventi selvicolturali di recupero; gli interventi sono previsti dai programmi regionali di finanziamento secondo specifiche priorita'.

2. I proprietari, i possessori o detentori secondo le forme di legge di boschi e di impianti di arboricoltura da legno sono obbligati a dare immediata comunicazione di fitopatie in corso al Servizio fitosanitario regionale e al Servizio di cui all'articolo 6, comma 2, che decide se attivare interventi diretti o se prescriverli all'interessato.

 
Art. 45
(Circolazione su strada e fuori strada)

1. Nei boschi e sui pascoli e' vietato il transito di mezzi meccanici con motore a combustione interna.

2. La realizzazione delle opere necessarie ad impedire l'accesso e' a carico dei gestori o dei proprietari delle aree servite, che possono a tal fine avvalersi di eventuali provvidenze previste in programmi di finanziamento regionali, statali o comunitari nonche' dei fondi eventualmente accantonati per migliorie boschive.

3. Sulla viabilita' di cui all'articolo 37 e' consentito il transito esclusivamente ai mezzi necessari per il pronto soccorso, la vigilanza, l'antincendio, per esigenze di studio e ricerca, i lavori forestali e agricoli, comprese le perlustrazioni preliminari, e di quelli utilizzati dai proprietari o possessori nelle forme di legge per motivi di lavoro o di accesso ai propri fondi ivi inclusi il trasporto o il transito del bestiame.

4. Sono inoltre consentiti, previa autorizzazione del comune competente per territorio, nonche', nelle aree protette, dell'ente gestore dell'area stessa, la circolazione sulle strade e piste di cui all'articolo 37 e la sosta nelle aree ricomprese entro cinque metri dal ciglio delle stesse, in occasione di manifestazioni, rassegne, mostre, raduni, sagre e in altre circostanze simili a condizione che non venga arrecato disturbo alla fauna protetta o danno alle componenti naturali.

5. Nel proporre al Servizio regionale di cui all'articolo 6, comma 2, il riconoscimento della viabilita', ai sensi dell'articolo 37, comma 4, il comune individua la viabilita' sulla quale intende autorizzare il transito per finalita' di fruizione turistica anche diversa da quelle di cui ai commi 3 e 4. Per la viabilita' cosi' individuata, il comune, con apposito regolamento, stabilisce il contingente massimo di mezzi motorizzati da autorizzare al transito, nonche' i periodi dell'anno durante i quali il transito e la sosta dei mezzi stessi sono consentiti.

6. Il regolamento di cui all'articolo 5 disciplina le autorizzazioni di cui ai commi 4 e 5 con particolare attenzione alle aree della rete Natura 2000.

7. Sono fatte salve le esigenze di pubblica utilita' e sono eccettuati i casi di cui ai commi 3 e 4, per i quali e' consentita anche la sosta di veicoli nelle aree ricomprese entro cinque metri lineari dal ciglio delle strade comunque carrozzabili. In conformita' con quanto previsto dal decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), sulle restanti strade, e' consentita la circolazione e la sosta entro i tre metri lineari dai rispettivi cigli.

7-bis. I Comuni possono prevedere spazi idonei destinati alla sosta temporanea per il traffico normale e turistico.

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Note all'art. 45:

     Articolo cosi' modificato dall'art. 7, commi 1, , 2, 3 e 4, L.R. 26 gennaio 2017, n. 5. Vedi il testo originale.

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