DECRETO 13 agosto 2007, n. 3/Reg. ([1])

Disciplina dei procedimenti di concessione di derivazione di acqua pubblica, di riutilizzo delle acque reflue e di ricerche di acque sotterranee.

Indice

Premessa

TITOLO I PRINCIPI GENERALI

Art. 1 Oggetto e finalità

Art. 2 Ambito di applicazione

Art. 3 Usi delle acque pubbliche

Art. 4 Definizioni

Art. 5 Uso domestico delle acque sotterranee

Art. 6 Catasto delle utilizzazioni

Art. 7 Controllo perforazioni e utilizzazioni acque

Art. 8 Classificazione delle derivazioni ai fini dell’individuazione delle competenze delle Province e della Regione

Art. 9 Individuazione delle competenze

TITOLO II IL PROCEDIMENTO DI CONCESSIONE

CAPO I Avvio del procedimento e istruttoria

Sezione I – Disposizioni generali

Art. 10 Domanda di concessione

Art. 11 Contenuti e modalità di presentazione della domanda

Art. 12 Procedibilità della domanda

Art. 13 Acquisizioni pareri ed informazioni ed esame preliminare della domanda

Art. 14 Pubblicazioni

Art. 15 Domande concorrenti

Art. 16 Modificazioni dei progetti

Art. 17 Osservazioni ed opposizioni

Art. 18 Partecipazione al procedimento

Art. 19 Conferenza di servizi e visita locale di istruttoria

Art. 20 Integrazione documentazione

Art. 21 Relazione istruttoria

Sezione II - Disposizione in materia di acque sotterranee e di prelievi abusivi

Art. 22 Autorizzazione alla ricerca di acque sotterranee tramite pozzo, per uso diverso dal domestico

Art. 23 Ricerca, estrazione ed utilizzazione delle acque sotterranee destinate al consumo umano

Art. 24 Prelievi abusivi

CAPO II Conclusione del procedimento e modalità di esecuzione dei lavori

Art. 25 Criteri per il rilascio della concessione

Art. 26 Autorizzazione provvisoria alla esecuzione delle opere

Art. 27 Cauzione per l’autorizzazione provvisoria alla esecuzione delle opere

Art. 28 Diniego della concessione

Art. 29 Disciplinare di concessione

Art. 30 Ulteriori condizioni della concessione

Art. 31 Durata della concessione

Art. 32 Criteri per la determinazione del canone e sua decorrenza

Art. 33 Addizionale regionale

Art. 34 Spese d’istruttoria

Art. 35 Cauzione

Art. 36 Contributo idraulico

Art. 37 Polizze assicurative per danni di esecuzione, responsabilità civile verso terzi e spese di rimozione delle opere di derivazione di cui all’art. 54

Art. 38 Rilascio della concessione

Art. 39 Concessione di acqua e di beni demaniali

Art. 40 Espropriazione ed imposizione di servitù per l’esercizio della concessione

Art. 41 Registrazione ai fini fiscali, pubblicazioni e notifiche

Art. 42 Esecuzione dei lavori

Art. 43 Termini per la conclusione del procedimento

CAPO III Valutazione di impatto ambientale

Art. 44 Domande di concessione soggette a valutazione di impatto ambientale e a valutazione di incidenza

CAPO IV Procedimenti connessi alla concessione

Art. 45 Rinnovo della concessione

Art. 46 Cambio di titolarità

Art. 47 Sottensione

Art. 48 Limitazione o sospensione temporanea dell'esercizio della concessione

Art. 49 Varianti alla concessione

Art. 50 Variazioni del regime del corso d’acqua

TITOLO III ESTINZIONE DELLA CONCESSIONE

Art. 51 Decadenza

Art. 52 Revoca

Art. 53 Rinuncia

Art. 54 Opere di derivazione alla cessazione dell'utenza

Art. 55 Trasferimento al demanio idrico delle opere di derivazione nelle grandi derivazioni per forza motrice

Art. 56 Controllo dell’efficienza delle opere da trasferire al demanio idrico

Art. 57 Trasferimento al demanio idrico delle opere di derivazione ad uso potabile, irriguo o bonifica e nei casi di mancato rinnovo, decadenza, rinuncia o revoca

TITOLO IV PROCEDURE SEMPLIFICATE

Art. 58 Prelievi assoggettati a procedura semplificata

Art. 59 Licenze di attingimento

TITOLO V DISCIPLINA DEI PROCEDIMENTI SPECIALI

CAPO I Disciplina dei procedimenti di concessione preferenziale e di riconoscimento delle utilizzazioni di acque che hanno assunto natura pubblica

Art. 60 Procedimento di rilascio della concessione preferenziale di cui all’art. 4 del T.U. 1775/1933

Art. 61 Concessione preferenziale di acque sotterranee estratte mediante pozzo

Art. 62 Riconoscimento di antico diritto di cui all’art. 3 del T.U. 1775/1933

Art. 63 Cessazione dei prelievi e definizione dei canoni demaniali arretrati

CAPO II Procedimenti di attuazione dell’art. 166, comma 1, e dell’art. 99, comma 2, del d.lgs. 152/2006.

Sezione I - Procedimenti per l’utilizzazione delle acque fluenti nei canali e nei cavi consortili per usi diversi dall’irriguo

Art. 64 Ambito di applicazione

Art. 65 Procedimento di rilascio dell'autorizzazione per l’utilizzazione delle acque fluenti nei canali e nei cavi consortili per usi diversi dall’irriguo

Sezione II - Procedimenti per l’utilizzazione delle acque reflue depurate

Art. 66 Ambito di applicazione

Art. 67 Procedimento di rilascio dell'autorizzazione per l’utilizzazione delle acque reflue depurate

TITOLO VI NORME SPECIALI, TRANSITORIE E FINALI

CAPO I Norme speciali

Art. 68 Norme speciali

Art. 69 Derivazioni interprovinciali

Art. 70 Revisione delle concessioni

Art. 71 Vigilanza e sanzioni amministrative

CAPO II Norme transitorie e finali

Art. 72 Norme generali sui procedimenti pendenti

Art. 73 Procedimenti pendenti e norme transitorie sulle licenze di attingimento

Art. 74 Procedimenti pendenti sulle autorizzazioni alla ricerca di acque sotterranee

Art. 75 Norme statali e regionali disapplicate

Art. 76 Aggiornamento allegati e predisposizione modulistica

Art. 77 Entrata in vigore

Allegati

 

Premessa

 

Il Presidente della Giunta regionale

 

     Visto l'art. 121 della Costituzione come modificato dalla L.Cost. 22 novembre 1999, n. 1;

     Visto l'art. 39 del vigente Statuto regionale;

     Visto il verbale del Consiglio regionale n. 73/7 del 24 luglio 2007;

 

Emana

     il seguente regolamento:

TITOLO I
PRINCIPI GENERALI

Art. 1
Oggetto e finalità

1. Il presente Regolamento disciplina, in attuazione dell’art. 94, comma 6 della legge regionale del 17.04.2003, n. 7, Disposizioni finanziarie per la redazione del bilancio annuale 2003 e pluriennale 2003-2005 della Regione Abruzzo, la ricerca, l’uso delle acque sotterranee e il procedimento di rilascio dei titoli concessori relativi ai prelievi di acqua pubblica, promuovendo la semplificazione amministrativa, nel rispetto delle norme poste a tutela degli aspetti qualitativi e quantitativi della risorsa idrica e dei principi desumibili dalla legislazione statale e regionale in materia di cui all’Allegato A.

2. Sono fatti salvi gli effetti di quanto disposto dall’art. 89, commi 2 e 3, del decreto legislativo del 31.03.1998, n. 112, per la cui attuazione sono perfezionate apposite intese tra le Regioni interessate a cura della Direzione Regionale preposta alla gestione e tutela della risorsa acqua.

3. Sono fatti altresì salvi gli effetti di quanto disposto dall’art. 158 del decreto legislativo del 03.04.2006, n. 152, e dall’allegato 4 del D.P.C.M. 04.03.1996, per la cui attuazione sono perfezionati appositi accordi di programma ai sensi dell’art. 34 del decreto legislativo del 18.08.2000, n. 267. Detto accordo di programma, per quanto concerne la Regione Abruzzo, dà luogo alla determina di concessione e sostituisce a tutti gli effetti le procedure di concessione di cui al successivo Titolo II.

Art. 2
Ambito di applicazione

1. E’ sottoposto alla disciplina del presente regolamento:

a) qualsiasi approvvigionamento di acqua pubblica da corpo idrico superficiale, da acque sotterranee e sorgive, ad eccezione di quanto indicato al successivo comma 2 e delle acque minerali e termali, regolate dalla legge regionale del 10.07.2002, n. 15 e s.m.i., nonché delle acque di sorgente e minerali naturali regolate ai sensi del decreto legislativo del 04.08.1999, n. 339;

b) la ricerca, l’uso e la tutela delle acque sotterranee.

2. Non sono disciplinate dal presente regolamento, in quanto non necessitano di autorizzazione o concessione:

a) le acque raccolte ai sensi dell’art. 167, comma 3, del d.lgs. 152/2006, concernente la raccolta di acqua piovane in invasi e cisterne al servizio di fondi agricoli o di singoli edifici destinati a civile abitazione;

b) l’estrazione e l’utilizzazione, ai sensi dell’art. 167, comma 5, del d.lgs. 152/2006, da parte del proprietario del fondo di acque sotterranee, ivi comprese le sorgenti, destinati all’uso domestico, come definito all’art. 3, comma 1, lett. k);

c) l’utilizzazione delle acque scolanti su suoli, in canali e fossi di proprietà privata per i seguenti usi: irriguo, innaffiamento giardini e attrezzature sportive pubbliche o private, se non a scopo di lucro, ai sensi dell’art. 17, comma 2, del R.D. 1775/1933, come da ultimo sostituito dall’art. 96, comma 4, del d.lgs. 152/2006;

d) i prelievi ad uso collettivo destinati ad una generalità indeterminata di utenti, quali le fontane, gli abbeveratoi e i lavatoi pubblici, nonché la costituzione di scorte antincendio realizzate dalle pubbliche autorità preposte alla tutela del patrimonio boschivo;

e) i prelievi non destinati all’utilizzo della risorsa.

3. I prelievi di cui al precedente comma 2 sono regolati dall’art. 7, fatta eccezione per quelli indicati alla lett. a), per i quali i controlli previsti si applicano qualora il Servizio Procedente, riconosca che il prelievo interferisce con particolari ragioni di interesse pubblico generale, motivato ai sensi dell’art. 3 della legge del 07.08.1990, n. 241 e s.m.i.

Art. 3
Usi delle acque pubbliche

1. Ai fini del presente regolamento gli usi delle acque pubbliche si distinguono, ai sensi della tabella A, dell’art. 73 della legge regionale del 08.02.2005, n. 6, nelle seguenti classi di uso:

a) consumo umano: uso dell'acqua per approvvigionamento idrico ad uso igienico potabile, comunque effettuato;

b) irriguo: qualunque uso dell'acqua funzionale all’attività di una azienda agricola, fatto salvo quanto previsto alla lett. k);

c) idroelettrico e forza motrice: uso dell'acqua finalizzato alla produzione di energia elettrica o di forza motrice. In detto uso ricade anche la riqualificazione di energia, intesa come utilizzazione dell'acqua, sostanzialmente a ciclo chiuso, finalizzata ad incrementare l'energia potenziale della stessa con l'obiettivo di renderla idonea alla produzione di energia elettrica nello stesso impianto nelle cosiddette ore piene;

d) industriale: uso dell'acqua direttamente connesso con il processo produttivo o con l'attività di prestazione del servizio, per la fabbricazione, il trattamento, la conservazione o l'immissione sul mercato di prodotti o di sostanze destinate al consumo umano, per il raffreddamento di macchinari o condizionatori degli impianti produttivi, per il lavaggio degli inerti e per l'innevamento artificiale;

e) piscicoltura: uso dell'acqua finalizzato all'allevamento di specie ittiche;

f) civile: uso dell'acqua per l’irrigazione di aree destinate ad attività sportive e ricreative, di aree a verde pubblico o privato a servizio di attività commerciali o industriali;

g) igienico: uso dell’acqua per servizi igienici, per il lavaggio di strade e superfici impermeabilizzate e per lo spurgo di fognature;

h) antincendio: uso dell’acqua per la costituzione di scorte antincendio;

i) autolavaggio: uso dell’acqua destinato al lavaggio di veicoli quale attività commerciale. L’uso dell’acqua per il lavaggio di veicoli per uso privato o al servizio di attività industriali o commerciali non rientra in tale classe di uso ma si intende assimilato alla classe di uso igienico;

j) zootecnico: uso dell'acqua destinato alla gestione dell'allevamento, assimilabile all’uso irriguo qualora il volume annuo è inferiore a 1.000 metri cubi annui (m3/anno) e se l’allevamento del bestiame è connesso alla conduzione del fondo agricolo da cui provengono prodotti di foraggio per almeno il 30 percento del fabbisogno; altrimenti assimilabile all’uso industriale qualora il volume annuo è superiore a 1.000 m3/anno e, in ogni caso, se l’allevamento del bestiame non è connesso alla conduzione del fondo agricolo ovvero se è connesso alla conduzione del fondo agricolo da cui provengono prodotti di foraggio ma tali prodotti non superano il 30 percento di quello occorrente;

k) domestico: uso dell’acqua destinata all'innaffiamento di giardini e orti strettamente correlati al nucleo familiare e all'abbeveraggio del bestiame ivi compreso l’uso potabile ed igienico purché la zona interessata non sia servita da pubblico acquedotto, e non siano correlati ad un'attività economico-produttiva o con finalità di lucro.

2. Qualsiasi uso diverso da quelli definiti nel precedente comma 1 può essere ricondotto ad una delle classi previste nel medesimo comma. Nel caso in cui ciò non sia possibile, la Giunta Regionale, su proposta della Direzione Regionale preposta alla gestione e tutela della risorsa acqua, stabilisce, con provvedimento di carattere generale, a quale tipologia di uso debbano assimilarsi usi diversi da quelli sopra indicati. L’atto deliberativo è pubblicato sul B.U.R.A.

3. Per uso promiscuo si intende l’utilizzo in serie, da parte dello stesso soggetto, per diversi usi, di tutto o parte del volume di acqua concessa.

Art. 4
Definizioni

1. Ai fini del presente Regolamento si intende per:

a) acque destinate al consumo umano: le acque destinate ad uso potabile e le acque utilizzate in un'impresa alimentare per la fabbricazione, il trattamento, la conservazione o l'immissione sul mercato di prodotti o di sostanze destinate al consumo umano;

b) acque sorgive: qualsiasi emergenza delle acque sotterranee in superficie, ivi compresi i fontanili di pianura originati dalla fuoriuscita al piano di campagna delle acque di falda in relazione alle particolari condizioni geomorfologiche e idrogeologiche locali;

c) acque sotterranee: le falde idriche, vale a dire le acque presenti in strati di roccia porosa o fessurata, generalmente sovrastante a strati di roccia impermeabile;

d) acque subalvee: le acque sotterranee contenute negli acquiferi continui, in stretta intercomunicazione con un corso d'acqua, che costituiscono parte integrante dell'alveo al di sotto del quale scorrono o in cui affiorano. Le acque subalvee, ai fini dell'utilizzo e della relativa concessione, sono considerate acque superficiali;

e) acque superficiali: le acque di fiumi, torrenti, rii, fossi, canali, laghi e lagune;

f) acquifero: corpo permeabile in grado di immagazzinare e trasmettere un quantitativo idrico tale da rappresentare una risorsa d’importanza socio-economica ed ambientale;

g) area di ricarica: la superficie dalla quale proviene l’alimentazione al corpo idrico sotterraneo considerato; essa è costituita dall’area nella quale avviene l’infiltrazione diretta alle acque sotterranee delle acque meteoriche o dall’area di contatto con i corpi idrici superficiali dai quali le acque sotterranee traggono alimentazione;

h) bacino idrografico: il territorio dal quale le acque pluviali o di fusione delle nevi e dei ghiacciai, defluendo in superficie, si raccolgono in un determinato corso d'acqua direttamente o a mezzo di affluenti, nonché il territorio, delimitato da una cintura montuosa o collinare che funge da spartiacque, che può essere allagato dalle acque del medesimo corso d'acqua, ivi compresi i suoi rami terminali con le foci in mare ed il litorale marittimo prospiciente; qualora un territorio possa essere allagato dalle acque di più corsi d'acqua, esso si intende ricadente nel bacino idrografico il cui bacino imbrifero montano ha la superficie maggiore. Il bacino termina in un punto del fiume detto "sezione di chiusura", in cui transitano tutte le acque che defluiscono da monte;

i) bilancio idrico: il saldo fra la disponibilità di risorse idriche reperibili o attivabili nell'area di riferimento ed i fabbisogni per i diversi usi, ivi compreso il minimo deflusso vitale;

j) corpo idrico: per corpo idrico, superficiale o sotterraneo, deve intendersi qualsiasi massa d'acqua, che, indipendentemente dalla sua entità, presenti proprie caratteristiche idrologiche, fisiche, chimiche biologiche, e sia, o possa essere, suscettibile di uno o più impieghi. I corpi idrici soggetti alla normativa italiana sono stati così definiti: laghi e serbatoi artificiali; corsi d’acqua naturali e artificiali; acque di transizione (estuari, lagune); acque costiere marine; falde acquifere sotterranee. Tra le diverse forme che assume l’acqua, si realizza un complesso sistema dinamico (il ciclo idrologico), caratterizzato da continui scambi;

k) deflusso minimo vitale (DMV): la portata istantanea da determinare in ogni tratto omogeneo del corso d’acqua, che deve garantire la salvaguardia delle caratteristiche fisiche del corpo idrico, chimico-fisiche delle acque nonché il mantenimento delle biocenosi tipiche delle condizioni naturali locali;

l) derivazione: qualsiasi prelievo di acqua pubblica esercitato mediante opere mobili o fisse;

m) falda: le acque che si trovano al di sotto della superficie del terreno, nelle zone di saturazione e in diretto contatto con il suolo e il sottosuolo, circolanti nell’acquifero e caratterizzate da movimento e presenza continua e permanente. Essa può essere distinta, secondo le condizioni idrauliche ed al contorno, in:

1) falda freatica (superficiale o libera): la falda più vicina alla superficie del suolo alimentata direttamente dalle acque di infiltrazione superficiale ed in diretta connessione con il reticolo idrografico;

2) falde profonde: le falde poste al di sotto della falda freatica, ove presente, e cioè le falde confinate, le falde semiconfinate e le falde ospitate nelle porzioni inferiori dell’acquifero indifferenziato, caratterizzate da una bassa velocità di deflusso, da elevati tempi di ricambio e da una differente qualità idrochimica rispetto a quelle ospitate nelle porzioni più superficiali del medesimo;

n) opera di captazione: opera o complesso di opere, realizzate in corrispondenza della sorgente (captazione da sorgente), o nel corpo dell’acquifero alimentatore (captazione da acquifero) o realizzate ai punti di presa d’acque superficiali (derivazione), atte a sfruttare la risorsa idrica. Tale opera deve essere progettata e realizzata in modo tale da non pregiudicare lo stato quali-quantitativo della risorsa e deve essere dotata di idonee strutture per la misura dei parametri quali-quantitativi;

o) pozzo: struttura realizzata mediante una perforazione, generalmente completa di rivestimento, filtri, dreno e cementazione e sviluppata al fine di consentire l'estrazione di acqua dal sottosuolo;

p) piezometro: pozzo generalmente di diametro ridotto che filtra un tratto di acquifero ai fini della misura del livello piezometrico della falda in esame;

q) campo pozzi: area che comprende un insieme di pozzi a servizio di una singola utenza;

r) pozzo di monitoraggio: pozzo che consente il prelievo di campioni d'acqua rappresentativi della falda interessata dai filtri. Per particolari configurazioni del flusso idrico sotterraneo, pozzo di monitoraggio e piezometro possono coincidere;

s) portata massima di prelievo: valore massimo istantaneo del prelievo, espresso in litri al secondo (l/s) oppure in metri cubi al secondo (m3/s);

t) portata media di prelievo: valore medio del prelievo espresso in l/s ovvero equivalente al valore espresso in m3/s, calcolato dividendo il volume totale concesso nel corso dell'anno solare per il periodo di tempo in cui il prelievo è autorizzato;

u) prova di pompaggio o di emungimento: prelievo effettuato da un pozzo mediante pompa, con una portata predeterminata in un tempo definito e con misurazione dell'abbassamento del livello dell'acqua nel pozzo stesso o in pozzi ovvero piezometri vicini;

v) modulo: unità di misura della portata che equivale ad una quantità costante di 100 l/s; per l’uso industriale detto valore corrisponde a 3.000.000 m3/anno;

w) volume di prelievo: la quantità di acqua, espressa in m3/anno, corrispondente al volume totale concesso nel corso dell'anno solare;

x) zona di salvaguardia: zona interessata da risorse idriche qualificate, delimitata e gestita per mantenere e migliorare le caratteristiche qualitative delle acque superficiali e sotterranee, con particolare riferimento a quelle dotate di caratteristiche di potabilità;

y) progetto preliminare: l’insieme degli elaborati contenenti tutti gli elementi tecnici ed economici necessari ai fini del rilascio della concessione di derivazione di acqua pubblica, in relazione alla tipologia di derivazione di cui all’art. 8 commi 3 e 4, ed è composto, salvo specifiche esigenze emerse durante la fase istruttoria, dagli elaborati previsti nell’Allegato B;

z) progetto definitivo: il progetto redatto sulla base delle indicazioni del progetto preliminare e delle eventuali prescrizioni dettate in sede di conferenza di servizi e/o di pronuncia di compatibilità ambientale;

aa) progetto esecutivo: esso costituisce la ingegnerizzazione di tutte le lavorazioni e, pertanto, definisce compiutamente ed in ogni particolare architettonico, strutturale ed impiantistico l'intervento da realizzare. Il progetto è redatto nel pieno rispetto del progetto definitivo ovvero del progetto preliminare nonché delle prescrizioni dettate in sede di rilascio della concessione di derivazione, ove previste.

Art. 5
Uso domestico delle acque sotterranee

1. Il proprietario del fondo o il suo avente causa, nel rispetto della normativa in materia di tutela ed uso del suolo, può utilizzare liberamente per usi domestici le acque sotterranee, comprensive di quelle di sorgente, estratte o prelevate dal fondo stesso per una portata massima di 2 l/s e, comunque, per un prelievo non superiore ai 3.000 m3/anno.

2. Per finalità conoscitive e di controllo, la Provincia trasmette alla Regione copia della denuncia effettuata dal proprietario del fondo, ai sensi dall’art. 10 del decreto legislativo del 12.07.1993, n. 275, completa dei dati caratteristici dell'utilizzazione stessa, sulla base dell’allegato tecnico Scheda I, per l’inserimento dei dati nel catasto delle utilizzazioni idriche di cui all’art. 6 e nel Sistema Informativo Territoriale (SIT).

3. L’uso potabile e igienico è consentito solo qualora non sia possibile allacciarsi all’acquedotto esistente ed è comunque subordinato al nulla-osta dell’autorità sanitaria competente previo accertamento delle caratteristiche qualitative dell’acqua. L’impossibilità di allacciarsi all’acquedotto deve essere attestata, su richiesta del proprietario del fondo, dal Sindaco. Nel caso in cui diventi possibile allacciarsi alla nuova rete acquedottistica, il proprietario deve darne notizia, con tempestività, al Servizio Procedente, pena l’applicazione delle disposizioni di cui all’art. 17 del T.U. 1775/1933 e s.m.i.

4. L’uso delle acque di cui al presente articolo, è regolato dall’art. 7.

Art. 6
Catasto delle utilizzazioni

1. A livello regionale è formato, per ogni provincia e conservato a cura del Servizio di cui all’art. 9, comma 3, lett. b), il catasto delle utilizzazioni delle acque pubbliche.

2. Per la formazione del catasto, tutti gli utilizzatori devono fare dichiarazione delle rispettive utilizzazioni, fatta eccezione per le licenze di attingimento di cui all’art. 59, le cui quantità d’acqua ai sensi dell’art. 59, comma 6, verranno registrate nel catasto a cura del Servizio di cui all’art. 9, comma 3, lett. b).

3. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente Regolamento, la dichiarazione deve essere effettuata nel termine sotto indicato:

a) entro dodici mesi, per le utilizzazioni in atto alla data di entrata in vigore del presente Regolamento e formalmente assentite, fatta eccezione di quelle indicate agli artt. 5 e 7;

b) entro tre mesi, per le utilizzazioni autorizzate provvisoriamente ai sensi dell’art. 24;

c) entro sessanta giorni dal rilascio dell’autorizzazione, per le utilizzazioni di cui agli artt. 58, 65 e 67;

d) entro sessanta giorni dalla data di rilascio del provvedimento, e comunque entro dodici mesi dall’entrata in vigore del Regolamento, per le utilizzazioni di cui agli artt. 60 e 62;

e) entro sessanta giorni dalla data di notifica della determina di concessione di cui agli artt. 38, 45, 46 e 49.

4. Per le utilizzazioni di cui agli artt. 5 e 7, il termine di 3 anni per la presentazione della dichiarazione decorre dalla data di pubblicazione sul B.U.R.A. dell’apposito provvedimento emanato dalla Direzione preposta alla gestione e tutela della risorsa acqua.

5. La dichiarazione di cui al comma 3 deve essere effettuata sull’allegato tecnico Scheda I.

Art. 7
Controllo perforazioni e utilizzazioni acque

1. I soggetti che, per finalità proprie o per obblighi derivanti da leggi, regolamenti o atti della pubblica amministrazione, realizzano e gestiscono manufatti per il controllo piezometrico della falda e della qualità dell'acqua, comunicano alla Provincia territorialmente competente e alla Regione, tramite la Provincia, l'ubicazione, le caratteristiche costruttive, la stratigrafia del terreno e, ove richiesto, i dati periodicamente rilevati.

2. Qualora le perforazioni sono funzionali all'abbassamento della falda per l'esecuzione di opere, con esclusione delle perforazioni finalizzate ad interventi di sistemazione idrogeologica da parte della Pubblica Amministrazione, l'interessato invia al Servizio Procedente della Provincia una comunicazione corredata, in duplice copia, da:

a) relazione tecnica generale;

b) progetto delle perforazioni da realizzare;

c) cartografia idonea a localizzare la perforazione (corografia su carta tecnica regionale in scala 1:5.000/10.000 e planimetria catastale).

3. Decorsi trenta giorni dal ricevimento della comunicazione di cui al comma 2, senza che il Servizio Procedente della Provincia abbia comunicato parere contrario o richiesto ulteriori adempimenti, l'interessato può dare inizio ai lavori adottando le cautele necessarie a prevenire effetti negativi derivanti dall'eventuale messa in comunicazione di falde diverse.

4. Nel termine di cui al comma 3, il Servizio Procedente della Provincia può prescrivere l'adozione di particolari modalità di esecuzione delle opere ai fini della tutela dell'acquifero sotterraneo.

5. Entro trenta giorni dalla conclusione dei lavori di perforazione, l'interessato trasmette al Servizio Procedente della Provincia la stratigrafia dei terreni attraversati, a firma di un tecnico competente per legge, unitamente ai risultati delle analisi delle acque estratte e di quelle eventualmente scaricate, secondo le modalità previste dal Titolo IV del d.lgs. 152/2006.

6. Gli utilizzatori delle acque appartenenti al demanio pubblico, così come definite dall’art. 1 del d.p.r. del 18.02.1999, n. 238, sono tenuti all’installazione di idonei dispositivi per la misurazione dei volumi d’acqua derivata e a trasmettere, in duplice copia, al Servizio Procedente della Provincia, i seguenti dati:

a) relazione tecnica generale;

b) progetto delle perforazioni realizzate;

c) cartografia idonea ad individuare la localizzazione della perforazione (corografia su carta tecnica regionale in scala 1:5.000/10.000 e planimetria catastale);

d) volume di prelievo d’acqua annualmente emunta, portata media di prelievo e livello statico della falda intercettata.

Le Province, con cadenza trimestrale, trasmettono i dati raccolti alla Direzione Regionale preposta alla gestione e tutela della risorsa acqua, con le modalità stabilite dall’art. 5, comma 2.

7. Parimenti sono tenuti all’installazione dei dispositivi indicati al comma 6, gli utilizzatori delle acque non appartenenti al demanio pubblico, così come definite dai commi 2 e 3 dell’art. 1 del d.p.r. 238/1999, qualora l’Autorità Concedente Regionale riconosca che il prelievo interferisce con particolari ragioni di interesse pubblico generale, motivato ai sensi dell’art. 3 della legge del 07.08.1990, n. 241 e s.m.i.

8. Per le utilizzazioni in atto alla data di entrata in vigore del Regolamento, limitatamente a quelle indicate agli artt. 2 e 5, le incombenze di cui al comma 6 devono essere espletate entro tre anni dalla medesima data. Per le nuove concessioni, l’installazione dei dispositivi di cui al comma 6, decorre fin dall’attivazione della captazione. Per le utilizzazioni in atto soggette rispettivamente, ai sensi degli artt. 3 e 4 del T.U. 1775/1933, al riconoscimento di antico uso e alla concessione preferenziale, l’installazione deve avvenire entro sessanta giorni dalla data di rilascio del relativo provvedimento e comunque entro il termine di tre anni sopra indicato.

9. Con Determina del Direttore della Direzione Regionale preposta alla gestione e tutela della risorsa acqua, da emanarsi entro sei mesi dalla data di pubblicazione del presente regolamento sul B.U.R.A., anche in assenza delle linee guide previste dall’art. 95, comma 3, del d.lgs. 152/2006, sono individuate:

a) le caratteristiche tecniche dei dispositivi di misurazione dei volumi, le quali possono essere differenziate per tipologia d’uso ovvero per il medesimo uso in considerazione della peculiarità della zona interessata dalle captazioni;

b) le priorità di installazione dei dispositivi di cui al comma 6, tenendo conto dei seguenti criteri:

1) quantità e qualità della risorsa idrica in rapporto alle finalità di utilizzo;

2) tipologia d’uso;

3) quantità e qualità della risorsa idrica in rapporto allo sfruttamento del singolo corpo idrico.

Art. 8
Classificazione delle derivazioni ai fini dell’individuazione delle competenze delle Province e della Regione

1. Ai fini della individuazione delle competenze delle Province e della Regione in materia di trasferimento delle funzioni amministrative inerenti alla gestione delle risorse idriche si rimanda all’art. 94, comma 3 bis, della l.r. 7/2003, così come integrato dal comma 5, dell’art. 139 della l.r. 26.04.2004, n. 15 e s.m.i..

2. Fermo restando la distinzione tra grandi e piccole derivazioni di cui al comma 1 del presente articolo e all’art. 6 del T.U. 1775/1933 e s.m.i., sono previste le seguenti tre classi di derivazione ai soli fini della individuazione della documentazione a corredo della domanda, di cui all’Allegato B:

a) piccole e grandi derivazioni da acque superficiali;

b) piccole e grandi derivazioni da acque sotterranee;

c) piccole e grandi derivazioni da acque sorgive.

Art. 9
Individuazione delle competenze

1. Ai fini delle individuazione delle competenze si definiscono:

a) Servizio Procedente: gli uffici regionali o provinciali demandati all’istruttoria delle domande di cui al presente regolamento;

b) Autorità Concedente: gli uffici regionali o provinciali demandati al rilascio della concessione e/o dell’atto autorizzativo.

2. Le competenze per procedimenti concessori di cui all’art. 1, sono così ripartite:

a) alle Province:

1) tutte le piccole derivazioni, così come definite dall’art 8, fatta eccezione per le competenze regionali di cui ai comma 3bis, 3ter e 3 quater dell’art. 94 della l.r. 7/2003 e s.m.i.;

2) la ricerca di acque sotterranee, ad eccezione di quella collegata alle domande di concessione avanzate ai sensi dell’art. 22, comma 3, e considerate grandi derivazioni ai sensi  dell’art. 8.

b) alla Regione Abruzzo - Direzione preposta alla gestione e tutela della risorsa acqua:

1) tutte le grandi derivazioni, come definite dall’art. 8, e i compiti amministrativi di cui all’art. 94, comma 3, della l.r. 7/2003 e s.m.i., nonché quanto disposto dall’art. 8 della l.r. 12.08.1998, n. 72 e s.m.i.

3. I compiti di cui al comma 2, lett. b) sono così ripartiti:

a) al Servizio Genio Civile Regionale competente per territorio - Servizio Procedente:

1) il ricevimento della domanda di derivazione;

2) l’accertamento della completezza della documentazione allegata alla domanda e l’ammissibilità in istruttoria della domanda di derivazione ai sensi degli artt. 12, 13, 20, 58, 60, 62, 65 e 67;

3) le richieste di pareri di cui agli artt. 13 e 42;

4) la richiesta del versamento delle spese di istruttoria di cui all’art. 34, della cauzione di cui all’art. 35 e del contributo idraulico di cui all’art. 36;

5) le pubblicazioni richieste ai sensi degli artt. 14, 15 e 41;

6) le domande concorrenti di cui all’art. 15;

7) i sopralluoghi per accertamenti ai sensi degli artt. 19, 30, 42 e 61;

8) le redazioni di verbali connessi con l’istruttoria ai sensi dell’art. 21;

9) l’autorizzazione di cui agli artt. 22, 23 e 24;

10) la predisposizione dello schema del disciplinare di cui all’art. 29;

11) l’acquisizione delle polizze cui all’art. 37;

12) la sottoscrizione e la registrazione del disciplinare ai sensi degli artt. 29 e 41;

13) la consegna dell’atto di concessione di cui all’art. 41;

14) l’approvazione del progetto esecutivo e le acquisizioni di tutte le autorizzazioni di legge per l’esecuzione dei lavori e il collaudo delle opere di derivazione di cui agli artt. 26 e 42;

15) le competenze tecniche ed amministrative di cui agli artt. 54 e 56;

16) il rilascio dell’autorizzazione del procedimento di cui all’art. 58.

Inoltre, sono di competenza del suddetto Servizio tutte le attività amministrative relative alle domande di rinnovo, di cambio di titolarità e di rinuncia, fatta eccezione per quelle contemplate alla successiva lett. b).

b) al Servizio Acque e Demanio Idrico:

1) le attività di consulenza tecnico-amministrativa al Direttore della Direzione Regionale preposta alla gestione e tutela della risorsa acqua:
1.1) sugli atti di istruttoria connessi alle richieste di utilizzazione delle acque pubbliche;
1.2) sulla attività di carattere normativo e di indirizzo in materia di acque pubbliche;

2) la tenuta del catasto regionale delle utenze di cui all’art. 6;

3) la cura del coordinamento e la collaborazione in materia di acque superficiali e sotterranee con gli Enti Locali e i Servizi Genio Civile Regionale;

4) la determinazione dei canoni, delle cauzioni e del contributo idraulico e la cura degli introiti dei proventi derivanti dalla gestione delle acque e relativi a:
4.1) canoni, di cui all’art. 32;
4.2)addizionale regionale, di cui all’art. 33;
4.3)spese d’istruttoria per le pratiche di competenza regionale, di cui all’art. 34;

4.4) cauzione, di cui all’art. 35;
4.5) contributo idraulico di cui all’art. 36;

c) al Direttore della Direzione Regionale preposta alla gestione e tutela della risorsa acqua - Autorità Concedente:

1) le funzioni apicali di ogni procedimento amministrativo attribuito ai Servizi della Direzione, quali:
1.1) l’emissione della determina di concessione limitatamente alle derivazioni di competenza regionale di cui all’art. 38;
1.2) gli atti apicali connessi con i procedimenti di concessione ai sensi degli artt. 45, 46, 47, 48, 49, 50, 60, 62, 65, 67;
1.3) il rigetto delle domande di derivazione ai sensi degli artt. 12 e 28, 44;
1.4) la pronuncia sull’estinzione della concessione di cui agli artt. 51, 52 e 53;
1.5) l’approvazione dell’atto di collaudo delle opere di derivazione e l’emissione degli atti ad esso eventualmente connessi di cui all’art. 42;
1.6) l’emissione dell’autorizzazione all’esecuzione delle opere di cui all’art. 26;
1.7) il rilascio del parere di cui all’art. 13 comma 3 lett. b)
1.8) i provvedimenti di cui agli artt. 55 e 57.
Parimenti, sono di competenza del Direttore l’emanazione di circolari, direttive e quant’altro necessario per una corretta gestione sia delle utilizzazioni delle acque che dei relativi dati.

4. Le funzioni attribuite alle strutture regionali di cui al comma 3 sono riferite alla prima applicazione del presente Regolamento. Successivamente dette funzioni possono essere ridefinite dalla Giunta Regionale a termine dell’art. 17 della legge regionale 14.09.1999, n. 77 e s.m.i.

 

TITOLO II
IL PROCEDIMENTO DI CONCESSIONE

CAPO I
Avvio del procedimento e istruttoria

Sezione I – Disposizioni generali

Art. 10
Domanda di concessione

1. Il procedimento per il rilascio di concessione è avviato, su istanza di parte, con la presentazione, in doppio originale, della domanda al Servizio Procedente della Regione oppure della Provincia nella cui circoscrizione sono ubicate le opere di presa, secondo le competenze individuate dall’art. 9.

2. La domanda può essere presentata da chiunque – persone fisiche, in forma singola o associata, e persone giuridiche di diritto pubblico o privato – ha necessità di utilizzare acqua che richiede licenza o concessione di derivazione. La domanda può essere presentata con riserva di indicare o di costituire un Consorzio di utenze o una Società di diritto pubblico o privato, purché sia il soggetto richiedente che il subentrante abbiano entrambi la medesima necessità di uso dell’acqua.

3. Il richiedente che, per soddisfare il fabbisogno idrico connesso alla attività produttiva, necessita di più opere di presa, anche concernenti diverse fonti di prelievo (acque superficiali, sotterranee e sorgive) è tenuto a presentare una unica domanda di concessione purché l’utilizzazione delle risorse idriche sia finalizzata all'approvvigionamento della stessa unità aziendale/stabilimento. Ciò vale anche nell’ipotesi di schema idrico, relativo ad un singolo ATO, alimentato da più opere di presa, anche concernenti diverse fonti di prelievo.

4. Qualora più soggetti intendano utilizzare la medesima opera di presa, essi presentano una unica domanda di concessione. A tal fine i richiedenti possono costituirsi in consorzio, in comunione ovvero concludere appositi accordi individuando un mandatario per i rapporti con il Servizio Procedente e con l’Autorità Concedente sia provinciale che regionale.

5. Quando per l’attuazione di una nuova utenza sia necessario, per ragioni tecniche ed economiche, di avvalersi delle opere di presa o di derivazione preesistenti, si può, sentito il Direttore della Direzione Regionale preposto alla gestione e tutela della risorsa acqua, accordare la nuova concessione, stabilendo le cautele per la loro coesistenza e il compenso che il nuovo utente deve corrispondere agli utenti preesistenti.

Art. 11
Contenuti e modalità di presentazione della domanda

1. La domanda, di cui all’art. 10, deve contenere, a pena di irricevibilità, le informazioni minime di cui all’Allegato B e, per ogni tipologia di prelievo, deve essere corredata almeno della documentazione di cui al citato allegato.

2. I documenti tecnici allegati alla domanda devono essere firmati da un tecnico in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione, competente per legge.

3. Alla domanda di concessione deve essere allegato l’attestato del pagamento delle spese di istruttoria, di cui all’art. 34.

Art. 12
Procedibilità della domanda

1. Il Servizio Procedente, previa comunicazione del nominativo responsabile del procedimento al soggetto richiedente, ai sensi dell’art. 5 della l. 241/90 e s.m.i., verifica la completezza dei contenuti della domanda e degli elaborati tecnici e la regolarità del versamento, così come indicato nel precedente articolo, e restituisce al richiedente uno degli originali della domanda di derivazione con l’attestazione della data di presentazione. Il medesimo Servizio, qualora riconosce che il versamento della somma predeterminata per le spese di istruttoria, di cui all’art. 34, non è stato effettuato in tutto o in parte o che alcuni degli elaborati tecnici devono essere completati o regolarizzati ovvero integrati in quanto non allegati, assegna un termine perentorio, non inferiore a quindici e non superiore a quarantacinque giorni, per la regolarizzazione oppure per l’integrazione dei medesimi. Il mancato adempimento nel termine senza valida motivazione, ovvero il mancato rispetto dell’ulteriore termine di trenta giorni, da concedersi su specifica istanza del richiedente la concessione, comporta la dichiarazione di irricevibilità della domanda. Nel caso di regolarizzazione degli atti, ai fini dell’attestazione della data di presentazione della domanda, la data di presentazione è quella dell’acquisizione agli atti d’ufficio dei documenti tecnici completi o regolarizzati ovvero integrati e del versamento completo delle spese d’istruttoria.

2. Decorso senza esito il termine di cui al precedente comma, il procedimento si conclude con il rigetto della domanda con provvedimento espresso dall’Autorità Concedente, su proposta del Servizio Procedente. Tale provvedimento è notificato al richiedente e, qualora sia stato emesso dall’Autorità Concedente Provinciale, è trasmesso all’Autorità Concedente Regionale.

3. Nei casi in cui per la realizzazione delle opere di derivazione è necessaria l’acquisizione della concessione edilizia, le domande sono dichiarate procedibili se corredate del certificato di destinazione urbanistica dal quale risulti la conformità delle opere alle previsioni degli strumenti urbanistici ovvero, allorché non esista vincolo preordinato alla realizzazione di tali opere, dell’accordo di programma intervenuto tra l’Amministrazione comunale e il richiedente la concessione.

Art. 13
Acquisizioni pareri ed informazioni ed esame preliminare della domanda

1. Il Servizio Procedente trasmette la domanda di concessione corredata di una copia della documentazione all'Autorità di Bacino competente per il parere di cui all’art. 7, comma 2, del T.U. 1775/1933, come da ultimo sostituito dall’art. 96, comma 1, del d.lgs. 152/2006, in ordine alla compatibilità delle utilizzazioni con le previsioni del Piano di tutela delle acque (PTA) di cui all’art. 121 del d.lgs. 152/2006 e, in attesa dell’approvazione dello stesso, ai fini del controllo sull’equilibrio del bilancio idrico o idrologico.

2. Il parere di cui al comma 1 è reso entro il termine massimo di quaranta giorni, per le piccole derivazioni, ovvero novanta giorni, per le grandi derivazioni, dalla data di ricezione della domanda; decorsi tali termini si applicano le disposizioni di cui all’ultimo capoverso dell’art. 7, comma 2, del T.U. 1775/1933 e s.m.i.

3. Parimenti la domanda è inviata:

a) per le derivazioni che insistono in aree protette, al relativo Ente gestore per il parere previsto dall'art. 164, comma 2, del d.lgs. 152/2006. L'Ente gestore dell'area protetta, ricevuta la domanda di concessione, comunica al Servizio Procedente e all’istante il termine previsto dal Regolamento adottato ai sensi dell’art. 2, comma 2, della l. 241/90 e s.m.i., entro il quale deve essere espresso il parere;

b) per le grandi e piccole derivazioni l’Autorità Concedente Regionale si esprime sulla compatibilità della richiesta in rapporto alla presenza di particolari ragioni di interesse pubblico generale, motivato ai sensi dell’art. 3 della legge del 07.08.1990, n. 241 e s.m.i. Con il parere viene indicata la durata della concessione qualora questa sia inferiore a quella massima prevista dall’art. 31. Il parere è reso nel termine di quaranta giorni dalla data di ricezione della domanda. Decorso tale termine, senza che sia intervenuta alcuna pronuncia, si intende espresso in senso favorevole;

c) per le derivazioni destinate all’uso potabile ovvero destinate alla fabbricazione, al trattamento, alla conservazione o l'immissione sul mercato di prodotti o di sostanze destinate al consumo umano, alla Autorità Sanitaria Locale per il nulla-osta e, qualora la captazione concerne le acque superficiali ovvero quelle di subalveo, anche alla Direzione Regionale preposta alla Sanità.

d) all’Amministrazione provinciale interessata, in relazione alle materie di specifica competenza.

4. Inoltre, qualora ne ricorrono i presupposti, sono obbligatoriamente richiesti anche i pareri dei seguenti Enti:

a) Ambito Territoriale Ottimale (ATO) di cui alla legge regionale del 13.01.1997, n. 2, per le derivazioni destinate al consumo umano, come definito dall’art. 2 del d.lgs. 31/2001, e per quelle destinate ad attività classificate come produttive ai sensi dell’art. 74, comma 1, lett. h), del d.lgs. 152/2006 in materia di scarichi, con esclusione delle derivazioni richieste dallo stesso ATO;

b) Servizio regionale competente in materia di risorse idriche, per le derivazioni assoggettate alle procedure di cui al Titolo II, Capo III e per quelle richieste dall'ATO.

5. Acquisito il parere di cui al comma 1 secondo le modalità previste dal comma 2 dell’art. 7 del T.U. 1775/33 e s.m.i., e acquisiti i pareri previsti dai commi 3 e 4, mediante indizione di conferenza di servizi di cui all’art. 14 e seguenti della l. 241/90 e s.m.i., ed effettuate le valutazioni di merito, se la domanda appare al Servizio Procedente senz’altro inattuabile o contraria al buon regime delle acque, alla loro qualità o ad altri interessi generali, ne propone l’immediato rigetto per improcedibilità all’Autorità Concedente con le modalità di cui al comma 2, dell’art. 12.

6. Il Servizio Procedente, per le derivazioni ad uso irriguo, ai sensi dell'art. 21, comma 3 bis, del T.U. 1775/1933 e s.m.i, accerta se sia possibile soddisfare la domanda d’acqua attraverso le strutture consortili già operanti sul territorio.

Art. 14
Pubblicazioni

1. Espletati gli adempimenti di cui all’art. 12 ed acquisiti i pareri di cui all’art. 13, fatta eccezione per il nulla osta di cui al comma 3, lett. c), il Servizio Procedente provvede a dare notizia della domanda e dell’avvio del procedimento mediante la pubblicazione dell’ordinanza di istruttoria, redatta sulla base dello schema di cui all’Allegato C – Parte I, sul bollettino ufficiale della Regione Abruzzo, di seguito denominato B.U.R.A. L’avviso è anche pubblicato nell’Albo Pretorio dei Comuni rivieraschi ricadenti nel bacino idrografico compreso tra le opere di presa e quelle di restituzione. Qualora le opere di restituzione ricadono in tutto o in parte in un bacino idrografico diverso da quello su cui insistono le opere di presa, la pubblicazione dell’avviso avviene nell’Albo Pretorio dei Comuni rivieraschi del bacino a valle dell’opera di presa.

2. L’ordinanza di istruttoria deve contenere le seguenti informazioni:

a) l’Autorità Concedente;

b) l’oggetto del procedimento;

c) il Servizio Procedente ed il responsabile del procedimento;

d) i dati identificativi del richiedente;

e) la data di presentazione della domanda;

f) la portata massima e media di acqua richiesta, espressa in moduli o 1/s oppure in m3/anno;

g) il luogo di presa;

h) il luogo di eventuale restituzione;

i) l’uso della risorsa idrica;

j) il luogo presso il quale la domanda e il progetto sono depositati ed i giorni in cui questi atti sono consultabili dal pubblico;

k) i Comuni ed i giorni di affissione all’Albo Pretorio;

l) i termini e modalità per la presentazione di osservazioni, opposizioni e domande concorrenziali;

m) gli Enti ai quali è inviata copia della suddetta ordinanza;

n) il giorno ed il luogo della conferenza di servizi e della visita locale di istruttoria, ove ritenuta necessaria dal Servizio Procedente, con espressa indicazione che, nel caso di ammissione di domande concorrenti, la visita potrà essere rinviata ad altra data;

o) la data entro la quale deve concludersi il procedimento ai sensi dell’art. 43 ed i rimedi esperibili in caso di inerzia dell’Autorità Concedente.

3. Qualora la domanda di derivazione venga istruita ai sensi dell’art. 1, comma 2, del presente Regolamento, le pubblicazioni avverranno secondo le modalità stabilite nelle intese tra Regioni.

4. Ai fini dell’ammissione in concorrenzialità di altre domande tecnicamente incompatibili con quella in pubblicazione, sono considerate valide tutte quelle acquisite agli atti del Servizio Procedente entro trenta giorni dalla data di pubblicazione dell’ordinanza sul B.U.R.A.

5. La pubblicazione, corredata degli elementi di cui all'art. 8, comma 2, della l. 241/1990, costituisce comunicazione di avvio del procedimento di rilascio della concessione ai sensi e per gli effetti dell'art. 8, comma 3, della citata l. 241/90.

6. Al fine di dare la massima pubblicità alle richieste di derivazione, l’ordinanza di istruttoria deve essere inserita nel sito web della Regione Abruzzo. Tale inserimento non comporta variazioni nelle decorrenze dei termini di cui all’art. 17, commi 1 e 2.

Art. 15
Domande concorrenti

1. Le domande, presentate secondo le modalità di cui all’art. 14, che riguardano derivazioni tecnicamente incompatibili con quella prevista nella domanda pubblicata, dichiarate o da dichiarare procedibili secondo le modalità previste dall’art. 12 e seguenti, sono considerate concorrenti se presentate entro e non oltre trenta giorni dalla data di pubblicazione dell’ordinanza di istruttoria sul B.U.R.A. Sono altresì considerate d’ufficio tecnicamente incompatibili e quindi concorrenti le utilizzazioni in atto, di cui all’art. 17 del T.U. 1775/1933, come da ultimo sostituito dall’art. 96, comma 4, del d.lgs. 152/2006, per uso potabile ancorché non siano state presentate le domande di derivazione.

2. Di tutte le domande dichiarate concorrenti si dà avviso sul B.U.R.A. nei modi previsti dall’art. 14 indicando, ove necessario, una nuova data per lo svolgimento della conferenza di servizi.

3. La pubblicazione relativa alle domande concorrenti non dà luogo ad ulteriori concorrenze.

4. Qualora una nuova domanda incompatibile con le preesistenti sia presentata al di là dei termini previsti dal comma 1, ma prima che l’Autorità Concedente si sia espressa sulle domande già istruite, essa, in via eccezionale e con provvedimento espresso dalla Autorità Concedente Regionale, sentito il Comitato di cui all’art. 94, comma 3, della l.r. 7/2003 e s.m.i., potrà essere ammessa in istruttoria e dichiarata concorrente con le altre se soddisfa uno speciale e prevalente interesse pubblico, motivato ai sensi dell’art. 3 della legge del 07.08.1990, n. 241 e s.m.i. Nelle more dell’avvio dell’istruttoria della domanda ammessa in via eccezionale e secondo le modalità previste dai precedenti commi 1 e 2, viene sospesa ogni decisione su tutte le domande fino a che per la nuova ammessa sia completata l’istruttoria dandone avviso agli altri richiedenti.

5. Ai fini del riconoscimento dell’interesse pubblico citato al precedente comma 4, la Giunta Regionale, su proposta dell’Autorità Concedente Regionale, stabilisce, con provvedimento di carattere generale, gli indirizzi per l’individuazione delle situazioni e delle circostanze per cui una domanda tardiva possa beneficiare dell’iter previsto dal suddetto comma 4. L’atto deliberativo è pubblicato sul B.U.R.A.

Art. 16
Modificazioni dei progetti

1. Esperite le procedure di cui all’art. 14, al fine di conseguire la più razionale utilizzazione del corso d'acqua o per rendere tra loro compatibili alcune delle domande concorrenti, o per assicurare, nell'utilizzazione per forza motrice, la restituzione dell'acqua a quota utile per l'irrigazione, l’Autorità Concedente Regionale, sentito il Comitato consultivo tecnico amministrativo per le derivazioni e dighe di cui all’art. 23, comma 6, della l.r. 81/98 e s.m.i., può invitare i richiedenti a modificare i rispettivi progetti. Occorrendo opere in comune, l’Autorità Concedente Regionale, sentito il predetto Comitato, può imporre ai concessionari l'obbligo di consorziarsi per quanto si riferisce a dette opere, fatto salvo quanto è stabilito al Titolo I, Capo II, del T.U. 1775/1933.

2. Le domande modificate ai sensi del comma 1 sono sottoposte, ove occorra, a breve istruttoria, limitatamente alle varianti introdotte.

3. Non possono però, fino alla decisione definitiva, essere accettate, per nessun motivo, altre domande incompatibili con quelle in esame.

4. Fra più concorrenti, le cui domande tendano a soddisfare notevoli interessi pubblici, si può in ogni caso, sentito il suddetto Comitato, far luogo alla concessione a chi richiede la migliore e più vasta derivazione, con l'obbligo di fornire agli altri richiedenti, con le modalità indicate dal Comitato stesso, acqua o energia elettrica al prezzo di costo, tenuto conto delle caratteristiche della fornitura occorrente, limitatamente alle quantità indispensabili per gli usi di essi richiedenti.

Art. 17
Osservazioni ed opposizioni

1. Le osservazioni e le opposizioni al rilascio della concessione, da parte dei titolari di interessi pubblici o privati nonché dei portatori di interessi diffusi, costituiti in associazioni o comitati cui possa derivare un pregiudizio, devono pervenire in forma scritta al Servizio Procedente entro trenta giorni dalla data di pubblicazione dell'ordinanza di istruttoria sul B.U.R.A. ovvero dalla data di scadenza della pubblicazione della predetta ordinanza all’Albo Pretorio dei Comuni interessati.

2. Sono ritenute comunque valide tutte le osservazioni e le opposizioni presentate entro il termine più favorevole al ricorrente purchè compreso entro uno dei termini di cui al comma 1.

3. Il Servizio Procedente valuta le osservazioni e le opposizioni pervenute nei termini, dandone conto nella relazione istruttoria di cui al successivo art. 21

Art. 18
Partecipazione al procedimento

1. I soggetti interessati possono presentare memorie scritte e documenti che il Servizio Procedente ha l’obbligo di valutare ove siano pertinenti.

2. Sulle osservazioni presentate possono essere acquisite le controdeduzioni del richiedente la concessione entro il termine previsto dal comma 4 dell’art. 19.

Art. 19
Conferenza di servizi e visita locale di istruttoria

1. La visita locale di istruttoria, fatto salvo quanto previsto al successivo comma 3, ha valore di conferenza di servizi ai sensi dell’art. 14 della l. 241/1990.

2. Nel corso della visita, alla quale può intervenire chiunque vi abbia interesse, il Servizio Procedente:

a) raccoglie le memorie scritte ed i documenti degli intervenuti, unitamente ai pareri ed ai nulla-osta delle pubbliche autorità;

b) procede alla visita dei luoghi, ove ritenuto necessario in relazione alla complessità delle opere di presa e di restituzione, alla loro ubicazione e alla loro tipologia;

c) redige apposito verbale, sulla base dello schema di cui all’Allegato D - Parte I, che deve essere sottoscritto da tutti i partecipanti alla visita e contenere anche gli interventi dei partecipanti e le eventuali controdeduzioni prodotte sul luogo dal richiedente la concessione.

3. Ove il Servizio Procedente non ritiene necessaria la visita dei luoghi, la conferenza di servizi può essere indetta presso la sede del Servizio medesimo, che ne redige apposito verbale, sulla base dello schema di cui all’Allegato D, Parte II. Il Servizio Procedente decide in merito alla necessità del sopralluogo, ove non prevista nell’Ordinanza d’istruttoria di cui all’art. 14, in relazione alla presentazione di osservazioni e/o opposizioni. In tal caso il sopralluogo viene effettuato previa comunicazione scritta della data fissata al richiedente la concessione, a coloro che hanno presentato osservazioni e opposizioni ed a coloro cui l’ordinanza di istruttoria era stata indirizzata. La comunicazione deve pervenire almeno dieci giorni prima della data fissata per il sopralluogo.

4. Nel caso di osservazioni di particolare complessità, al richiedente la concessione è assegnato un termine, non superiore a trenta giorni, per la presentazione delle controdeduzioni.

5. Nel corso della conferenza di servizi i rappresentanti delle amministrazioni comunali esprimono il proprio avviso in ordine a eventuali motivi ostativi al rilascio della concessione, ove necessaria, edilizia relativamente alle opere della derivazione.

6. Nel caso di uso potabile di acque sotterranee erogate a terzi mediante impianti di acquedotto che rivestono carattere di pubblico interesse, il Servizio Procedente, ove a seguito della conferenza di servizi risulta accoglibile la domanda di concessione, acquisisce il .provvedimento di definizione delle aree di salvaguardia di cui all’art. 94 del d.lgs. 152/2006.

7. In carenza del provvedimento di cui al comma 6 e parimenti del provvedimento di classificazione delle acque superficiali e di subalveo di cui all’art. 80 del d.lgs. 152/2006 e del nulla-osta dell’autorità sanitaria competente per l’idoneità delle acque, il Servizio Procedente dichiara sospeso il procedimento sino alla trasmissione dei prescritti provvedimenti dandone avviso al richiedente.

8. Il presente articolo trova applicazione anche per le derivazioni idroelettriche, fatto salvo le procedure di cui all’art. 12, comma 3, del decreto legislativo del 29.12.2003, n. 387, così come disciplinato dall’art. 4 della legge regionale 09.08.2006, n. 27.

Art. 20
Integrazione documentazione

1. Qualora il Servizio Procedente ritenga necessaria l'acquisizione di ulteriori elementi integrativi di giudizio, ai fini del completamento dell'istruttoria, ne fa richiesta all'interessato assegnandogli un termine non superiore a sessanta giorni per provvedere. In caso di mancato rispetto del termine si applica il disposto di cui all'art. 12, comma 2. Parimenti, il Servizio Procedente può disporre l’acquisizione di ulteriori copie degli elaborati tecnici allegati alla domanda.

Art. 21
Relazione istruttoria

1. Conclusa la conferenza di servizi ed acquisiti tutti i necessari pareri e i nulla-osta, il Servizio Procedente conclude l’istruttoria con relazione dettagliata, che illustra le caratteristiche delle varie domande presentate in rapporto agli interessi pubblici coinvolti ed alla più razionale utilizzazione del corpo idrico interessato dal prelievo, tenuto conto della necessità di garantire il buon regime idraulico e la salvaguardia qualitativa e quantitativa della risorsa e la tutela dell’ambiente inteso come risorse naturali, bellezze paesaggistiche e culturali.

2. La relazione finale, redatta sulla base dell’Allegato E, Parte I o II, fornisce in ogni caso le necessarie indicazioni in ordine:

a) alla quantità di acqua che si ritiene possa essere concessa, con riferimento alle condizioni locali, alle utenze preesistenti ed alle modalità di derivazione;

b) alle opere da realizzare in relazione agli interessi di tutela idraulica ed ambientale ed agli interessi di terzi; in particolare la relazione finale inquadra la concessione nella pianificazione nazionale, regionale e degli enti locali in materia di risorse idriche e di pianificazione territoriale e chiarisce in che misura la derivazione progettata influisce sulle utilizzazioni preesistenti e sul regime delle portate nei corsi d’acqua interessati;

c) alle cautele e alle prescrizioni da imporre al concessionario nell’interesse pubblico;

d) agli atti e agli interventi di terzi presentati nel corso dell’istruttoria, alle eventuali controdeduzioni dell’istante e a tutte le particolarità locali di qualche rilievo per il rilascio della concessione;

e) all’importanza dello scopo a cui la derivazione e la sua utilizzazione sono destinate;

f) ai canoni ed alla addizionale regionale da richiedere, con l’indicazione dei relativi calcoli;

g) alla domanda da preferire nel caso di domande concorrenti, tenuto conto dei criteri di cui all’art. 25.

3. Copia della relazione istruttoria è trasmessa all’Autorità Concedente per il nulla-osta alla sottoscrizione del disciplinare di cui al successivo art. 29 unitamente alla documentazione indicata nella stessa.

4. Il Servizio Procedente della Provincia, trasmette al Servizio di cui all’art. 9, comma 3, lett. b), copia della relazione d’istruttoria e dello schema del disciplinare ai soli fini dell’imposizione dei corrispettivi.

Sezione II - Disposizione in materia di acque sotterranee e di prelievi abusivi

Art. 22
Autorizzazione alla ricerca di acque sotterranee tramite pozzo, per uso diverso dal domestico

1. La ricerca, l’estrazione e l’utilizzazione delle acque sotterranee da falde è riservata a prelievi di acqua destinati al consumo umano.

2. La ricerca, l’estrazione e l’utilizzazione delle acque di cui al comma 1 per altri fini può essere assentita in carenza di acque superficiali, così come disposto dall’art. 12 bis, comma 3, del T.U. 1775/1933, così come da ultimo modificato dall’art. 96, comma 3, del d.lgs. 152/2006. In tal caso il richiedente integra la documentazione prescritta al comma 4 con una dettagliata relazione sull’indisponibilità di risorse idriche alternative ovvero sull’insostenibilità economica della loro utilizzazione.

3. La domanda per la concessione di derivazione di acqua sotterranea tramite pozzo è comprensiva della richiesta di autorizzazione alla ricerca.

4. La domanda di ricerca di acque sotterranee deve contenere le informazioni minime di cui all’Allegato B, Parte IV. Il Servizio Procedente, espletati gli adempimenti di cui agli artt. 11, 12, 13, 14 limitatamente alla pubblicazione presso l’Albo Pretorio dei Comuni, 17, 18 e 19, e acquisito il parere di cui all’art. 94 del T.U. 1775/1933 della Direzione regionale preposta alle attività minerarie, provvede al rilascio dell’autorizzazione alla ricerca, se non ostino motivi di pubblico interesse, motivato ai sensi dell’art. 3 della legge del 07.08.1990, n. 241 e s.m.i , o ciò non contrasti con i diritti di terzi.

5. Con il provvedimento di cui al comma 4 sono autorizzate la ricerca di acque sotterranee tramite trivellazione, la realizzazione delle opere di captazione provvisoria per l’effettuazione delle prove di emungimento secondo le modalità di cui all’Allegato F.

6. Il provvedimento di autorizzazione alla ricerca stabilisce:

a) le modalità di esecuzione degli eventuali assaggi ed indagini preliminari alla perforazione definitiva del pozzo;

b) le modalità di realizzazione della perforazione, con particolare riferimento alla profondità massima raggiungibile ed alla falda captabile;

c) l’obbligo di comunicare al Servizio Procedente la data di inizio e conclusione dei lavori;

d) le cautele da adottarsi per prevenire effetti negativi sull’equilibrio idrogeologico;

e) le cautele da adottarsi per prevenire possibili inquinamenti delle falde;

f) l’eventuale obbligo di installazione di piezometri o altre apparecchiature idonee a rilevare il livello della falda e a consentire prelievi di campioni di acqua da parte della pubblica amministrazione.

7. E’ riservata al Servizio Procedente la facoltà di verificare in qualsiasi momento la corrispondenza dei lavori eseguiti alle prescrizioni di cui al provvedimento autorizzativo.

8. L’autorizzazione alla ricerca ha durata massima di un anno, prorogabile una sola volta per un periodo di sei mesi, previa constatazione dei lavori eseguiti.

9. L’autorizzazione alla ricerca può essere revocata senza che il richiedente abbia diritto a compensi o indennità:

a) in caso di inosservanza delle prescrizioni in essa stabilite;

b) qualora si manifestino effetti negativi sull’assetto idrogeologico della zona;

c) per altri motivi di pubblico interesse, motivato ai sensi dell’art. 3 della legge del 07.08.1990, n. 241 e s.m.i..

10. Nel termine di trenta giorni dalla conclusione delle attività di ricerca, il richiedente invia al Servizio Procedente una relazione finale redatta secondo le specifiche di cui all’Allegato F e corredata dalla dichiarazione di conformità delle opere eseguite al progetto autorizzato, fatte salve le modifiche di lieve entità rispetto al progetto iniziale, quando queste siano state ritenute indispensabili per la corretta esecuzione dei lavori. Tali modifiche comunque non possono riguardare l’utilizzazione di acque di un tipo di falda diverso da quello indicato nell’autorizzazione alla ricerca.

11. Il richiedente, contestualmente alla relazione finale di cui al comma 10 ed ai fini del rilascio della concessione, è tenuto a presentare, anche sulla base dei risultati dei lavori di ricerca, il progetto definitivo delle opere da realizzare.

Art. 23
Ricerca, estrazione ed utilizzazione delle acque sotterranee destinate al consumo umano

1. Fermo restando quanto previsto dagli artt. 22 e 25, nel caso di uso potabile di acque sotterranee erogate a terzi mediante impianti di acquedotto da parte del servizio idrico integrato, il Servizio Procedente acquisisce, nell’ambito dell’esame sulla procedibilità della domanda di cui all’art. 12, mediante indizione di conferenza di servizi di cui all’art. 14 e seguenti della l. 241/90 e s.m.i., il parere preventivo in ordine alla localizzazione delle opere di presa, dei seguenti enti:

a) la Azienda Sanitaria Locale territorialmente competente di cui all’art. 13;

b) la Direzione Regionale Sanità, solo per le acque di subalveo, per la classificazione di cui all’art. 80, del d.lgs. 152/2006;

c) i comuni nei cui limiti territoriali si trova l’opera di captazione ovvero i comuni nei cui limiti territoriali ricade la zona di salvaguardia di cui all’art. 94, comma 1, del d.lgs. 152/2006.

2. Il Servizio Procedente propone il rigetto della domanda qualora, sulla base dei pareri di cui al comma 1, l’opera di captazione prevista risulti incompatibile con le attività esistenti o le destinazioni d’uso del territorio, fatto salvo il caso in cui non vi siano fonti alternative tecnicamente ed economicamente sostenibili.

3. L’utilizzazione di cui al comma 1 è concessa nel rispetto delle norme di tutela previste dall’ordinamento. A tal fine il procedimento di concessione è sospeso a far data dal rilascio dell’autorizzazione alla ricerca e sino alla trasmissione al Servizio Procedente del provvedimento di definizione delle aree di salvaguardia e della relazione finale di cui all’art. 22, comma 10.

4. Nel disciplinare di concessione sono contenute le eventuali prescrizioni poste a carico del concessionario per la tutela del punto di presa previste dal provvedimento di delimitazione delle aree di salvaguardia.

Art. 24
Prelievi abusivi

1. Nel caso di violazione del disposto del comma 1 dell’art. 17 del T.U. 1775/1933, così come sostituito dall’art. 96, comma 4, del d.lgs. 152/2006, il Servizio Procedente, qualora ricorrono le condizioni previste dal terzo capoverso di detto comma, fermo restando il rispetto delle procedure in esso previste e previa acquisizione dei pareri di cui all’art. 13, nel rilasciare l’autorizzazione provvisoria alla continuazione dell’esercizio dell’utenza stabilisce il termine della durata che, comunque, non può essere superiore al termine previsto dall’art. 43 per la conclusione del procedimento di concessione.

2. Per le domande di concessioni abusivamente in atto si seguono le medesime procedure previste per le nuove domande di cui all’art. 10 e seguenti.

3. Per il recupero dei canoni pregressi il Servizio Procedente trasmette al Servizio di cui all’art. 9, comma 3, lett. b), una circostanziata relazione dalla quale si possano desumere gli elementi occorrenti per il calcolo del canone pregresso. Alla relazione va allegata, qualora emessa, anche l’autorizzazione provvisoria di cui al comma 1.

4. In attuazione dell’art. 17 della legge 24.11.1981, n. 689 e s.m.i., i rapporti relativi alle violazioni, di cui al comma 1, debitamente notificati agli interessati nei termini di legge, sono trasmessi al Servizio di cui all’art. 9, comma 3, lett. b), al fine del recupero dei canoni pregressi e per l’imposizione della sanzione amministrativa di cui all’art. 71.

CAPO II
Conclusione del procedimento e modalità di esecuzione dei lavori

Art. 25
Criteri per il rilascio della concessione

1. Ferma restando la priorità dell’uso delle acque destinate al consumo umano e, nei casi di scarsità di risorse idriche, dell’uso agricolo, le determinazioni in ordine al rilascio della concessione sono assunte considerando la più razionale utilizzazione delle risorse idriche nonché le migliori tecnologie disponibili, in relazione ai seguenti criteri:

a) commisurazione della quantità d’acqua concessa ai reali fabbisogni dell’utente, tenuto conto del livello di soddisfacimento delle esigenze del medesimo anche da parte dei servizi di acquedotto o di irrigazione, evitando ogni spreco e riservando preferibilmente le risorse qualificate al consumo umano, ai sensi dell’art. 12 bis, comma 2, del T.U. 1775/1933 e s.m.i.;

b) effettive possibilità di migliore utilizzo delle fonti in relazione all’uso;

c) caratteristiche qualitative e quantitative del corpo idrico;

d) quantità e qualità dell’acqua restituita rispetto a quella prelevata;

e) la riqualificazione energetica nel rispetto dei criteri di cui alle lettere c) e d);

f) garanzia del mantenimento o del raggiungimento degli obiettivi di qualità definiti dal PTA per i corpi idrici interessati, nonché del minimo deflusso vitale di cui all’art. 95 del d.lgs. 152/2006;

g) necessità, nei casi di prelievo da falda, di assicurare l’equilibrio complessivo tra i prelievi e la capacità di ricarica dell’acquifero, anche al fine di evitare fenomeni di contaminazione con acque inquinate;

h) possibilità, nel caso di uso per produzione di beni e servizi, di condizionare l’utenza alla attuazione del risparmio idrico mediante il riuso e il riciclo delle acque, tenuto conto delle migliori tecnologie applicabili al caso specifico.

2. Le concessioni a prevalente scopo irriguo tengono comunque conto delle tipologie delle colture in funzione della disponibilità della risorsa idrica e, sulla base delle metodologie di calcolo regionali ove previste, della quantità necessaria alla coltura stessa, prevedendo se necessario specifiche modalità di irrigazione. Le stesse sono rilasciate o rinnovate solo qualora non sia possibile soddisfare la domanda d’acqua attraverso le strutture consortili già operanti sul territorio.

3. L’utilizzo di risorse qualificate, con riferimento a quelle prelevate da sorgenti o falde o comunque riservate al consumo umano, può essere assentito per usi diversi da quello potabile o da quello per la fabbricazione, il trattamento, la conservazione o l’immissione sul mercato di prodotti o di sostanze destinate al consumo umano, sempre che non vi sia possibilità di riutilizzo di acque reflue depurate o provenienti dalla raccolta di acque piovane ovvero se il riutilizzo sia economicamente insostenibile, solo nei casi di ampia disponibilità delle risorse predette o di accertata carenza qualitativa e quantitativa di fonti alternative di approvvigionamento. Il presente comma non si applica alle concessioni ad uso idroelettrico i cui impianti siano posti in serie con impianti di acquedotto.

4. Tra più domande concorrenti, terminata l’istruttoria di cui all’art. 21, è preferita quella che, da sola o in connessione con altre utenze concesse o richieste, presenti la più razionale utilizzazione delle risorse idriche in relazione ai seguenti criteri:

a) l’attuale livello di soddisfacimento delle esigenze essenziali dei concorrenti anche da parte dei servizi pubblici di acquedotti o di irrigazione, evitando ogni spreco e destinando preferenzialmente le risorse qualificate all’uso potabile;

b) le effettive possibilità di migliore utilizzo delle fonti in relazione all’uso;

c) la quantità e la qualità dell’acqua restituita rispetto a quella prelevata.

5. E’ preferita la domanda che per lo stesso tipo di uso, garantisce il minimo prelievo e la maggiore restituzione d’acqua in rapporto agli obiettivi di qualità dei corpi idrici. In caso di più domande concorrenti per usi industriali è altresì preferita quella del richiedente che aderisce al sistema ISO 14001 ovvero al sistema di cui al regolamento CEE n. 1836/93 del Consiglio del 29.06.1993 sull’adesione volontaria delle imprese del settore industriale a un sistema comunitario di ecogestione e audit EMAS.

6. A parità di tali condizioni, è prescelta la domanda che offre maggiori ed accertate garanzie tecnico-finanziarie ed economiche di immediata esecuzione ed utilizzazione. In mancanza di altre condizioni di preferenza, vale il criterio della priorità di presentazione della domanda.

7. Nelle concessioni a prevalente scopo irriguo, a parità di utilizzazione, fra più concorrenti è preferita la domanda di chi abbia la proprietà dei terreni da irrigare, qualora non risulti possibile soddisfare la domanda d’acqua attraverso strutture consortili già operanti sul territorio.

8. Sulla preferenza da dare all’una o all’altra domanda decide definitivamente l’Autorità Concedente regionale, sentito il Comitato di cui all’art. 94, comma 3, l.r. 7/2003, e s.m.i.

9. Per consentire il più razionale assetto del corpo idrico, per garantire la compatibilità ambientale delle opere da realizzare e comunque per la migliore realizzazione dell’interesse pubblico, l’Autorità Concedente regionale, sentito il suddetto Comitato, può invitare i richiedenti a modificare i rispettivi progetti entro un congruo termine non superiore a novanta giorni. Le domande così modificate sono sottoposte, ove occorra, ad una istruttoria abbreviata di cui al Titolo IV, a tutela dei diritti dei terzi, limitatamente alle varianti introdotte, nel corso della quale non sono ammesse domande concorrenti. Per le domande inerenti le piccole derivazioni d’acqua, così come definite dall’art. 8, provvede l’Autorità Concedente regionale, con le medesime modalità di quelle di propria competenza, all’atto della determinazione del canone ai sensi dell’art. 9, comma 2, lett. b), ovvero in ogni altro momento durante la fase d’istruttoria della domanda ove richiesto dal Servizio Procedente provinciale.

10. In ogni caso, una quota pari al 20% della quantità di acqua concessa è accordata in via precaria. Su richiesta da parte dell’Autorità Concedente, nel caso di sopravvenute esigenze di approvvigionamento idrico da parte degli Enti preposti alla gestione delle risorse idropotabili, il concessionario è obbligato al rilascio, in tutto o in parte, della quantità di acqua concessa in via precaria.

Art. 26
Autorizzazione provvisoria alla esecuzione delle opere

1. Nel caso di richiesta di concessione di grande derivazione di acqua destinata al consumo umano e ad uso irriguo mediante impianti consortili, previa specifica istanza, qualora se ne ravvisi l’urgenza e l’indifferibilità, l’Autorità Concedente, acquisito il parere del Servizio Procedente, con allegato lo schema del foglio contenente le condizioni cui deve essere sottoposta l’autorizzazione all’esecuzione delle opere, a seguito di:

a) acquisizione dei pareri e nulla-osta di cui all’art. 13;

b) pubblicazione dell’ordinanza di istruttoria di cui all’art. 14;

c) conferenza di servizi di cui all’art. 19;

sentito il Comitato consultivo tecnico amministrativo per le derivazioni e dighe di cui all’art. 94 della l.r. 7/2003 e s.m.i., valutati positivamente i criteri per il rilascio della concessione di cui all’art. 25, può permettere che siano iniziate subito le opere, fatto salvo quanto previsto dall’art. 94, comma 1, lett. b), della l.r. 7/2003.

2. L’Autorità Concedente si esprime, contemporaneamente, anche sulle eventuali opposizioni e sulle eventuali domande concorrenti, per le quali non si procede ai sensi dell’art. 15 ricorrendo un interesse pubblico prevalente alla realizzazione delle opere di cui al comma 1.

3. L’autorizzazione provvisoria per l’esecuzione dei lavori di cui al comma 1, è rilasciata previa acquisizione del progetto esecutivo, delle polizze di cui all’art. 37, della cauzione per l’esecuzione delle opere di cui all’art. 27 e del contributo idraulico di cui all’art. 36, nonché la sottoscrizione da parte del richiedente del foglio contenente le condizioni cui è sottoposta l’autorizzazione, che forma parte integrante e sostanziale dell’autorizzazione medesima.

4. Nei casi e con le modalità di cui al comma 1, l’Autorità Concedente può permettere in via provvisoria che siano attuate variazioni alle derivazioni in atto regolarmente concesse. Per dette derivazioni non si applica il disposto del comma 6.

5. Il richiedente la concessione è obbligato ad eseguire le prescrizioni e condizioni che saranno stabilite nell’atto di concessione, oppure a demolire le opere in caso di negata concessione. L’esecuzione è sempre fatta a rischio e pericolo del richiedente la concessione.

6. L’autorizzazione provvisoria non si può estendere all’esercizio della derivazione.

7. Detta autorizzazione è soggetta solo alla registrazione ai fini fiscali secondo le modalità previste nell’art. 41, comma 1, lett. a) e b).

Art. 27
Cauzione per l’autorizzazione provvisoria alla esecuzione delle opere

1. Il richiedente l'autorizzazione provvisoria all'inizio dei lavori di costruzione delle opere o di variante alle stesse, ai sensi dell’art. 26 del presente Regolamento e dell’art. 50 del T.U. 1775/1933, dovrà costituire a favore della Regione un deposito cauzionale, nelle forme indicate al successivo comma 2, pari al 10 percento dell'importo dei lavori da eseguire. Tale deposito verrà restituito successivamente al rilascio della concessione, dopo che il Servizio Procedente ha accertato che le opere sono state eseguite nel rispetto delle condizioni e prescrizioni stabilite nell'atto di concessione.

2. Il deposito può essere costituito in uno dei modi previsti dalla legge del 10.06.1982, n. 348.

Art. 28
Diniego della concessione

1. Il diniego della concessione può essere pronunciato in qualunque momento dell’istruttoria, fatto salvo quanto previsto dall’art. 10 bis della l. 241/1990 e s.m.i., sulla base dei seguenti motivi ancorché in tutto o in parte noti all’atto dell’ammissione in istruttoria della domanda:

a) incompatibilità del prelievo richiesto con le previsioni della pianificazione nazionale, regionale e degli enti locali in materia di risorse idriche e gestione dei servizi idrici, nonché con le finalità di salvaguardia degli habitat e della biodiversità;

b) incompatibilità con l’equilibrio del bilancio idrico;

c) incompatibilità delle opere con l’assetto idraulico del corso d’acqua;

d) incompatibilità fra l’emungimento richiesto e le capacità di ricarica dell’acquifero;

e) incompatibilità dell’emungimento con le caratteristiche dell’area di localizzazione;

f) mancato rispetto delle prescrizioni contenute nell’autorizzazione alla perforazione;

g) effettiva possibilità di soddisfare il fabbisogno idrico per l’uso richiesto attraverso contigue reti idriche, civili o industriali o irrigue, destinate all’approvvigionamento per lo stesso uso;

h) mancata previsione di impianti utili a consentire il riciclo, il riuso e il risparmio della risorsa idrica, nei casi in cui la destinazione d’uso della risorsa lo consenta;

i) contrasto con il pubblico generale interesse, motivato ai sensi dell’art. 3 della legge del 07.08.1990, n. 241 e s.m.i, o con i diritti di terzi;

j) mancanza di pareri, nulla-osta, autorizzazioni e quant’altro obbligatorio per il rilascio della concessione e per la esecuzione delle opere ovvero per le imposizioni di vincoli di salvaguardia di cui all’art. 94 del d.lgs. 152/2006.

Art. 29
Disciplinare di concessione

1. Per la domanda prescelta il Servizio Procedente, acquisito il nulla-osta dell’Autorità Concedente di cui all’art. 9, comma 1, lett. b), esauriti gli eventuali adempimenti di legge in materia di comunicazioni e informazioni antimafia, redige il disciplinare secondo lo schema indicato nell’Allegato G - Parte I o II ed invita il richiedente a firmarlo entro un termine che in ogni caso non può eccedere quarantacinque giorni.

2. Entro il termine di cui al comma 1, il richiedente è invitato ad effettuare il versamento:

a) della cauzione, di cui all’art. 35, che può essere incamerata nei casi di decadenza o rinuncia;

b) del contributo idraulico, di cui all’art. 36;

c) delle polizze di cui all’art. 37;

d) di eventuali somme pregresse relative ai canoni di cui all’art. 32 e all’addizionale regionale di cui all’art. 33.

3. La mancata firma del disciplinare, come pure il mancato versamento delle somme richieste, costituiscono causa di rigetto della domanda, fermo restando l’introito del contributo di cui all’art. 36.

4. Il disciplinare è vincolante per il richiedente fin dalla sua sottoscrizione, per l’Autorità Concedente solo dopo l’emissione della determina di concessione.

5. Il disciplinare costituisce parte integrante del provvedimento di concessione, che lo approva, e contiene le condizioni della concessione. In particolare in esso sono indicati:

a) la tipologia della derivazione;

b) il codice identificativo della captazione;

c) la quantità d’acqua da derivare indicando la portata massima e media nonché il volume annuo derivabile e la quota da concedere in via precaria ai sensi dell’art. 25, comma 10;

d) il periodo di esercizio della derivazione e le eventuali limitazioni temporali definite;

e) la differenza del carico idraulico totale tra la presa e la restituzione e, nel caso di derivazione ad uso energetico, i salti utili in base ai quali è stabilita la potenza nominale concessa ed il relativo canone;

f) il modo e le condizioni della raccolta, regolazione, presa, estrazione, adduzione, uso, restituzione integrale o ridotta e scolo dell’acqua;

g) le portate da rilasciare a valle dell’opera di presa per garantire il minimo deflusso vitale nei corsi d’acqua sottesi e la soluzione tecnica adottata per garantire tale rilascio;

h) le modalità per l’installazione e la manutenzione di idonei dispositivi per la regolazione delle portate e la misurazione dei volumi d’acqua derivati, nonché le modalità di trasmissione dei risultati delle misurazioni all’Autorità Concedente secondo le prescrizioni regionali;

i) l’eventuale obbligo di installare piezometri e altre apparecchiature idonee a rilevare il livello di falda e a consentire prelievi di campioni di acqua da parte della pubblica amministrazione, nel caso di derivazioni di acque sotterranee;

j) la superficie cui l’acqua è destinata, nel caso di derivazione a bocca libera per usi agricoli;

k) le garanzie da osservarsi e le norme da imporre al concessionario nell’interesse pubblico, motivato ai sensi dell’art. 3 della legge del 07.08.1990, n. 241 e s.m.i, e dei terzi;

l) l’importo del canone annuo di cui all’art. 32, dell’addizionale regionale di cui all’art. 33, e la sua decorrenza;

m) per le derivazioni ad uso energetico di potenza nominale media annua superiore a 220 kW, l’indicazione dei comuni rivieraschi della derivazione e dei bacini imbriferi montani dove eventualmente incidono le opere di presa, nonché l’importo dei relativi sovracanoni;

n) la durata della concessione, ferma restando la condizione di cui al secondo capoverso dell’art. 31, comma 2;

o) il termine entro il quale il concessionario deve presentare il progetto esecutivo, iniziare ed ultimare i lavori, nonché attuare l’utilizzazione dell’acqua;

p) i singoli periodi di esecuzione dell’opera, la quantità di acqua utilizzabile in ciascun periodo ed il canone corrispondente, quando si tratti di derivazioni di particolare importanza, per le quali il concessionario non impieghi subito tutta l’acqua concessa;

q) fatto salvo il disposto di cui agli artt. 55, 56 e 57, l’obbligo della rimozione delle opere della derivazione e il ripristino dei luoghi al cessare della concessione, secondo quanto disposto all’art. 54;

r) l’elezione di domicilio nel comune in cui insistono le opere della derivazione o l’impianto di utilizzazione dell’acqua, ove richiesta dall’Autorità Concedente;

s) le eventuali prescrizioni in materia di restituzione delle acque che configurano scarichi, così come definiti dal d.lgs. 152/1999 e s.m.i., al fine di garantire il mantenimento o il raggiungimento degli obiettivi di qualità dei corpi idrici.

Art. 30
Ulteriori condizioni della concessione

1. La concessione è comunque soggetta alle seguenti condizioni:

a) esecuzione, a spese del richiedente la concessione, delle variazioni alle opere che, a giudizio insindacabile della pubblica amministrazione, a seguito di circostanze sopravvenute, si rendono necessarie alla salvaguardia dell’ambiente naturale, dell’alveo o bacino, della navigazione, dei canali, delle strade ed altri beni laterali, nonché dei diritti acquisiti dai terzi in tempo anteriore alla concessione;

b) pagamento dei canoni e dell’addizionale regionale secondo le modalità stabilite nel presente Regolamento;

c) agevolazione di tutte le verifiche ed ispezioni che il Servizio Procedente, anche su indicazione dell’Autorità Concedente regionale, ritiene di eseguire nell’interesse pubblico previo avviso ovvero identificazione del soggetto incaricato della rilevazione;

d) assunzione di tutte le spese dipendenti dalla concessione, oltre a quelle indicate espressamente nel disciplinare.

2. La concessione è sempre rilasciata con salvezza dei diritti di terzi e si intende fatta entro i limiti di disponibilità dell’acqua. Il concessionario non può mai invocare la concessione come titolo per chiedere indennizzo all’Ente concedente ed è esclusivamente responsabile di qualsiasi lesione che, in conseguenza di essa, possa essere arrecata ai diritti di terzi.

Art. 31
Durata della concessione

1. Fermo restando quanto disposto da norme speciali, la durata della concessione non può essere superiore ai limiti indicati nell’allegata Tabella I ed è determinata in relazione all'uso della risorsa, alla portata concessa, alla tipologia delle opere di presa, di distribuzione e di restituzione nonché ai criteri stabiliti dall’art. 25.

2. Con direttiva regionale possono essere individuati i parametri in relazione ai quali viene determinata la durata della concessione, anche sulla base delle previsioni del PTA. Per le infrastrutture acquedottistiche, per gli impianti consortili, per gli impianti industriali e per quelli idroelettrici, la durata minima viene determinata anche in rapporto al piano di ammortamento dei costi delle opere da realizzare.

Art. 32
Criteri per la determinazione del canone e sua decorrenza

1. I canoni annui relativi alle concessioni di derivazione, alle licenze annuali di attingimento ed ai prelievi assoggettati a procedura semplificata oppure speciale, costituiscono il corrispettivo per gli usi delle acque prelevate, i cui importi, ivi compresi i minimi in ogni caso dovuti, sono stabiliti dall’art. 93, comma 5, della l.r. 7/2003, così come modificato dall’art. 73, comma 1, della l.r. 6/2005.

2. Il canone per l’utilizzo di risorse qualificate di cui all’art. 25, comma 3, è triplicato ai sensi dell’art. 12 bis, comma 4, del T.U. 1775/33, introdotto con il d.lgs. 275/93 e da ultimo modificato con l’art. 96, comma 3, del d.lgs. 152/06.

3. Le utenze di acqua pubblica sono sottoposte al pagamento di un canone annuo, il cui importo è stabilito dall’art. 73 della l.r. 6/2005 e s.m.i., in relazione all'uso ed al quantitativo di acqua concessa. L'obbligo del pagamento del canone decorre, per le piccole derivazioni, dalla data di rilascio della concessione, per le grandi derivazioni, dalla data di ultimazione dei lavori ovvero dalla data di effettivo inizio dell’utilizzazione. Resta fermo l'obbligo del pagamento dei canoni arretrati nel caso di rilascio di concessioni in sanatoria, concessioni preferenziali e riconoscimenti di antico diritto.

4. Per le piccole derivazioni la prima annualità del canone viene corrisposta anticipatamente entro trenta giorni decorrenti dalla data di ritiro del provvedimento di concessione, ed è pari a un dodicesimo del canone annuo per ciascun mese mancante al 31 dicembre dell’anno in cui è stato emesso l’atto di concessione, mentre le annualità successive sono versate, ai sensi dell’art. 93, comma 2, della l.r. 7/2003 e s.m.i., per anno solare nel periodo compreso tra il 1° gennaio ed il 28 febbraio di ciascun anno

5. Per le grandi derivazioni la prima annualità del canone viene corrisposta anticipatamente alla scadenza della data di ultimazione dei lavori ovvero entro trenta giorni dalla data di effettivo inizio dell’utilizzazione ed è pari a un dodicesimo del canone annuo per ciascun mese mancante al 31 dicembre dell’anno in cui è scaduto il termine utile per l’esecuzione dei lavori ovvero dell’anno dell’effettivo inizio dell’utilizzazione, se anteriore alla scadenza dei lavori, mentre le annualità successive sono versate, ai sensi dell’art. 93, comma 2, della l.r. 7/2003 e s.m.i., per anno solare nel periodo compreso tra il 1° gennaio ed il 28 febbraio di ciascun anno.

6. Fermo restando quanto previsto ai commi 3 e 4, qualora la concessione preveda volumi costanti di prelievo, il canone è determinato sulla base della portata assentita nell'unità di tempo, espressa in 1/s o modulo (100 1/s); viceversa, qualora la concessione prevede volumi variabili di prelievo, il canone viene calcolato sulla base della portata media di prelievo, così come definito dall’art. 4, comma 1, lett. t).

7. Nel caso di uso industriale della risorsa il canone è calcolato in relazione al volume annuo di prelievo, assumendo un modulo pari a 3.000.000 di m3/anno.

8. Nel caso di uso idroelettrico/forza motrice il canone è determinato sulla base della potenza nominale media annua concessa, espressa in chilowatt (kW) secondo le modalità previste in nota all’allegato tecnico Scheda I. Il riutilizzo dell’acqua per la riqualificazione di energia, di cui all’art. 3, comma 1, lett. c), nel caso in cui è previsto nell’atto di concessione, è esente dal canone.

9. Alla concessione di derivazione ad uso promiscuo si applica il canone più elevato ove ricorrono le seguenti condizioni:

a) che si tratti di un solo concessionario ed esercente globale della utilizzazione promiscua e non già che il concessionario risulti dal congiungimento di interessi perfettamente distinti e destinati a separarsi dopo aver ottenuto il decreto di concessione;

b) che si tratti dello stesso volume di acqua utilizzata in serie, in tutto o in parte, per usi diversi;

c) che, qualora ricorrano le condizioni di cui all’art. 10, comma 3, le opere di presa, la condotta e la distribuzione delle acque formino un solo corpo e che le opere di presa per l’uso successivo non siano ubicate dopo la restituzione dell’acqua di scarico della utenza precedente.

10. Il provvedimento con cui l’Autorità Concedente ordina il rilascio della quantità d’acqua concessa in via precaria costituisce modifica all’atto di concessione. In esso stabilisce il nuovo canone da corrispondere in base ai quantitativi di acqua ridefiniti, con decorrenza dalla successiva annualità solare.

Art. 33
Addizionale regionale

1. Ai sensi del comma 5 quinquies dell’art. 93 della l.r. 7/2003 come integrato e modificato dall’art. 73, comma 4, della l.r. 6/2005 è istituita l’addizionale regionale, nella misura del 10% del canone dovuto.

2. L’addizionale è dovuta dal concessionario unitamente al versamento del canone di concessione di cui all’art. 32.

Art. 34
Spese d’istruttoria

1. Il richiedente la concessione, all’atto della presentazione della domanda di derivazione d’acqua ovvero su richiesta del Servizio Procedente, deve versare, ai sensi dell’art. 93, comma 5bis, della l.r. 7/2003 come integrato e modificato dall’art. 73 comma 4, della l.r. 6/2005, quali spese di istruttoria, la somma indicata nella Tabella B, allegata all’art. 73, comma 4, della l.r. 6/2005.

Art. 35
Cauzione

1. Il richiedente deve depositare alla Regione, ai sensi dell’art. 93, comma 5ter, della l.r. 7/2003 come integrato e modificato dall’art. 73, comma 4, della l.r. 6/2005, prima della sottoscrizione del disciplinare, fatto salvo i casi di esenzione, una cauzione pari al canone annuo dovuto e in ogni caso non inferiore alla misura prevista dalla Tabella C, di cui all’art. 73, comma 4, della l.r. 6/2005, per ogni singolo uso.

2. Detta somma viene adeguata in rapporto ai canoni dovuti all’atto del rinnovo della concessione. La cauzione è incamerata dalla Regione nei casi di rinuncia o di dichiarazione di decadenza.

Art. 36
Contributo idraulico

1. Il richiedente di nuove concessioni deve versare, prima della sottoscrizione del disciplinare di cui all’art. 29, in conto entrate della Regione, ai sensi dell’art. 93, comma 5 quater, della l.r. 7/2003 come integrato e modificato dall’art. 73, comma 4, della l.r. 6/2005 una somma stabilita, pari al 10 percento del canone annuo e comunque non inferiore all’importo stabilito per ogni singolo uso ed in proporzione della quantità d’acqua da concedere, come previsto dalla Tabella D, di cui all’art. 73, comma 4, della l.r. 6/2005.

2. Detta somma è dovuta anche per il rinnovo della concessione di cui all’art. 45.

Art. 37
Polizze assicurative per danni di esecuzione, responsabilità civile verso terzi e spese di rimozione delle opere di derivazione di cui all’art. 54

1. Il concessionario della derivazione d’acqua è obbligato, ai sensi del comma 7, dell’art. 93 della l. r. 7/2003 e s.m.i., a stipulare una polizza di assicurazione che copre:

a) i danni subiti dalla Regione Abruzzo a causa del danneggiamento o della distruzione totale o parziale di impianti ed opere pubblici o privati, anche preesistenti, verificatesi nel corso dell’esecuzione dei lavori;

b) il concedente contro la responsabilità civile per danni causati a terzi nel corso dell’esecuzione dei lavori;

c) le spese occorrenti all’esecuzione d’ufficio dei lavori di rimozione delle opere di derivazione e di attraversamenti di corsi d’acqua demaniali, qualora le opere di derivazione non passino al demanio idrico ai sensi degli artt. 55, 56 e 57. La somma assicurata è stabilita nella Determina di concessione secondo gli importi stabiliti dai successivi commi.

2. Il massimale per l’assicurazione contro la responsabilità civile verso terzi è pari al 5 percento del valore dell’opera con un minimo di € 500.000,00, ed un massimo di € 5.000.000,00. La copertura assicurativa per detto titolo decorre dalla data di inizio dei lavori e cessa alla data di emissione del certificato di collaudo delle opere da parte dell’Autorità Concedente o comunque decorsi tre mesi dalla data di avvenuta comunicazione della fine dei lavori qualora non sia intervenuta alcuna comunicazione da parte dell’Autorità medesima.

3. Il massimale per l’assicurazione contro il danneggiamento o la distruzione totale o parziale di impianti ed opere pubblici e privati, di cui al comma 1, compreso tra un minimo di € 100.000,00 ed un massimo di € 1.000.000,00. La copertura assicurativa per detto titolo decorre dalla data di inizio dei lavori e cessa alla data di emissione del certificato di collaudo delle opere da parte dell’Autorità Concedente o comunque decorsi tre mesi dalla data di avvenuta comunicazione della fine dei lavori qualora non sia intervenuta alcuna comunicazione da parte dell’Autorità medesima.

4. Il massimale per l’assicurazione per le spese occorrenti per l’esecuzione d’ufficio dei lavori di rimozione è pari alla stima della spesa occorrente per la demolizione delle opere di derivazione aumentata del 2 percento per ogni anno di durata della concessione e comunque non inferiore ad € 5.000,00. La copertura assicurativa per detto titolo decorre dalla data di inizio dei lavori e cessa dal giorno successivo della data di accertamento, da parte del Servizio Procedente, dell’avvenuta rimozione delle opere di derivazione con ripristino dello stato dei luoghi nelle condizioni quo ante o comunque decorsi tre mesi dalla data di avvenuta comunicazione della rimozione di dette opere.

5. Il concessionario trasmette al Servizio Procedente copia della polizza o delle polizze di cui al presente articolo almeno dieci giorni prima dell’inizio dei lavori.

6. L’omesso o il ritardato pagamento delle somme dovute a titolo di premio da parte del concessionario non comporta l’inefficacia della garanzia.

7. Le polizze assicurative di cui al presente articolo non è dovuta qualora non siano previste opere di derivazione fisse ovvero le stesse siano di lieve entità, nonché per i casi in cui è contemplato il trasferimento delle opere al demanio idrico alla cessazione dell’utenza di cui agli artt. 55 e 57. In tal caso il Servizio Procedente ne fa esplicita menzione nella relazione d’istruttoria.

Art. 38
Rilascio della concessione

1. La concessione è rilasciata, per le grandi derivazioni, con Determina dell’Autorità Concedente Regionale, e, per le piccole derivazioni, con Determina dell’Autorità Concedente provinciale, sulla base dell’Allegato H, in coerenza con le indicazioni contenute nell’art. 25, le previsioni del PTA, se approvato, oppure le norme di salvaguardia, se adottate, il minimo deflusso vitale e le finalità di salvaguardia degli habitat e della biodiversità.

2. La determina di concessione deve essere emessa entro quarantacinque giorni dalla ricezione del disciplinare sottoscritto dalle parti ovvero entro novanta giorni qualora debba essere acquisita la pronuncia di cui all’art. 94, comma 3, della l.r. 7/2003 e s.m.i.

3. La determina di concessione deve indicare termini e modalità per la sua impugnazione.

Art. 39
Concessione di acqua e di beni demaniali

1. Qualora una derivazione di acqua pubblica presupponga l'occupazione di aree di pertinenza idraulica, per la realizzazione delle opere o per l'esercizio della derivazione stessa, fatta eccezione per il canale di carico e l’incile, se l’Autorità Concedente è regionale è adottato un unico provvedimento di concessione per la derivazione di acqua e per l'occupazione dell'area; parimenti se l’Autorità Concedente è provinciale, è adottato un unico provvedimento previa acquisizione dal Servizio Procedente regionale del nulla-osta alla concessione dell’ area di pertinenza idraulica con indicazioni riguardo al canone relativo. L'importo del canone da corrispondere annualmente è relativo sia alla concessione della risorsa idrica che a quella dell’area demaniale.

2. Nel caso in cui la derivazione richiesta riguardi acque superficiali o sotterranee situate in aree sottoposte a vincoli, la concessione viene rilasciata con le modalità di cui al presente Regolamento, previa presentazione, da parte del richiedente, del titolo concessorio dell'area interessata emanato dall'Autorità esercente il vincolo.

3. Il Servizio Procedente, fatte salve le competenze previste dall’art. 19, comma 6 della l.r. 81/1998 e s.m.i., può rilasciare ai Consorzi di Bonifica e di irrigazione la concessione per l'uso di un corso d'acqua naturale quale vettore di acque già concesse o richieste da convogliare nelle reti consortili, a seguito di presentazione della relativa domanda e di versamento del canone di occupazione del demanio idrico o, in alternativa, previa assunzione da parte dei Consorzi medesimi dell'impegno a realizzare i necessari interventi di manutenzione dell'asta fluviale interessata. A tal fine viene redatto e sottoscritto dalle parti un foglio di condizioni. La concessione contiene l'autorizzazione idraulica nonché le prescrizioni relative ai dispositivi e alle modalità di immissione della risorsa nel corso d'acqua pubblico e nelle reti o infrastrutture consortili. Il vettoriamento, qualora sia condizione per l'esercizio della concessione d'acqua, è assentito unitamente alla concessione dell'acqua.

Art. 40
Espropriazione ed imposizione di servitù per l’esercizio della concessione

1. Nel caso in cui l’esercizio della concessione richieda l’espropriazione di beni immobili o di diritti relativi ad immobili per l’esecuzione di opere pubbliche o di pubblica utilità ovvero l’imposizione di servitù, si fa rinvio alle vigenti disposizioni in materia di espropriazione per pubblica utilità.

Art. 41
Registrazione ai fini fiscali, pubblicazioni e notifiche

1. Il Servizio Procedente provvede, acquisito il provvedimento di concessione:

a) alla registrazione fiscale del disciplinare, o dell’autorizzazione provvisoria di cui all’art. 26, presso il competente ufficio finanziario;

b)  alla comunicazione al concessionario dell’avvenuto rilascio del provvedimento con invito al ritiro dello stesso, presso il Servizio Procedente;

c) alla assegnazione del codice identificativo della derivazione;

d) alla pubblicazione per estratto del provvedimento sul B.U.R.A., con le seguenti informazioni:

1) dati identificativi del concessionario;

2) quantità d’acqua concessa;

3) luogo di presa e di eventuale restituzione;

4) uso e durata della concessione;

5) eventuali condizioni intese a tutelare il diritto dei terzi riportati nel disciplinare.

e) alla trasmissione del provvedimento alla Regione Abruzzo, Servizio di cui all’art. 9, comma 3, lett. b), per gli adempimenti relativi al canone e per l’aggiornamento del catasto delle derivazioni idriche.

2. L’estratto del provvedimento e del disciplinare è altresì inserito nel sito Internet della Regione Abruzzo a cura del Servizio Procedente.

3. Per quanto compatibile, la disposizione del comma 1 si applica anche a conclusione dei procedimenti di cui agli artt. 58, 59, 61, 62, 63, 66 e 68.

Art. 42
Esecuzione dei lavori

1. Il concessionario presenta il progetto esecutivo delle opere da realizzare, relative alla concessione, al Servizio Procedente, il quale, riscontrata la regolarità degli atti, previa acquisizione di tutte le autorizzazioni, i nulla-osta, i pareri e quant’altro previsto da leggi e regolamenti per l’esecuzione dei lavori, lo approva per quanto di competenza entro il termine di quarantacinque giorni dall’acquisizione di tutti gli atti sopra citati.

2. Qualora tra le opere della derivazione sia prevista la realizzazione di dighe di ritenuta soggette alle disposizioni del d.p.r. del 01.11.1959, n. 1363 e s.m.i., l’inizio dei lavori è subordinato all’approvazione del progetto da parte dell’autorità competente di cui all’art. 23, comma 2, della l.r. 81/1998 e s.m.i..

3. Il concessionario è tenuto a dare preventiva comunicazione della data di inizio dei lavori al Servizio Procedente, che ne può ordinare la sospensione qualora non siano rispettate le condizioni alle quali è vincolata la concessione.

4. Ultimati i lavori, il concessionario invia al Servizio Procedente, i seguenti atti sottoscritti da tecnici abilitati, in relazione alla tipologia delle opere realizzate:

a) entro trenta giorni, una dichiarazione di conformità delle opere eseguite al progetto approvato, contenente le caratteristiche definitive della derivazione;

b) entro un anno, il certificato di collaudo attestante la regolare funzionalità dei dispositivi di modulazione delle portate derivate e rilasciate.

5. Nel caso di lievi difformità tra le opere realizzate e il progetto approvato non riconducibili a variante sostanziale, l’Autorità Concedente adotta per quanto di competenza un provvedimento di presa d’atto della dichiarazione e delle caratteristiche definitive della derivazione, previo parere del Servizio Procedente.

6. Nei casi di accertata urgenza, il Servizio Procedente, ricevuta la dichiarazione di conformità delle opere eseguite, può autorizzare, su richiesta, l’esercizio della derivazione nelle more della trasmissione del certificato di collaudo di cui al comma 4, lettera b), fatti salvi gli adempimenti di legge per l’invaso delle dighe di ritenuta.

7. Fatto salvo quanto disposto dal comma 6, il concessionario non può far uso della derivazione se non dopo la trasmissione del certificato di collaudo

8. Il Servizio Procedente, acquisiti gli elaborati di cui ai commi 4 e 5, e previa visita di sopralluogo ove ritenuta necessaria, emette il provvedimento di presa d’atto degli elaborati di cui al comma 4, lett. a) e b), ovvero provvede, secondo quanto previsto dal presente Regolamento, qualora riscontri difformità sostanziali tra il progetto approvato e le opere eseguite, ad istruire le varianti secondo le modalità previste all’art. 49. In tal caso, anche se non si fa uso in tutto o in parte dell’acqua concessa, il concessionario è tenuto al pagamento del canone e dell’addizionale regionale con decorrenza stabilita nell’atto concessorio.

Art. 43
Termini per la conclusione del procedimento

1. Il procedimento si conclude con un provvedimento espresso.

2. Il termine per l'emanazione del provvedimento di rilascio ovvero di diniego della concessione, di cui agli artt. 10 e ss., decorre dalla data di ricezione della domanda da parte del Servizio Procedente ed è di mesi diciotto.

3. Il termine per l'emanazione del provvedimento di rilascio ovvero di diniego del rinnovo della concessione, di cui all’art. 45, decorre dalla data di ricezione della domanda da parte del Servizio Procedente ed è di mesi sei.

4. Il termine per l'emanazione del provvedimento di rilascio ovvero di diniego della concessione preferenziale, di cui all’art. 60, decorre dalla data di perfezionamento dell’elenco di cui al comma 4 del medesimo articolo da parte del Servizio Procedente ed è di mesi dodici.

5. Il termine per l'emanazione del provvedimento di rilascio ovvero di diniego del titolo di riconoscimento di antico diritto, di cui all’art. 62, decorre dalla data di ricezione della domanda da parte del Servizio Procedente ed è di mesi dodici.

6. Il termine per l'emanazione del provvedimento di autorizzazione, ovvero di diniego, al riutilizzo di acque provenienti da scarico, di cui all’art. 67, decorre dalla data di ricezione della domanda da parte del Servizio Procedente ed è di mesi dodici.

7. Il termine per l'emanazione del provvedimento di rilascio ovvero di diniego dell’autorizzazione provvisoria per l’esecuzione delle opere, di cui all’art. 26, decorre dalla data di pubblicazione dell’ordinanza di istruttoria sul B.U.R.A. ed è di mesi quattro.

8. Il termine per l’emanazione del provvedimento di rilascio ovvero di diniego dell’autorizzazione di cui agli artt. 22 e 23, decorre dalla data della visita locale d’istruttoria ed è di mesi tre.

9. Il termine per l'emanazione del provvedimento di cambio della titolarità della concessione, di cui all’art. 46, decorre dalla data di ricezione della domanda da parte del Servizio Procedente ed è di mesi tre.

10. Il termine per la conclusione del procedimento può essere prorogato per sopraggiunte esigenze istruttorie per una sola volta e per non più di mesi due, salvo per le procedure di cui all’art. 60 per le quali l’eventuale proroga non può essere superiore a complessivi mesi dodici.

11. Sono fatti salvi i termini previsti, per ciascun procedimento, dagli artt. 58, 59 e 65.

12. Nel termine massimo previsto per la conclusione di ciascun procedimento è riservato all’Autorità Concedente un termine non inferiore a quarantacinque giorni per il rilascio della determina di concessione o autorizzazione.

13. I termini di cui ai commi precedenti sono sospesi:

a) nei casi in cui vengono richiesti le integrazioni di cui all’art. 12 o all’art. 20, ovvero i pareri di cui all’art. 13 o i versamenti per la sottoscrizione del disciplinare;

b) nel periodo compreso tra la data di rilascio dell'autorizzazione per la ricerca delle acque sotterranee e la data di ricezione della relazione di cui all'art. 22, comma 10.

14. I termini di cui ai precedenti commi sono interrotti nei casi di cui all’art. 10 bis della l. 241/1990 e s.m.i.

CAPO III
Valutazione di impatto ambientale

Art. 44
Domande di concessione soggette a valutazione di impatto ambientale e a valutazione di incidenza

1. Le domande di derivazione di acqua pubblica e/o i progetti delle opere di presa e accessorie soggetti alla procedura di valutazione di impatto ambientale o di valutazione di incidenza, ai sensi della Parte II del d.lgs. 152/06, sono procedibili, ai sensi del presente Regolamento, solo a seguito della presentazione della positiva pronuncia sulla valutazione di impatto ambientale da parte della Direzione regionale competente.

2. La richiesta di valutazione di impatto ambientale ovvero quella di incidenza, di cui al comma 1, è avanzata direttamente dal richiedente la concessione, dandone comunicazione al Servizio procedente, allorquando l’Autorità concedente abbia espresso parere favorevole sulla relazione di istruttoria.

3. Il disposto di cui al comma 2 non si applica alle concessioni idroelettriche per le quali si applicano le procedure di cui all’art. 12 del d.lgs. 387/2003.

CAPO IV
Procedimenti connessi alla concessione

Art. 45
Rinnovo della concessione

1. Il rinnovo della concessione è subordinato alla presentazione della relativa domanda prima di sei mesi della scadenza naturale del titolo, da presentarsi con le modalità indicate all'art. 11. Tale disposto non si applica alle grandi derivazioni idroelettriche per le quali si rinvia all’art. 12 del decreto legislativo del 16.03.1999, n. 79 e s.m.i.

2. Le domande di rinnovo non sono soggette a pubblicazione ma sono condizionate ai pareri di cui all’art. 13. Il Servizio Procedente ha facoltà di condizionare l'esercizio della concessione ad ulteriori prescrizioni, attraverso la redazione di un nuovo disciplinare o di un disciplinare aggiuntivo.

3. Nel caso in cui la domanda di rinnovo comporti varianti sostanziali ai sensi dell'art. 49, comma 1, la stessa è soggetta al procedimento di rilascio di nuova concessione di cui agli artt. 10 e ss.

4. Qualora la richiesta di rinnovo comporti varianti non sostanziali alla concessione originaria, alla domanda dovrà essere allegata la documentazione di cui all'Allegato B, Parte II.

5. La concessione non è rinnovata qualora sopravvengano ragioni di pubblico interesse in relazione alla tutela della qualità, quantità e uso della risorsa idrica e, comunque, quando ricorrono i motivi di diniego della concessione di cui all'art. 28.

6. L'importo del deposito cauzionale originariamente versato è adeguato in ragione degli eventuali aggiornamenti del canone e delle eventuali varianti assentite.

7. Qualora non venga rispettato il termine di cui al comma 1, la domanda è assoggettata al procedimento di rilascio di nuova concessione.

8: L'utente che ha presentato domanda di rinnovo può continuare il prelievo sino all'adozione del relativo provvedimento nel rispetto degli obblighi previsti dall’atto di concessione in corso di rinnovo.

9. Il termine di cui al comma 1 non si applica nella fase transitoria di due anni decorrenti dalla data di entrata in vigore del presente Regolamento. In tal caso, la domanda di rinnovo per non essere soggetta alle procedure di cui al comma 7, deve essere presentata entro il termine originario di scadenza della concessione.

10. Le grandi derivazioni per uso potabile, per uso irrigazione e per uso forza motrice, fatto salvo le norme di settore di cui all’art. 12 del d.lgs. 79/1999 e s.m.i., al termine dell’utenza e nei casi di rinuncia o decadenza, sono disciplinate dall’art. 55 e seguenti.

Art. 46
Cambio di titolarità

1. Le utenze non possono essere cedute, né in tutto né in parte, senza il nulla-osta dell’Autorità Concedente e il cessionario non sarà riconosciuto come il titolare dell'utenza, se non quando abbia prodotto l'atto traslativo. Fanno eccezione le utenze d'acqua ad uso irriguo, di cui siano titolari i proprietari dei terreni da irrigare, in caso di trasferimento del fondo.

2. La richiesta di cambio di titolarità della concessione è indirizzata al Servizio Procedente entro sessanta giorni dal verificarsi dell'evento, pena decadenza.

3. L’Autorità concedente, previa istruttoria sulla legittimità della richiesta, adotta il provvedimento di modifica della titolarità della concessione ed assegna un termine per il pagamento del deposito cauzionale, intestato al nuovo concessionario. Tale deposito non va effettuato quando trattasi di cambio di denominazione e di ragione sociale, di fusione, incorporazione, trasformazione di società o conferimento di azienda.

4. Le utenze passano da un titolare all'altro con l'onere dei canoni rimasti eventualmente insoluti.

5. Le società commerciali utenti di derivazioni debbono comunicare al Servizio procedente, entro trenta giorni dall'omologazione, ogni trasformazione o modifica della loro costituzione, a norma degli artt. 2300, 2436, 2470 e 2502 del codice civile.

6. Esperite positivamente le procedure di cui al comma 3, si procede allo svincolo della cauzione prestata dal concessionario originario.

Art. 47
Sottensione

1. La sottensione totale si ha in presenza di una nuova domanda di concessione di acqua per la quale si verificano contestualmente le seguenti condizioni:

a) incompatibilità tecnica con una o più utenze legittimamente concesse, intendendosi per incompatibilità sia la impossibilità di coesistenza fra le opere di presa e/o di restituzione, sia la inconciliabilità di esercizio delle derivazioni in rapporto alla risorsa idrica disponibile;

b) valutazione di maggiore rispondenza della nuova domanda all'interesse pubblico e al miglior sfruttamento della risorsa.

2. La sottensione parziale si ha quando, valutato il rilevante interesse pubblico connesso alla nuova domanda di concessione, nonché la possibilità di coesistenza della nuova concessione con le altre preesistenti, si verifica una delle seguenti condizioni:

a) necessità, per ragioni tecniche od economiche, di avvalersi delle opere di presa di utenze legittimamente concesse per attuare la nuova utenza;

b) possibilità di accordare parte della risorsa idrica spettante ad una preesistente concessione per consentire l'esercizio della nuova utenza.

3. L'opportunità del ricorso alla sottensione, totale o parziale per le utenze legittimamente costituite è accertata dal Servizio Procedente in fase di istruttoria della nuova domanda, sentito il Comitato di cui all’art. 94, comma 3, della l.r. 7/2003 e s.m.i.

4. L'utente sottendente deve garantire a quello sotteso una quantità di acqua o di energia corrispondente a quella utilizzata dallo stesso o corrispondere un indennizzo. Il Servizio Procedente recepisce nel disciplinare l'eventuale accordo concluso dagli interessati in merito alla fornitura di acqua e/o di energia e/o all'ammontare dell'indennizzo. In assenza di tale accordo, la decisione spetta all’Autorità Concedente, sentito il Comitato menzionato al comma 3. Per quanto non contemplato nel presente articolo, si applicano i disposti, ove compatibili, degli artt. 45, 46 e 47 del T.U. 1775/1933 e s.m.i.

5. Il provvedimento di concessione che stabilisce la sottensione totale revoca contestualmente la concessione precedentemente rilasciata all'utente sotteso.

6. Il provvedimento di concessione che stabilisce la sottensione parziale costituisce variante alla concessione precedentemente rilasciata all'utente sotteso.

7. Qualora ricorrono le condizioni di cui alla lett. a) del comma 2, si applicano le disposizioni contenute nell’art. 47 del citato T.U. 1775/1933 e s.m.i.

8. Il provvedimento di rilascio, in tutto o in parte, della quantità di acqua concessa in via precaria non costituisce sottensione e quindi non comporta indennizzo di sorta.

Art. 48
Limitazione o sospensione temporanea dell'esercizio della concessione

1. L'esercizio del prelievo può essere temporaneamente limitato o sospeso per speciali motivi di pubblico interesse, ed in particolare:

a) in caso di grave depauperamento della risorsa idrica, per garantire il minimo deflusso vitale e la tutela dell'ecosistema fluviale;

b) qualora venga accertato un anomalo abbassamento del livello delle falde acquifere;

c) per consentire la realizzazione di interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria del corso d'acqua o la realizzazione di opere di pubblico interesse;

d) nel caso in cui venga accertato da parte delle autorità competenti il venir meno dei requisiti qualitativi dell'acqua in relazione all'uso assentito.

2. Il provvedimento indica, se prevedibile, la durata della sospensione o della limitazione nonché la sanzione amministrativa irrogabile nel caso di mancato rispetto delle prescrizioni in esso contenute. Nel caso in cui non siano individuati i termini di efficacia del provvedimento di limitazione o sospensione, il Servizio Procedente deve procedere, al cessare degli eventi che ne hanno determinato l'adozione, alla sua revoca.

3. Qualora la sospensione non superi il periodo di tre mesi, il concessionario è tenuto al pagamento dell'importo totale del canone, che, invece, è proporzionalmente ridotto per gli ulteriori periodi di sospensione.

Art. 49
Varianti alla concessione

1. Le domande di variante sostanziale alla concessione sono soggette alla disciplina prevista dal presente Regolamento per il rilascio di nuova concessione di cui all’art.10 e ss. Per variante sostanziale si intende ogni modifica alla concessione originaria relativa a:

a) cambio di destinazione dell'uso della risorsa;

b) variazione in aumento del prelievo che eccede il 20 percento della quantità concessa;

c) modifica delle opere o del luogo di presa che rende necessaria una nuova valutazione del contesto ambientale e del rischio idraulico;

d) adeguamenti tecnologici ovvero modifica delle opere e/o degli impianti a servizio delle derivazioni.

2. Le richieste di variante alla concessione relative a riduzione del prelievo o a modifiche non ricomprese tra quelle indicate al comma 1, sono definite varianti non sostanziali e devono comunque essere autorizzate dall’Autorità Concedente.

3. Per le domande di variante non sostanziale, il concessionario presenta apposita richiesta con le modalità previste dall'art. 10, comma 1. Alla domanda sono allegate:

a) attestazione del pagamento delle spese di istruttoria;

b) relazione descrittiva delle modifiche che si intendono apportare e relativi elaborati tecnici.

4. Le domande di variante non sostanziale non sono soggette a pubblicazione né condizionate all'acquisizione di pareri fatto salvo quello previsto dall’art. 13, comma 1, qualora la variante richiesta comporti un aumento della quantità d’acqua concessa.

5. La richiesta di sostituzione di un pozzo regolarmente concesso, non più utilizzabile per cause tecniche e non ripristinabile, può essere assimilata a variante non sostanziale, a condizione che la nuova opera abbia la medesima destinazione d'uso e sia realizzata nelle immediate vicinanze del pozzo preesistente, che dovrà essere obbligatoriamente tombato, secondo le modalità indicate nell’Allegato I.

6. Non costituiscono varianti sostanziali le modifiche apportate in fase di istruttoria alle previsioni di progetto su richiesta degli organi della pubblica amministrazione preposti alla tutela della pubblica incolumità ovvero alla tutela dell’acqua. Qualora le opere di presa subiscano spostamenti ritenuti apprezzabili dal Servizio Procedente, si procederà, con le modalità previste all’art. 14, alla pubblicazione delle varianti apportate. Entro il termine previsto dall’art. 17, possono essere presentate opposizioni od osservazioni. Per detta pubblicazione non si dà luogo alla presentazione di domande concorrenti.

7. Il provvedimento con cui l’Autorità Concedente ordina il rilascio, in tutto o in parte, della quantità d’acqua concessa in via precaria non costituisce variante alla concessione.

Art. 50
Variazioni del regime del corso d’acqua

1. Qualora il regime di un corso d’acqua o di altro bacino di acqua pubblica sia modificato per cause naturali, la Regione non è tenuta ad alcuna indennità verso qualunque utente, salvo la riduzione o la cessazione del canone, a decorrere dalla successiva annualità solare, in caso di diminuita o soppressa utilizzazione dell’acqua.

2. Gli utenti, se le rinnovate condizioni locali lo consentono, sono autorizzati ad eseguire a loro spese, le opere necessarie per ristabilire le derivazioni.

3. Quando il regime di un corso d’acqua o di un bacino di acqua pubblica sia modificato permanentemente per esecuzione di opere rese necessarie da ragioni di pubblico interesse, approvati dalla Regione e realizzati anche attraverso Enti attuatori, l’utente oltre all’eventuale riduzione o cessazione del canone, ha diritto ad un’indennità, qualora non gli sia possibile senza spese eccessive adattare la derivazione al corso d’acqua modificato.

4. L’apprezzamento di tale possibilità è fatto con provvedimento dell’Autorità Concedente regionale, sentito il Comitato, ai sensi dell’art. 94, comma 3, della l.r. 7/2003 e s.m.i.

5. Il Servizio Procedente, nella relazione istruttoria e nello schema di disciplinare di cui, rispettivamente, agli artt. 21 e 29, nell’indicare la durata della concessione, di cui al comma 1, dell’art. 31, tiene conto oltre che delle direttive di cui al citato art. 31, comma 2, anche dei piani di intervento per la riduzione del rischio idraulico di cui al Piano Stralcio Difesa Alluvione P.S.D.A. e di altri piani di intervento settoriali per la sistemazione idraulica.

TITOLO III
ESTINZIONE DELLA CONCESSIONE

Art. 51
Decadenza

1. Sono causa della decadenza del diritto a derivare e ad utilizzare l'acqua pubblica i seguenti fatti, eventi od omissioni:

a) destinazione d'uso diversa da quella concessa;

b) mancato rispetto, grave o reiterato delle condizioni e prescrizioni contenute in disposizioni legislative, regolamentari o nel disciplinare di concessione;

c) mancato pagamento di due annualità del canone, dell’addizionale regionale e dei sovracanoni;

d) decorrenza del termine di cui all'art. 20 senza valida motivazione;

e) cessione di acqua a terzi senza la preventiva autorizzazione dell’Autorità Concedente di cui all’art. 46.

2. Il concessionario decade qualora, diffidato a regolarizzare la propria situazione entro il termine perentorio di trenta giorni, non vi provveda. Nel caso di cui al comma 1, lett. e), la decadenza è immediata.

3. L'obbligo di pagamento del canone cessa al termine dell'annualità contrattuale in corso alla data di emissione del provvedimento di decadenza.

4. Il provvedimento di decadenza contiene la dichiarazione di trasferimento delle opere al demanio idrico, ovvero il termine entro il quale deve essere presentato eventualmente il progetto di ripristino di cui all’art. 54 oltre gli adempimenti di cui agli artt. 35, comma 2, e 37, comma 1, lett. c).

Art. 52
Revoca

1. I provvedimenti di concessione e autorizzazione possono essere revocati in qualunque momento per sopravvenute ragioni di pubblico interesse e, comunque, al verificarsi degli eventi che ne avrebbero determinato il diniego, di cui all’art. 28.

2. L'obbligo di pagamento del canone cessa al termine dell'annualità contrattuale in corso alla data di emissione del provvedimento di revoca.

3. Il provvedimento di revoca contiene la dichiarazione di trasferimento delle opere al demanio idrico, ovvero il termine entro il quale deve essere presentato eventualmente il progetto di ripristino di cui all’art. 54 oltre gli adempimenti di cui agli artt. 35, comma 2, e 37, comma 1, lett. c).

Art. 53
Rinuncia

1. La rinuncia alla concessione deve essere comunicata in forma scritta al Servizio Procedente e deve contenere le seguenti informazioni:

a) i dati identificativi del titolare;

b) gli elementi utili ad individuare la concessione.

2. L'obbligo di pagamento del canone cessa al termine dell'annualità contrattuale in corso alla data di ricezione della comunicazione di rinuncia.

3. Il Servizio Procedente istruisce la domanda di rinuncia ed invita il concessionario a produrre l’eventuale progetto di ripristino di cui all’art. 54, comma 1, relativo alla rimozione delle opere di derivazione, al tombamento del pozzo e all'eventuale ripristino dei luoghi.

4. La determinazione di presa d'atto della rinuncia da parte dell’Autorità Concedente contiene le prescrizioni relative alle modalità ed ai tempi per il ripristino dei luoghi fermo restando quanto previsto agli artt. 35, comma 2, e 37, comma 1, lett. c).

Art. 54
Opere di derivazione alla cessazione dell'utenza

1. Le opere di derivazione, fatto salvo quanto disposto dai successivi artt. 55, 56 e 57, alla cessazione dell'utenza, da qualsiasi causa determinata, devono, di norma, essere rimosse ed i luoghi ripristinati, a cura e a spese del concessionario e secondo le previsioni del progetto di ripristino. Nel caso di derivazione di acque sotterranee mediante pozzi, il progetto di ripristino deve tenere conto delle indicazioni di cui all’Allegato I.

2. Il progetto di ripristino si intende approvato qualora il Servizio Procedente non formuli osservazioni entro sessanta giorni dalla data di ricevimento dello stesso.

3. Il Servizio Procedente può consentire il mantenimento dei pozzi, su richiesta del concessionario, nei seguenti casi:

a) modifica della destinazione d'uso del pozzo a domestico, fatta salva una diversa specifica disciplina stabilita da direttiva regionale per aree con particolari caratteristiche di ricarica, di salvaguardia o soggette a subsidenza o a ingressione salina;

b) qualora sia garantito il non utilizzo del pozzo attraverso la rimozione della pompa di emungimento dell'acqua nonché la chiusura dell'imbocco mediante l'apposizione di tamponi localizzati, controllabili dal Servizio Procedente e per un periodo non superiore a due anni.

4. Non è in ogni caso consentito il mantenimento del pozzo, qualora l'area sia servita da reti idriche civili o industriali o irrigue, fatto salvo quanto previsto al comma 3, lett. a).

5. Qualora il Servizio Procedente non ritenesse opportuno, per ragioni tecniche o di pubblico interesse, obbligare il concessionario alla rimozione delle opere di derivazione realizzate in aree appartenenti al demanio idrico, trasmette il parere motivato al titolare del bene demaniale ai fini della decisione in ordine all'acquisizione al demanio idrico delle opere stesse.

6. Il Servizio Procedente, nel caso in cui il concessionario, obbligato al ripristino dei luoghi, non vi provveda, procede d'ufficio all'esecuzione dei lavori, ponendo a carico del concessionario l'onere delle spese relative ovvero avvalendosi della polizza di cui all’art. 37.

Art. 55
Trasferimento al demanio idrico delle opere di derivazione nelle grandi derivazioni per forza motrice

1. Il trasferimento al demanio idrico delle opere di derivazioni nelle grandi derivazioni per forza motrice è disciplinato dalle disposizioni di cui all’art. 25 del T.U. 1775/1933 e s.m.i.

Art. 56
Controllo dell’efficienza delle opere da trasferire al demanio idrico

1. Il controllo dell’efficienza delle opere da trasferire al demanio idrico è disciplinato dalle disposizioni di cui all’art. 26 del T.U. 1775/1933 e s.m.i.

Art. 57
Trasferimento al demanio idrico delle opere di derivazione ad uso potabile, irriguo o bonifica e nei casi di mancato rinnovo, decadenza, rinuncia o revoca

1. Il trasferimento al demanio idrico delle opere di derivazione, nel caso di mancato rinnovo delle concessioni di derivazione di acqua ad uso potabile, irriguo o bonifica e nei casi di decadenza, rinuncia o revoca è disciplinato dalle disposizioni di cui all’art. 28 del T.U. 1775/1933 e s.m.i.

TITOLO IV
PROCEDURE SEMPLIFICATE

Art. 58
Prelievi assoggettati a procedura semplificata

1. Sono concessi con la procedura di cui al presente articolo i seguenti prelievi di acqua pubblica, purché gli stessi non siano ubicati all'interno di un'area protetta e non rientrino nel campo di applicazione di cui all'art. 1, comma 1, del d.p.r. 20.10.1998, n. 447 e s.m.i.:

a) prelievi di acqua superficiale aventi carattere di provvisorietà, conseguenti a fabbisogno idrico legato a situazioni contingenti, di durata temporale limitata e definita, con portata massima non superiore a 10 1/s;

b) prelievi di acqua superficiale destinati all'uso domestico nonché ad uso irriguo, con portata massima non superiore, rispettivamente, a 2 e a 10 1/s;

c) prelievi di acqua sotterranea destinati a qualsiasi uso diverso dal domestico, con volume di prelievo non superiore a 70.000 m3/anno e profondità della falda intercettata non eccedente 100 metri (m) ovvero prelievi che non intercettano la falda profonda, fatto salvo una diversa specifica disciplina prevista da direttiva regionale per aree con particolari caratteristiche di ricarica, di salvaguardia o aree soggette a subsidenza o a ingressione salina nonché fatte salve le limitazioni di cui all’art. 12 bis del T.U. 1775/1993 e s.m.i.

2. Il richiedente un prelievo d'acqua rientrante nelle tipologie di cui al comma 1, presenta apposita istanza al Servizio Procedente, avente contenuti e modalità di presentazione della domanda di cui all’art. 11.

3. L'istanza di cui al comma 2 deve essere corredata della documentazione indicata nell’Allegato B, Parte V, nonché dell’attestazione dell'avvenuto pagamento delle spese di istruttoria di cui all’art. 34.

4. Per la procedibilità della domanda si applicano le disposizioni di cui all’art. 12.

5. L'istanza, corredata della prescritta documentazione è trasmessa:

a) All’Autorità di Bacino competente, per l'acquisizione del parere ai sensi dell'art. 7, del comma 2, del T.U. 1775/1933 e s.m.i. Per l’acquisizione del parere si applicano le disposizioni dell’art. 13, comma 2.

b) all’Autorità Concedente regionale per il parere di cui all’art. 13, comma 3, lett. b).

Il termine del procedimento è sospeso e ricomincia a decorrere dalla data di acquisizione dei pareri.

6. Decorsi centoventi giorni dal ricevimento dell’istanza di cui al comma 2, senza che il Servizio Procedente si sia espresso negativamente, e qualora non siano intervenuti pareri negativi di cui al precedente comma, il richiedente può esercitare il prelievo fermo restando l’obbligo del pagamento della cauzione, del canone e dell’addizionale regionale con decorrenza dalla data di inizio del prelievo ovvero dalla data di inizio dei lavori per la realizzazione delle opere di captazione o di adduzione.

7. Il Servizio Procedente, verificata la sussistenza dei presupposti e dei requisiti richiesti, redige la relazione istruttoria sulla base dell’Allegato E, Parte III.

8. Conclusa positivamente l’istruttoria, il Servizio Procedente emana il provvedimento autorizzativo, sulla base dell’Allegato L, nel quale sono stabiliti la durata della concessione, che comunque non può essere superiore a cinque anni, nonché il canone da corrispondere per l'utilizzo della risorsa idrica e trasmette al richiedente tale provvedimento che contiene anche gli obblighi e le condizioni cui è vincolata la concessione.

9. Nel termine di cui al comma 5 ed in alternativa a quanto previsto al comma 6, il Servizio Procedente dispone l'assoggettamento della concessione alla procedura ordinaria, di cui al Titolo II , Capo I, Sezione I, nei seguenti casi:

a) qualora non sussistano i presupposti ed i requisiti previsti per la procedura semplificata di cui al comma 1;

b) per ragioni di pubblico interesse, motivato ai sensi dell’art. 3 della legge del 07.08.1990, n. 241 e s.m.i.

Conseguentemente il Servizio Procedente provvede a richiedere la documentazione integrativa per il rilascio della concessione e si applica il termine di cui all’art. 43 per la conclusione del procedimento ordinario che decorre dal ricevimento di tale documentazione.

10. Per il rinnovo delle concessioni di cui al presente articolo, l'utente presenta apposita istanza almeno centoventi giorni prima della scadenza, con le modalità di cui all’art. 11. Il richiedente è esentato dalla presentazione degli elaborati tecnici previsti dal medesimo articolo. Qualora l'utente non rispetti il termine per la presentazione della domanda di rinnovo, la stessa è soggetta alla procedura di cui al comma 2.

11. In caso di mancata pronuncia sulla domanda di rinnovo da parte del Servizio Procedente, entro il termine di scadenza della concessione, la stessa si intende rinnovata alle medesime condizioni di quella originaria.

12. Le domande di variante, anche se non sostanziale, sono soggette alla procedura di cui al comma 2.

13. Le concessioni rilasciate ai sensi del presente articolo sono soggette alle procedure di cui all’art. 41, fatta eccezione degli adempimenti di cui al comma 1, lett. a), dello stesso articolo.

Art. 59
Licenze di attingimento

1. Il Servizio Procedente ha facoltà di rilasciare, previa istanza avente contenuti e modalità di presentazione della domanda di cui all’Allegato B, Parte VI, licenze di attingimento di acqua superficiale esercitato mediante opere di prelievo mobili, purché:

a) il prelievo abbia carattere di provvisorietà, conseguente a fabbisogno idrico legato a situazioni contingenti, e di durata temporale limitata e definita;

b) la portata dell'acqua attinta non sia superiore a 10 l/s e comunque il volume annuo di prelievo non sia superiore a 300.000 m3/anno;

c) non siano intaccati gli argini, né pregiudicate le difese del corso d'acqua;

d) non siano alterate le condizioni del corso d'acqua con pericolo per le utenze esistenti e venga salvaguardato costantemente il minimo deflusso vitale nel corso d'acqua. Alla istanza deve essere allegata la documentazione indicata nel citato Allegato B, Parte VI, e l’attestazione dell'avvenuto pagamento delle spese di istruttoria di cui all’art. 34.

2. La licenza è accordata, salvo rinnovo per non più di cinque volte, per una durata non superiore ad un anno e può essere revocata per motivi di pubblico interesse, motivato ai sensi dell’art. 3 della legge del 07.08.1990, n. 241 e s.m.i.

3. Decorsi novanta giorni dal ricevimento dell’istanza di cui al comma 1, senza che il Servizio Procedente si sia espresso negativamente, il richiedente può esercitare il prelievo fermo restando l’obbligo del pagamento del canone, dell’addizionale regionale, con decorrenza dalla data di inizio del prelievo.

4. Le licenze di attingimento rilasciate ai sensi del presente articolo sono soggette alle procedure di cui all’art. 41, fatta eccezione degli adempimenti di cui alla lett. a) del comma 1 dello stesso articolo.

5. Le nuove licenze di attingimento e quelle in corso alla data di entrata in vigore del presente Regolamento, possono essere assoggettate, su istanza di parte, alle procedure e modalità di cui all’art. 58.

6. Con cadenza biennale, l’Autorità Concedente regionale comunica alle Province la quantità d’acqua massima concedibile, ai sensi del presente articolo e limitatamente alle sole acque superficiali, per ogni corso d’acqua e/o per tratti dello stesso. A tal fine provvede, ai sensi dell’art. 7, comma 2, del T.U. 1775/1933 e s.m.i., e con la modalità di cui al comma 1, dell’art. 13 del Regolamento, a richiedere il parere all’Autorità di Bacino competente.

7. Al fine della determinazione della quantità d’acqua da destinare a tale scopo l’Autorità Concedente regionale predispone, nel rispetto degli atti di programmazione regionale, il programma dei prelievi d’intesa con le Province territorialmente competenti, che viene sottoposto al parere dell’Autorità di Bacino competente ai sensi dell’art. 7, comma 2, del T.U. 1775/1933 e s.m.i.

TITOLO V
DISCIPLINA DEI PROCEDIMENTI SPECIALI

CAPO I
Disciplina dei procedimenti di concessione preferenziale e di riconoscimento delle utilizzazioni di acque che hanno assunto natura pubblica

Art. 60
Procedimento di rilascio della concessione preferenziale di cui all’art. 4 del T.U. 1775/1933

1. La domanda di concessione preferenziale si intende procedibile se pervenuta agli uffici dell’Amministrazione regionale o provinciale, entro il 30.06.2006 e se corredata dalle informazioni minime di cui all’Allegato B, Parte VII, ovvero se dette informazioni sono trasmesse entro il termine di sessanta giorni dalla richiesta del Servizio Procedente.

2. Sono altresì considerate procedibili, come domande di concessione preferenziale, le denunce di esistenza di pozzi di cui all’art. 10 del d.lgs. 275/1993 e s.m.i., pervenute al Servizio Procedente, oppure ad altri uffici dell’Amministrazione regionale o provinciale, entro il medesimo termine di cui al comma 1, qualora siano state munite delle informazioni minime o regolarizzate ai sensi del successivo comma 3, e purché il richiedente si impegni al pagamento dei canoni pregressi di cui al successivo comma 6.

3. Qualora il Servizio Procedente, previa comunicazione del nominativo del responsabile del procedimento, ai sensi dell’art. 5 della l. 241/1990, rilevi la incompletezza della domanda e della documentazione presentata rispetto a quanto previsto nel citato Allegato B, Parte VII, invita il richiedente a regolarizzarla nel termine previsto dal comma 1. Se la domanda oppure la denuncia non viene integrata entro il termine stabilito, il Servizio Procedente dichiara irricevibile la domanda di concessione preferenziale con atto espresso e notificato al richiedente, con il quale viene disposta altresì l’immediata cessazione dell’utenza. Con analogo provvedimento, adottato anche per più istanze o denunce, sono dichiarate improcedibili le domande pervenute fuori la scadenza del termine del 30.06.2006. In tal caso sono applicabili le disposizioni di cui all’art. 24.

4. Il Servizio Procedente, effettuate le verifiche di congruità dei prelievi dichiarati e della portata richiesta rispetto sia all’utilizzo effettivamente esercitato al 10.08.1999, data di entrata in vigore del d.p.r. 238/1999 e s.m.i., che alla destinazione d’uso, predispone un elenco, redatto secondo le modalità di cui all’allegato tecnico Scheda II, delle domande procedibili e contenente le informazioni menzionate nell’Allegato B, distinguendo:

a) utenze da acque sotterranee su base comunale ovvero su base intercomunale qualora l’acquifero interessi più Comuni;

b) utenze da acque superficiali con riferimento al corso d’acqua e/o bacino idrografico.

5. Espletate le attività di cui ai commi 3 e 4, il Servizio Procedente, con un unico provvedimento, autorizza in via provvisoria, sulla base dell’Allegato M, nelle more della definizione della domanda di concessione preferenziale, la continuazione delle derivazioni di acqua comprese nell’elenco di cui al precedente comma 4, nei limiti e secondo le modalità dichiarate dagli istanti e ne dà comunicazione ai medesimi tramite la pubblicazione di detto atto e relativo elenco all’Albo Pretorio dei Comuni interessati. Detta pubblicazione, corredata degli elementi di cui all'art. 8, comma 2, della l. 241/1990 e s.m.i., costituisce altresì comunicazione di avvio del procedimento di rilascio della concessione preferenziale ai sensi e per gli effetti dell'art. 8, comma 3, della medesima legge.

6. Al fine della riscossione dei canoni pregressi provvisori, decorrenti dal 10.08.1999 per tutti gli usi, fatta eccezione per quello irriguo per il quale decorrono dal 01.01.2003, ai sensi dell’art. 93, comma 4, della l.r. 7/2003, il provvedimento di cui al comma 5 è trasmesso al Servizio indicato all’art. 9, comma 3, lett. b), entro trenta giorni dalla sua adozione, sia in forma cartacea che su supporto informatizzato secondo le specifiche tecniche stabilite dall’Autorità Concedente regionale.

7. Il provvedimento di cui al comma 5, comprensivo del relativo elenco, è inviato all'Autorità di Bacino competente per il parere di cui all’art. 7, comma 2, del T.U. 1775/1933 e s.m.i., in ordine alla compatibilità delle utilizzazioni con le previsioni del PTA di cui all’art. 121 del d.lgs. 152/2006 e, in attesa dell’approvazione dello stesso, ai fini del controllo sull’equilibrio del bilancio idrico o idrologico.

8. L’Autorità di Bacino esprime il parere richiesto entro i termini di cui all’art. 13, comma 2, dalla ricezione del provvedimento di cui al comma 5.

9. Il provvedimento di cui al comma 5, comprensivo della documentazione presentata per ciascuna istanza e limitatamente alle sole derivazioni che insistono in aree protette, è inviato al relativo Ente gestore per il parere previsto dall'art. 164, comma 2, del d.lgs. 152/2006 L'Ente gestore dell'area protetta, ricevuto il provvedimento, comunica al Servizio Procedente e a ciascun istante il termine entro il quale il parere deve essere espresso.

10. Contestualmente alla richiesta di pareri di cui ai commi 7 e 9, il Servizio Procedente, mediante ordinanza, redatta sulla base dell’Allegato C, Parte II, dispone la pubblicazione per trenta giorni consecutivi dell'elenco, di cui al comma 4, all'Albo Pretorio dei Comuni nel cui territorio ricadono le opere di presa. Alla scadenza del termine di affissione, i Comuni trasmettono al Servizio Procedente il relativo referto di pubblicazione. Nello stesso periodo di pubblicazione l’elenco, unitamente alla relativa documentazione, è depositato presso lo stesso Servizio Procedente.

11. Entro quindici giorni successivi alla scadenza del termine di pubblicazione all'Albo Pretorio, possono essere presentate al Servizio Procedente, tramite lettera raccomandata o consegna diretta, opposizioni e osservazioni in ordine alle singole istanze di concessione preferenziale.

12. Il Servizio Procedente, dopo la pubblicazione e trascorso il tempo utile per la presentazione di osservazioni ed opposizioni, acquisiti i pareri di cui ai commi 7 e 9, redige la relazione istruttoria, redatta sulla base dell’Allegato E, Parte IV, previa conferenza di servizi indetta nell’ordinanza di istruttoria.

13. Il Servizio Procedente trasmette la relazione istruttoria, unitamente agli atti allegati, in originale e copia, e lo schema del disciplinare, redatto sulla base dell’Allegato G , Parte I o II, alla Autorità Concedente provinciale, per le piccole derivazioni, e all’Autorità Concedente regionale, per le grandi derivazioni, per i successivi adempimenti. Copia della relazione istruttoria e dello schema del disciplinare viene trasmesso altresì al Servizio indicato all’art. 9, comma 3, lett. b) per gli aspetti finanziari.

14. L’Autorità Concedente, esaminati gli atti di istruttoria, in caso favorevole e in mancanza di opposizioni ed osservazioni, restituisce al Servizio Procedente, previa acquisizione della liberatoria da parte del Servizio, di cui all’ultimo capoverso del precedente comma, sulla regolarità del pagamento delle somme pregresse e di quelle dovute alla data di sottoscrizione del disciplinare per l’anno solare in corso ai sensi degli artt. 32, 33, 35 e 36 e, l’originale della domanda, il progetto e lo schema del disciplinare, eventualmente integrato, per la sottoscrizione e la conversione in bollo del medesimo. In caso contrario andrà acquisito preventivamente il parere di cui all’art. 94, comma 3, della l.r. 7/2003 e s.m.i.

15. Il Servizio Procedente emana il disciplinare in doppio originale ed in bollo, ed invita il richiedente a firmarlo alla presenza di due testimoni, aventi i requisiti di legge, le cui firme sono autenticate dal funzionario delegato alla sottoscrizione del disciplinare. Dopo la firma, il disciplinare viene datato e repertoriato.

16. Il Servizio Procedente trasmette un originale e due copie del disciplinare all’Autorità Concedente, unitamente agli attestati dei versamenti relativi a:

a) canoni pregressi di cui al comma 6;

b) addizionale regionale di cui all’art. 33;

c) spese di istruttoria di cui all’art. 34;

d) cauzione di cui all’art. 35;

e) contributo idraulico di cui all’art. 36;

e conservando agli atti l’altro originale del disciplinare in attesa della registrazione da effettuarsi entro venti giorni dalla data di ricezione della determina di concessione al protocollo del Servizio Procedente.

17. L’Autorità Concedente emette la determina di concessione, sulla base dell’Allegato H, e la trasmette al Servizio Procedente.

18. Il Servizio Procedente, acquisito al protocollo l’atto di concessione, provvede agli adempimenti di cui all’art. 41.

19 Il concessionario, entro trenta giorni dalla data di notifica della concessione, trasmette al Servizio Procedente la polizza o le polizze di cui all’art. 37.

20. Per quanto non espressamente contemplato nel presente articolo si rinvia al Titolo II concernente il procedimento di concessione.

Art. 61
Concessione preferenziale di acque sotterranee estratte mediante pozzo

1. Il procedimento di concessione preferenziale di acque sotterranee estratte mediante pozzo è regolato dalle disposizioni di cui all'art. 60, fatto salvo quanto previsto dai successivi commi.

2. A seguito della pubblicazione di cui all’art. 60 comma 11, il Servizio Procedente individua d'ufficio le istanze relative a prelievi da pozzi potenzialmente intercettanti falde profonde.

3. Ove ricorrano le condizioni di cui al comma 2, il Servizio Procedente richiede le integrazioni tecniche, effettua le verifiche e adotta i provvedimenti previsti nell'Allegato I. Riconosciuti conformi o correttamente ricondizionati i pozzi di cui al comma 2, si procede secondo le modalità di cui al citato art. 60.

4. Ferma restando l'applicazione delle sanzioni previste dalla legge, la concessione preferenziale e la regolarizzazione dei pozzi, realizzati in territori soggetti alla tutela della Direzione regionale preposta alle attività minerarie, e sprovvisti di regolare autorizzazione alla ricerca, avviene contestualmente secondo le modalità del presente articolo e, in caso di interferenza, nel rispetto delle utenze regolarmente autorizzate.

Art. 62
Riconoscimento di antico diritto di cui all’art. 3 del T.U. 1775/1933

1. Le istanze di riconoscimento di cui al presente articolo si intendono procedibili se pervenute al Servizio Procedente, oppure ad altri uffici dell’Amministrazione regionale o provinciale, entro il 30/06/2006 e se corredate dalle informazioni minime di cui all’Allegato B, Parte VIII, ovvero se dette informazioni sono trasmesse entro il termine di sessanta giorni dalla richiesta del Servizio Procedente e se munite del titolo legittimo o dei documenti atti a provare l'uso per tutto il trentennio anteriore alla pubblicazione della legge del 10.08.1884, n. 2644.

2. Espletate le attività di cui all'art. 60, commi da 3 a 11, eventualmente disponendo che si omettano le formalità di pubblicazione, nel caso in cui la domanda riguardi una derivazione la cui portata non ecceda i 5 l/s, il Servizio Procedente richiede gli attestati dei versamenti relativi a:

a) canoni pregressi di cui all’art. 60, comma 6;

b) addizionale regionale di cui all’art. 33;

c) spese di istruttoria di cui all’art. 34;

d) cauzione di cui all’art. 35;

e) contributo idraulico di cui all’art. 36.

3. Copia delle ricevute di versamento delle spese di istruttoria e della cauzione devono essere trasmesse al Servizio Procedente, tramite raccomandata o consegna diretta, entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla data di ricevimento della richiesta. In caso di mancato rispetto del termine, il Servizio Procedente rigetta la domanda di riconoscimento di antico diritto con atto espresso notificato al richiedente.

4. Accertato l'avvenuto versamento di cui al comma 2, tenuto conto dei pareri formulati dalla Autorità di Bacino e dall'Ente gestore dell'area protetta, ove richiesto, il Servizio Procedente sottopone all’Autorità Concedente il provvedimento di riconoscimento di antico diritto, redatto sulla base dell’Allegato N, contenente gli elementi essenziali e le modalità di esercizio della derivazione, unitamente alla relazione d’istruttoria, redatta sulla base dell’Allegato E, Parte V.

5. L’Autorità Concedente, emesso l’atto di riconoscimento, lo trasmette al Servizio Procedente che provvede:

a) alla trasmissione del provvedimento al Servizio indicato nell’art. 9, comma 3, lett. b), per la riscossione del canone determinato in via definitiva dall’atto stesso e per l'aggiornamento del Catasto delle utenze idriche;

b) alla comunicazione al concessionario dell'avvenuto rilascio del provvedimento con invito a ritirarne copia presso lo stesso Servizio Procedente;

c) alla pubblicazione per estratto del provvedimento sul B.U.R.A., comprensivo delle eventuali condizioni intese a tutelare il diritto dei terzi e dell'indicazione che dalla data di pubblicazione decorre il termine perentorio di sessanta giorni per l'impugnazione innanzi al Tribunale Regionale delle Acque o al Tribunale Superiore delle Acque secondo le rispettive competenze.

6. In presenza di osservazioni o opposizioni all'istanza di riconoscimento di antico diritto, l'Autorità Concedente, ove non riscontri la lesione di diritti dei terzi, procede secondo le disposizioni di cui al comma 4, motivando il rigetto delle opposizioni e delle osservazioni. Allorquando riscontra la lesione di diritti dei terzi non superabile tramite prescrizioni o limitazioni dell'uso richiesto, l'Autorità medesima, con atto espresso, salvo quanto previsto dall’art. 10 bis della l. 241/1990 e sm.i., rigetta l'istanza, liquida le spese di istruttoria di cui all'art. 34 e notifica il provvedimento al richiedente.

Art. 63
Cessazione dei prelievi e definizione dei canoni demaniali arretrati

1. Il Servizio Procedente contestualmente alla dichiarazione di improcedibilità della domanda, al rigetto della stessa ovvero alla presa d'atto della rinuncia dell'istante alla concessione preferenziale o al riconoscimento di antico diritto, dispone la cessazione del prelievo e l'esecuzione degli adempimenti di cui all'art. 54.

2. Nei provvedimenti di dichiarazione di improcedibilità della domanda, o di rigetto della medesima di cui all'art. 60, comma 3, ovvero di presa d'atto della rinuncia dell'istante alla concessione o al riconoscimento di antico diritto intervenuta prima dell'autorizzazione provvisoria di cui all'art. 60, comma 5, sono altresì definiti i canoni arretrati da versare all'Amministrazione statale per il periodo intercorrente tra il 10.08.1999 e il 31.12.2000, e quelli arretrati da corrispondere alla Regione per il periodo intercorrente dal 01.01.2001 allo spirare dell’annualità in corso alla data di dichiarazione della improcedibilità ovvero della rinuncia, fatto salvo l’applicazione del disposto dell’art. 93, comma 4, della l.r. 7/2003 per le utenze agricole.

CAPO II
Procedimenti di attuazione dell’art. 166, comma 1, e dell’art. 99, comma 2, del d.lgs. 152/2006.

Sezione I - Procedimenti per l’utilizzazione delle acque fluenti nei canali e nei cavi consortili per usi diversi dall’irriguo

Art. 64
Ambito di applicazione

1. La presente sezione disciplina le modalità di esercizio della facoltà attribuita ai Consorzi di bonifica e di irrigazione, di cui all’art. 166, comma 1, del d.lgs. 152/2006, di utilizzare le acque fluenti nei canali e nei cavi consortili per usi diversi da quelli originariamente concessi, a condizione che tali usi comportino la restituzione, nel medesimo sistema dei canali e cavi consortili, di una portata non inferiore all'80 percento delle acque derivate e che la qualità e la quantità della risorsa restituita sia compatibile con le successive utilizzazioni. A tal fine l’Autorità di Bacino, di concerto con la Regione, può modificare tale limite.

2. Possono essere autorizzati all'esercizio della facoltà di cui al comma 1, tutti i Consorzi di bonifica e di irrigazione regolarmente costituiti, titolari della concessione o del riconoscimento di antico diritto o della concessione preferenziale, formalmente rilasciati dall'Autorità competente, a derivare la risorsa di cui si richiede l'uso alternativo.

Art. 65
Procedimento di rilascio dell'autorizzazione per l’utilizzazione delle acque fluenti nei canali e nei cavi consortili per usi diversi dall’irriguo

1. La domanda di autorizzazione, di cui all’art. 64, comma 1, munita dell’attestato di pagamento delle spese di istruttoria, è presentata al Servizio Procedente nella cui circoscrizione è ubicata l'opera di presa relativa alla concessione di derivazione d’acqua originaria e deve contenere, oltre le informazioni di cui all’Allegato B, Parte I, gli ulteriori seguenti elementi:

a) dati costitutivi del Consorzio;

b) indicazione degli estremi catastali dei punti di prelievo;

c) estremi del titolo di concessione che legittima la derivazione d'acqua ad uso irriguo o di bonifica;

d) destinatari dell’approvvigionamento.

2. La domanda si intende ricevibile se corredata dal progetto per l'installazione dei dispositivi di misurazione delle portate e dei volumi derivati e di quelli restituiti.

3. Ai fini della ricevibilità della domanda si applicano le disposizioni, ove compatibili, di cui all’art. 12.

4. Il Servizio Procedente verifica, in sede istruttoria, il possesso dei requisiti soggettivi da parte del Consorzio e la corrispondenza della utilizzazione alle condizioni di cui all'art. 64, comma 1, ed acquisisce i pareri previsti all'art. 13, commi 1 e 3. Per l’acquisizione dei pareri si applicano le disposizioni previste dal succitato articolo; in tale caso il termine del procedimento, di cui al comma 5, è sospeso e ricomincia a decorrere dalla data di acquisizione dei pareri.

5. Il termine per la conclusione del procedimento è fissato in novanta giorni dalla data di ricevimento della domanda. Qualora, entro il detto termine, il Servizio Procedente non adotti il provvedimento di autorizzazione o di diniego ovvero non richieda integrazioni documentali, l'utilizzazione richiesta s'intende assentita qualora non sia intervenuto il diniego da parte dell’Autorità di Bacino o dell’Ente preposto alla gestione delle aree protette. In tal caso resta l'obbligo del pagamento del canone per l'uso richiesto, secondo quanto previsto dall’art. 32 e dell’acquisizione delle autorizzazioni e dei nulla-osta per l’esecuzione delle opere.

6. L'autorizzazione rilasciata ai sensi della presente Sezione ha durata non superiore a quella della concessione originaria, di cui non costituisce variante sostanziale ai sensi dell'art. 49.

7. L’autorizzazione è soggetta al pagamento del canone di cui all’art. 32, dell’addizionale regionale di cui all’art. 33, delle spese d’istruttoria di cui all’art. 34, della cauzione di cui all’art. 35 e della prestazione delle polizze di cui all’art. 37.

8. Il canone e l’addizionale relativi all’autorizzazione devono essere corrisposti unitamente ai proventi della concessione originaria.

9. Le autorizzazioni rilasciate ai sensi del presente articolo sono soggette alle procedure di cui all’art. 41, fatta eccezione per gli adempimenti di cui al comma 1, lett. a), dello stesso articolo.

Sezione II - Procedimenti per l’utilizzazione delle acque reflue depurate

Art. 66
Ambito di applicazione

1. La presente sezione disciplina le modalità di autorizzazione per l’utilizzazione delle acque reflue depurate, fatto salvo il rispetto delle norme tecniche di attuazione di cui al d.m. 12.06.2003, n. 185 e delle norme attuative emanate a tal fine dalla Regione ai sensi dell’art. 99, comma 2, del d.lgs. 152/2006.

Art. 67
Procedimento di rilascio dell'autorizzazione per l’utilizzazione delle acque reflue depurate

1. La domanda di autorizzazione di cui all’art. 66 è presentata al Servizio Procedente nella cui circoscrizione è ubicata l'opera di presa relativa all’impianto di depurazione o di scarico, e deve contenere, oltre alle informazioni di cui all’Allegato B, Parte I.A, l’indicazione dell’ubicazione dell’impianto di depurazione ovvero del corpo idrico interessato dallo scarico originario e degli estremi catastali del punto di prelievo;

2. La domanda si intende ricevibile se corredata dai seguenti allegati:

a) progetto definitivo delle opere da realizzare e relativa documentazione tecnica di cui al d.m. 185/2003 e alle norme adottate dalla Regione ai sensi dell’art. 99, comma 2, del d.lgs. 152/2006;

b) progetto per l'installazione dei dispositivi di misurazione delle portate e dei volumi derivati e di quelli restituiti.

3. Al procedimento si applicano le norme di cui all’art. 12, all’art. 13, ad eccezione del comma 4, e agli artt. da 14 a 21.

4. L'autorizzazione rilasciata ai sensi della presente sezione ha durata non superiore a quella della concessione originaria dal cui scarico vengono prelevate le acque e di cui non costituisce variante sostanziale. La concessione originaria può essere subordinata ad ulteriori condizioni e prescrizioni stabilite dall’Autorità Concedente nel rispetto dei diritti precedentemente acquisiti.

5. L’autorizzazione è esente dal pagamento del canone, dell’addizionale regionale, delle spese di istruttoria, della cauzione, del contributo idraulico, mentre è subordinata alla prestazione delle polizze di cui all’art. 37.

6. Le autorizzazioni rilasciate ai sensi del presente articolo sono soggette alle procedure di cui all’art. 41, fatta eccezione per gli adempimenti di cui al comma 1, lett. a), dello stesso articolo.

TITOLO VI
NORME SPECIALI, TRANSITORIE E FINALI

CAPO I
Norme speciali

Art. 68
Norme speciali

1. L'acqua pubblica destinata al consumo umano, erogata a terzi mediante il servizio idrico integrato di cui all’art. 147 del d.lgs. 152/2006 e alla l.r. 2/1997, è concessa all'Ente di ambito competente per territorio, se costituito, ovvero al Comune nel cui territorio è ubicata l'opera di presa, il quale è il referente di tutti i Comuni che beneficiano dell'approvvigionamento della risorsa derivata.

2. L'acqua pubblica ad uso irriguo che alimenta le reti consortili è concessa ai Consorzi di Bonifica e di irrigazione. L'utente che preleva l'acqua per uso irriguo da tali reti non è tenuto a presentare domanda di concessione al Servizio Procedente, ma si rapporta direttamente al Consorzio gestore. L'utente, qualora la derivazione comporti opere di prelievo fisse, di cui all’art. 96 del Testo Unico del 25.07.1904, n. 523 e s.m.i., deve acquisire l’autorizzazione per l'opera di presa rilasciata dal Servizio Procedente mentre nel caso di opere mobili deve darne comunicazione al Servizio medesimo che può dettare eventuali prescrizioni nel termine di trenta giorni.

3. La Regione può individuare, mediante apposita cartografia, reticoli idrografici composti da corpi idrici naturali e artificiali con particolari caratteristiche del regime di alimentazione e dei deflussi e con interrelazioni fra alvei e canali artificiali, per i quali è rilasciata al Consorzio di bonifica e di irrigazione competente territorialmente una unica concessione di acqua per uso irriguo, al fine di assicurare la più razionale utilizzazione della risorsa idrica. Il Consorzio si rapporta direttamente con gli utenti che derivano dal corso d'acqua naturale ai sensi del comma 2, e può avvalersi della facoltà di destinare la risorsa idrica concessa agli usi previsti dall'art. 166 della d.lgs. 152/2006, così come disciplinato dagli artt. 64 e 65 del presente Regolamento.

Art. 69
Derivazioni interprovinciali

1. Le piccole derivazioni, così come definite dall’art. 8, le cui opere di adduzione e restituzione travalicano il confine di Provincia sono rilasciate dalla Provincia nel cui territorio ricade l’opera di captazione.

2. Nel caso di derivazione da corso d’acqua che costituisce confine provinciale, la concessione è rilasciata dalla Provincia nel cui territorio ricadono le opere di captazione e distribuzione, d’intesa con la Provincia confinante.

3. Per il raggiungimento dell’intesa di cui al comma 2, è convocata la conferenza di servizi di cui all’art. 14 della l. 241/1990 e s.m.i.

4. Nel caso di mancata stipula dell’intesa nel termine di novanta giorni, decorrente dalla data di acquisizione agli atti di Ufficio della domanda, la stessa è rimessa all’Autorità Concedente regionale.

Art. 70
Revisione delle concessioni

1. Tutte le utenze in atto ai sensi e per gli effetti dell’art. 95 del d.lgs. 152/2006 e della legge regionale 12.05.2006, n. 12, devono essere censite, in relazione al corpo idrico superficiale o sotterraneo di approvvigionamento, entro i termini prescritti dalle suddette norme.

2. Entro i termini prescritti dall’art. 95, comma 5, del d.lgs. 152/2006, il Servizio Procedente procede alla verifica delle concessioni in atto ai fini della revisione da parte dell’Autorità Concedente che, su indicazione dell’Autorità di Bacino, provvede, ove necessario, alla riduzione temporale o quantitativa dei prelievi e prescrive i rilasci di acqua volti a garantire il minimo deflusso vitale nei corpi idrici nonché il rispetto delle priorità d’uso di cui all’art. 144 del d.lgs. 152/2006. Tali limitazioni e/o prescrizioni non danno luogo ad indennizzo da parte della pubblica Amministrazione, ma ad una eventuale riduzione del canone annuo di concessione ai sensi dell'art. 95, comma 5 del d.lgs. 152/2006, fatto salvo quanto previsto dall’art. 94, comma 2, della l.r. 7/2003 e s.m.i.

Art. 71
Vigilanza e sanzioni amministrative

1. Le attività connesse con l'accertamento e la contestazione delle violazioni in materia di polizia delle acque nonché la determinazione e l'applicazione delle relative sanzioni amministrative pecuniarie sono disciplinate dalla legge regionale del 23.03.1983, n. 12 e s.m.i.

2. Le violazioni alle disposizioni in materia di acque pubbliche di cui all'art. 219 del T.U. 1775/1933 e s.m.i., nonché le violazioni agli obblighi ed alle prescrizioni stabilite dal disciplinare di concessione, dalla licenza di attingimento, dall'autorizzazione alla ricerca di acque sotterranee e dai provvedimenti speciali per l’utilizzazione dell’acqua, sono punite con la sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una somma da € 200,00 a € 5.000,00 ai sensi del comma 5 sexies dell’art. 93 della l.r. 7/2003 come integrato e modificato dal comma 4 dell’art. 73 della l.r. 6/2005. Rimane ferma la facoltà dell’Autorità Concedente di dichiarare la decadenza e di revocare il diritto di derivare ed utilizzare l'acqua pubblica ai sensi degli artt. 51 e 52.

3. L'inosservanza delle disposizioni del presente Regolamento, riconducibile all'utilizzo abusivo, in tutto o in parte, di acqua pubblica comporta l'applicazione delle sanzioni amministrative previste dall'art. 17 del T.U. 1775/1933, così come sostituito dall’art. 96 del d.lgs. 152/2006.

4. Al fine della quantificazione della sanzione amministrativa di cui al comma 3, la Giunta Regionale, su proposta della Direzione Regionale preposta alla gestione e tutela della risorsa acqua, stabilisce, con provvedimento di carattere generale, gli indirizzi per la determinazione della sanzione ai sensi dell’art. 18 della l. 689/1981. Parimenti stabilisce le tipologie delle violazioni e gli indirizzi per l’applicazione della sanzione per i casi di particolare tenuità di cui all’art. 17 del T.U. 1775/1933 e s.m.i.

5. I rapporti relativi alle violazioni di cui ai commi 1 e 3 devono essere rimessi al Servizio di cui all’art. 9, comma 3, lett. b), per gli adempimenti previsti dall’art. 18 e seguenti della l. 689/1981 e per l’applicazione delle sanzioni di cui al comma 3.

6. Il Servizio di cui al precedente comma, nel caso di alterazione dello stato dei luoghi che pregiudica il regime idraulico del corso d'acqua o il regime delle acque sotterranee, può disporre la riduzione in pristino, fissando i modi ed i tempi dell'esecuzione dei lavori. In caso di inosservanza da parte del soggetto obbligato, si provvede all'esecuzione d'ufficio, con recupero delle spese a carico del trasgressore, secondo le modalità e per gli effetti stabiliti dal R.D. del 14.04.1910, n. 639, e s.m.i. sulla riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato.

7. Per quanto non specificatamente previsto nei precedenti commi, si fa rinvio al comma 5 sexies dell’art. 93 della l.r. 7/2003 come integrato e modificato dal comma 4 dell’art. 73 della l.r. 6/2005.

CAPO II
Norme transitorie e finali

Art. 72
Norme generali sui procedimenti pendenti

1. I procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del presente Regolamento si concludono, fatti salvi gli adempimenti istruttori già effettuati e riconducendo, con le necessarie integrazioni, le singole fattispecie alle diverse procedure individuate al Titolo II, al Titolo IV ed al Titolo V. Il responsabile del procedimento, acquisisce i pareri di cui all’art. 13 mediante Conferenza di servizi di cui all’art. 14 della l. 241/1990 e s.m.i.

2. Per tutti i procedimenti per i quali il disciplinare di concessione sia già stato sottoscritto dall'utente si considera concluso l'iter istruttorio e si procede all'adozione del provvedimento finale.

3. Per le domande di concessione rientranti nelle tipologie previste dall'art. 58, il termine di centoventi giorni, di cui al comma 6 dello stesso articolo, decorre dalla data di entrata in vigore del presente Regolamento. Qualora sia necessaria un'integrazione documentale il termine decorre dalla ricezione dei documenti richiesti.

4. Alle domande di proroga della concessione presentate ai sensi dell'art. 12, commi 7 e 8, del d.lgs. 79/1999 e s.m.i., e alle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche rilasciate all’ENEL per le quali le scadenze sono state fissate al 31.03.2029 ai sensi del comma 6 del medesimo articolo, si applicano le disposizioni previste dall'art. 45.

Art. 73
Procedimenti pendenti e norme transitorie sulle licenze di attingimento

1. I procedimenti relativi alle domande di licenza di attingimento, già presentate alla data di entrata in vigore del presente Regolamento, sono perfezionati a norma dell'art. 56 del T.U 1775/1933 e s.m.i., qualora non sia stato superato il limite quinquennale di rinnovo previsto dall'art. 9 del d.lgs. 275/1993 e s.m.i.

2. Sino alla comunicazione di cui all’art. 59, comma 6, continuano ad applicarsi le attuali procedure che garantiscono a valle della presa il deflusso dell’acqua.

Art. 74
Procedimenti pendenti sulle autorizzazioni alla ricerca di acque sotterranee

1. I titolari di autorizzazione alla ricerca, anche se rilasciata prima del 10 agosto 1999, qualora entro tale data non sia iniziato il prelievo, devono presentare, con le modalità previste dall'art. 10, domanda di concessione, che viene istruita secondo le procedure di cui al Titolo II del presente Regolamento, con esclusione della fase relativa al rilascio dell'autorizzazione alla perforazione.

2. Per le domande di autorizzazione alla ricerca, in corso di istruttoria alla data di entrata in vigore del presente Regolamento, gli interessati devono presentare domanda di concessione ai sensi dell'art. 10. L'istruttoria rimane sospesa sino alla presentazione della domanda di concessione ed il procedimento si conclude ai sensi del presente Regolamento facendo salvi gli adempimenti già effettuati che risultano ad esso conformi.

Art. 75
Norme statali e regionali disapplicate

1. Dalla data di entrata in vigore del presente Regolamento, ai sensi del comma 7 dell'art. 94 della l.r. 7/2003, non trovano applicazione nell'ordinamento regionale le norme statali e regionali regolatrici dei procedimenti di concessione di derivazione di acque pubbliche con esso incompatibili, in particolare:

a) il Regio Decreto 14.08.1020, n. 1285,

b) il decreto Ministeriale 16.12.1923;

c) Regio Decreto 11.12.1933, n. 1775, limitatamente agli articoli nn. 5, 7 con esclusione del 2° comma, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 15, 22, 30, 35, 36, 37, 38, 48, 49 fatta eccezione per i commi 3 e 4, 56, 95, 101, 103, 104.

2. Per quanto non espressamente disciplinato nel presente Regolamento, si applica la vigente normativa di settore statale e regionale.

3. Restano ferme le ulteriori discipline di settore, in particolare quelle in materia di tutela dall'inquinamento, potabilità, vincolo paesaggistico, idrogeologico e di destinazione urbanistica, prevenzione degli infortuni, procedimento amministrativo, nonché le disposizioni in materia di dichiarazione di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità dei lavori ed espropriazione e le disposizioni in materia di comunicazioni e informazioni antimafia.

Art. 76
Aggiornamento allegati e predisposizione modulistica

1. La Giunta Regionale, con uno o più provvedimenti, su proposta della Direzione Regionale preposta alla gestione e tutela della risorsa acqua, è demandata all’aggiornamento degli allegati al presente Regolamento al fine di adeguarli alle norme intervenute dopo la sua approvazione ovvero qualora se ne riconosca la necessità.

2. Prima dell’entrata in vigore del presente Regolamento, la Direzione Regionale preposta alla gestione e tutela della risorsa acqua, è demandata alla compilazione della modulistica per ogni fasi di ogni procedimento di cui al presente Regolamento.

3. Gli atti emanati a termine dei commi precedenti sono pubblicati sul B.U.R.A.

Art. 77
Entrata in vigore

1. Il presente Regolamento è emanato dal Presidente della Giunta Regionale ai sensi dell’art. 39 dello Statuto ed entra in vigore il centottantesimo giorno successivo alla pubblicazione sul B.U.R.A.

 

Allegati

([2])



([1]) Pubblicato nel BURA 5 settembre 2007, n. 5 Straordinario.

([2]) Per la consultazione degli allegati si rimanda al BURA 5 settembre 2007, n. 5 Straordinario. Si veda, anche, la D.G.R. 10.10.2012, n. 852 (Direttive per la semplificazione delle procedure per il rilascio delle concessioni in sanatoria a derivare acqua ad uso potabile ai sensi dell’art. 8 della legge regionale 30.08.2011 n. 25) pubblicata nel BURA 16 gennaio 2013, n. 2.